L'ANALISI

Gartner: Byod, fine dei controlli proprietari

Il fenomeno impone una svolta al design di applicazioni. Che devono avere standard aperti per includere tutti gli utenti, dentro e fuori l’azienda: anche i consumatori. Controproducente per i dipartimenti IT perseguire la riaffermazione del proprio controllo

Pubblicato il 26 Nov 2013

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Portare i dispositivi personali in azienda, mescolando utilizzi professionali e privati (Bring your own device o Byod) è una pratica talmente diffusa da esigere che le aziende la affrontino non in termini di “policy di acquisto” ma di “strategia di sviluppo delle applicazioni”, come affermano i ricercatori di Gartner. Molte aziende sanno che diventare “mobili” nel modo di lavorare e di condurre le loro operazioni è imperativo, ma non hanno ancora chiaro come abbracciare il cambiamento. Gartner ha una risposta: il Byod va gestito all’interno di una strategia che riguarda l’architettura delle applicazioni e il disegno delle soluzioni.

“Disegnare le vostre applicazioni per rispondere alle esigenze del Byod non è la stessa cosa che fissare le policy di utilizzo o avere piani strategici che obbligano a usare una particolare piattaforma”, afferma Darryl Carlton, research director di Gartner. “Il Byod dovrebbe essere invece una regola di progettazione che vi fornisce applicazioni vendor-neutral e un’architettura flessibile future-proof. Se le applicazioni presentano dei limiti tecnici che restringono la scelta e l’utilizzo di device, piattaforme e applicazioni, allora la policy di acquisto non ha alcuna importanza”.

Le aziende si avvalgono sempre più spesso di una forza lavoro con caratteristiche diverse, dai dipendenti a tempo pieno ai collaboratori esterni; inoltre i loro processi si sono spinti oltre i confini aziendali. Di conseguenza il dipartimento IT non ha più il controllo assoluto degli strumenti usati per accedere ai sistemi e ai dati dell’azienda.

“La comunità di utenti si è allargata per includere fornitori, clienti, impiegati e una vasta gamma di stakeholder”, osserva Carlton. “Non si sviluppano più applicazioni rivolte esclusivamente a una determinata base di utenti e su cui si applicano standard e controlli assoluti”. Carlton porta alcuni esempi: i clienti vogliono accedere agli inventari online, ai sistemi per effettuare gli ordini e alle informazioni sullo stato delle spedizioni; in generale vogliono assumere il controllo sulle loro interazioni con le aziende. Su questi utenti le aziende non possono avere controllo tecnico.

Tale cambiamento esige che i dipartimenti IT studino teoria e pratica di quello che Gartner chiama “global class computing”, un approccio alla progettazione di sistemi e architetture che estende i processi computazionali al di fuori dell’azienda fino dentro la cultura del consumatore, del mobile worker e dei business partner. L’approccio global-class sfrutta le caratteristiche del computing abilitato da Internet e usa applicazioni e servizi che sono più flessibili e inclusivi, più semplici e meno costosi di quelli tradizionalmente disegnati per le aziende.

“I Cio che considerano le attività Byod dentro la loro azienda come un problema transitorio generato da un manipolo di dipendenti disaffezionati commetterebbero un tragico errore”, avverte Carlton. “Il Byod segnala invece un cambiamento che richiede una risposta appropriata e riaffermare il proprio controllo non è la risposta giusta”.

Che fare dunque? Gartner raccomanda alle aziende di sviluppare una strategia basata sull’assunto che il Byod è un cambiamento epocale che esiste e sempre più si imporrà e che occorrerà supportare tutti gli utenti: gli standard aperti diventeranno un must per sviluppare applicazioni aziendali in grado di supportare una community di utenti sempre più variegata e esigente, che si trova dentro e fuori l’azienda. I dipartimenti IT non possono più imporre standard o implementare soluzioni basate su tecnologie e controlli proprietari.

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