L'INTERVISTA

Gara 5G, Lasagna: “Lotti da 20 MHz per dare spazio a tutti. Riserva per new entrant. E frequenze in wholesale”

Questa la ricetta del Technology Officer di Fastweb. L’azienda interessata a partecipare all’asta. Riflettori puntati anche sull’elettrosmog: “Soglie delle emissioni non in linea con le esigenze di copertura”

Pubblicato il 12 Apr 2018

Roma #5G © Francesco Vignali / Variego
Dare spazio a un numero elevato di operatori, sin da subito. Prevedere una modalità di “unbundling” delle reti in modo da consentire la “replicabilità” delle offerte e la messa a punto di piani iper-personalizzati. E last but not least rivedere i limiti delle emissioni elettromagnetiche. Sono queste le tre leve su cui fare forza per consentire all’Italia di spingere l’acceleratore sul 5G e posizionarsi come Paese leader non solo in Europa, ma nel mondo. Ne è convinto Andrea Lasagna, da febbraio Technology officer di Fastweb. L’appuntamento numero uno sarà la gara per l’aggiudicazione delle frequenze, che secondo roadmap si terrà entro l’anno. Agcom ha già avviato la consultazione per ascoltare il parere degli operatori e consentire al Mise di predisporre il disciplinare di gara entro giugno per poi avviare la gara a settembre.
Lasagna, cosa ne pensa dell’impostazione di gara che si va delineando?
Ci sembra che Agcom abbia chiara la necessità di aprire il mercato a nuovi entranti. Condividiamo la metodologia di spacchettizzazione delle tre bande frequenziali e le modalità per l’assegnazione delle risorse, ma allo stesso tempo riteniamo che siano necessarie altri meccanismi inclusa la possibilità per soggetti non aggiudicatari delle frequenze di accedere alla rete, in modalità wholesale.
Dunque il tiro va aggiustato? Cosa chiedete in dettaglio?
Al momento sono previste risorse riservate per i new entrant  –  cioè alternativi a Tim, Vodafone e Wind Tre – solo relativamente alle frequenze sulle bande 700 MHz e 26 GHz. Ma siamo dell’idea che bisogna estendere questa possibilità anche per le bande 3,6 e 3,8 GHZ.
Perché?
Perché il 3,6-3,8Ghz è il candidato ideale, perché ha caratteristiche di ampiezza di banda ottime e copertura adeguata e avrà disponibilità di prodotti già nel 2018-2019. In questo modo si darebbe la possibilità di far partire subito i servizi 5G. La banda 700 MHz dovrà essere liberata dai broadcaster, ma ci vorranno almeno quattro anni, dunque la questione è di là da venire. Fastweb sarebbe molto interessata a partecipare in qualità di new entrant e a lanciare applicazioni e servizi subito, anche in considerazione dei test e delle sperimentazioni avviati nell’ambito del progetto 5G del Mise e non solo. Il 26Ghz dal canto suo è uno spettro interessante considerando la larghezza di banda ma è adatto ad applicazioni molto verticali per le caratteristiche di propagazione del segnale.
In concreto cosa si potrebbe fare?
Si potrebbero prevedere, per la banda 3,6-3,8Ghz, blocchi da 20 Mhz (in UK l’asta del medesimo spettro prevedeva blocchi da 5Mhz) e quindi ridividere quelli da 100 Mhz su cui è invece orientata l’Agcom. Dando quindi la possibilità a molti più soggetti di partecipare alla gara e di aggiudicarsi singoli lotti.
E riguardo all’accesso wholesale?
Anche questo è un punto importante: per garantire la copertura di rete 5G si richiedono asset consistenti, in termini di frequenze e di siti. Saranno necessarie decine di migliaia di small cell nelle città. Ecco perché sia da un punto di vista degli investimenti sia delle tempistiche sarà sempre più necessario poter lavorare in ambiente condiviso. E soprattutto è auspicabile che chi si aggiudichi le frequenze le possa rendere disponibili in modalità wholesale – come accade sul fisso – a chi sia intenzionato a lanciare servizi e offerte magari destinati a specifiche tipologie di utenti o in ambienti limitati come ad esempio aree industriali e campus. In questo modo sarà possibile garantire la competizione sul 5G estendendo il mercato anche ad una pluralità di soggetti che, usufruendo di funzionalità di slicing nativa della rete 5G, saranno il motore per l’innovazione del paese.
Con le sperimentazioni Mise a che punto siete?
In questo momento stiamo lavorando con Tim e con Huawei sul progetto Bari-Matera che prevede un investimento congiunto di 60 milioni di euro in quattro anni. Abbiamo già acceso il primo sito 5G a Matera ed entro giugno lanceremo i primi servizi. E poi procederemo step by step: il progetto prevede infatti una copertura del 75% della popolazione delle due città entro quest’anno e il completamento nel 2019.
Di che tipo di servizi si tratta?
Industry 4.0, Sanità, safety e turismo sono i primi tre ambiti su cui sta lavorando il consorzio 5G. Turismo e safety a Matera mentre per quel che riguarda la sanità siamo già operativi in un progetto che vede protagonista l’Istituto dei tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. In una prima fase testeremo il funzionamento della tecnologia per le attività di telediagnosi per poi passare alla gestione di servizi evoluti in cui si necessita di grande ampiezza di banda e bassissima latenza. Per quanto riguarda l’Industry 4.0 stiamo sviluppando sistemi di supporto al processo produttivo di una grande azienda nel territorio di Bari. A Matera partiremo invece sin da subito con lo “stress” della rete attraverso applicazioni per il turismo basate sulla realtà virtuale ossia che necessitano di elevate prestazioni di rete.
Bari e Matera dispongono di adeguate infrastrutture in fibra per consentire il roll out efficace del 5G?
Bari può essere considerata a tutti gli effetti una città Ftth e anche Matera è una città cablata. E in entrambi i casi anche e soprattutto grazie alla fibra Fastweb. Ciò permetterà di mandare avanti i progetti 5G senza difficoltà.
Però c’è l’ostacolo elettrosmog.
Le norme vanno senz’altro riviste. I limiti sono già oggi particolarmente restrittivi in Italia, ma se si vuole davvero spingere il 5G è necessario un aggiustamento dei parametri vista la quantità di antenne e small cell necessarie per la nuova rete. Altrimenti si rischia l’impasse.
Siete impegnati anche a Roma. Cosa prevede il progetto 5G?
Insieme con Ericsson e Roma Capitale stiamo lavorando allo sviluppo di use case, alla stregua delle sperimentazioni Mise anche se il contesto è differente da un punto di vista dell’ecosistema infrastrutturale e delle dimensioni territoriali.  A febbraio scorso abbiamo inaugurato la prima demo 5G ed entro fine anno puntiamo a implementare i primi servizi in chiave di turismo, mobility e sicurezza. E faremo leva anche sulla nostra rete wi-fi – che stiamo continuando a implementare in tutta la città – per far comunicare i sensori e abilitare l’accesso ai servizi da parte dei cittadini.

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