AGENDA DIGITALE

Galdi: “Comuni in campo per il catasto delle reti”

La responsabile innovazione Anci: “Cabina di regia, sede giusta per definire le modalità”

Pubblicato il 19 Giu 2012

I Comuni avranno presto l’opportunità che cercavano per giocare un ruolo di primo piano nell’infrastrutturazione del Paese: “A giugno parteciperemo, per la prima volta, a una riunione della Cabina di regia per l’Agenda Digitale”, dice Antonella Galdi, responsabile innovazione per Anci (Associazione nazionale comuni italiani).
Cominciamo dal catasto delle infrastrutture. Che cosa fa e potrebbe fare Anci per favorire la trasparenza e la condivisione delle reti?
Vogliamo spingere verso la costituzione di un catasto delle infrastrutture di livello comunale. Insomma una mappa delle infrastrutture di rete che insistono sul territorio di una città. Consentirebbe al Comune di esercitare al meglio le sue prerogative nel facilitare la realizzazione delle reti. In Italia abbiamo già alcune sperimentazioni portate avanti da amministrazioni comunali che possono essere prese a modello e replicate.
Più nel dettaglio, come intendete arrivare a quest’obiettivo? Come integrare i diversi ruoli dei Comuni, delle Regioni, degli operatori?
Diciamo che per ora c’è un obiettivo condiviso da tutti questi soggetti: arrivare a un catasto delle infrastrutture unico. Il come farlo è da vedere e la sede giusta è appunto la Cabina di regia. Secondo noi la via più facile è coinvolgere insieme Comuni e operatori. Cosa che finora è avvenuta solo di rado, anche a livello locale. Detto questo, deve essere chiaro a tutti che realizzare un catasto costituisce un onere non indifferente in termini di raccolta, normalizzazione e georeferenziazione dei dati. La nostra proposta è quella di procedere per gradi, raggiungendo il massimo livello di granularità dell’informazione laddove sono previsti grandi investimenti per la realizzazione di un’infrastruttura, parte dei quali può essere destinata a realizzare un catasto completo che consentirebbe di generare grossi risparmi in primis agli operatori.
Altro nodo da sciogliere: cosa stanno facendo i Comuni e che cosa potrebbero fare per favorire gli scavi degli operatori?
Su questo aspetto l’Anci si sta muovendo da tempo: nel 2010 abbiamo firmato protocolli d’intesa con il ministero dello Sviluppo economico prima e con i principali operatori. Abbiamo sensibilizzato le amministrazioni alle novità normative relative agli scavi per la posa della fibra. Abbiamo diffuso la conoscenza delle tecniche poco invasive quali minitrincea, no-dig. Non possiamo nascondere il fatto che esistano ancora dei problemi di adeguamento e difformità nell’applicazione della norma a livello nazionale. Problemi dovuti qualche volta anche a criticità nella relazione con gli operatori. Sia in termini di coordinamento fra soggetti diversi sia in termini di riconoscimento al Comune degli oneri di ristoro.
Gli operatori e associazioni di settore come Asstel notano che alcuni Comuni impongono scavi tradizionali, rifiutando le mini trincee senza fondate ragioni. O magari solo per farsi poi riasfaltare l’asfalto. Non crede che quest’atteggiamento sia anti innovativo?
Siamo a conoscenza di questi problemi. L’Anci non ha ovviamente capacità e volontà impositive, e per questo stiamo lavorando sulla parte di facilitazione con iniziative mirate. Ad esempio, Anci Lombardia ha definito linee guida a beneficio dei Comuni affinché adottino regolamenti legati a modalità di scavo più moderne. Vediamola però anche dal lato dei Comuni. Se è vero che alcuni fanno scelte poco corrette, è anche vero che gli operatori da parte loro sono poco trasparenti sui cablaggi che intendono fare e che hanno fatto. Credo che dovrebbe stabilirsi un rapporto virtuoso tra operatori e Comuni, anche in virtù della necessità sempre più evidente di formalizzare partenariati pubblico-privati su iniziative specifiche. Speriamo che possa nascere in occasione dell’Agenda Digitale.

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