È ufficialmente cominciata la “guerra totale commerciale” promessa da Donald Trump. O, quanto meno, è iniziata la guerra negoziale verso cui l’amministrazione americana intende portare tutti i suoi principali partner commerciali. Tra i quali spicca, come sappiamo fin troppo bene, l’Unione europea.
Di fatto i dazi, salvo una delle ennesime giravolte a cui ci ha abituato l’inquilino della Casa bianca, dovrebbero diventare esecutivi nei prossimi giorni, ma è già più che lecito chiedersi quale potrebbe essere il loro impatto per il settore delle telecomunicazioni.
La reazione dell’Unione europea
Inutile ricordare quanto sia pericolosa questa partita: sia l’Europa che gli Stati Uniti hanno molto da perdere nell’escalation della disputa commerciale. Secondo i dati ufficiali dell’Ue, nel 2024 l’America è stata il principale acquirente di beni europei, con importazioni che vanno dai prodotti farmaceutici alle automobili, dalle bevande alcoliche fino, appunto alle apparecchiature per le telecomunicazioni. D’altra parte, stando ai dati dell’Ufficio del censimento degli Stati Uniti, l’Ue è stata nel corso del 2024 il più grande mercato per le esportazioni di beni statunitensi, davanti a Canada e Messico.
L’Unione europea ha cominciato ad allestire un pacchetto di contromisure. “L’annuncio del presidente Trump di imporre tariffe universali a tutto il mondo, compresa l’Unione europea, è un duro colpo per l’economia mondiale. Deploro profondamente questa scelta“, ha dichiarato la presidente della Commissione di Bruxelles Ursula von der Leyen, aggiungendo che i dazi si faranno sentire con effetto immediato.
“Cerchiamo di essere chiari sulle enormi conseguenze. L’economia globale ne risentirà in modo massiccio. L’incertezza si diffonderà a macchia d’olio e scatenerà un ulteriore protezionismo“, ha aggiunto von der Leyen a Samarcanda, in Uzbekistan, dove sta partecipando al Vertice Ue-Asia Centrale. “Tutte le imprese, grandi e piccole, soffriranno fin dal primo giorno, dalla grande incertezza all’interruzione delle catene di approvvigionamento, alla burocrazia onerosa. I costi per fare affari con gli Stati Uniti aumenteranno drasticamente”.
Anche se l’Unione Europea preferirebbe lavorare con gli Stati Uniti per ridurre le barriere commerciali, la presidente ha affermato che “l’Europa è pronta a rispondere: stiamo già finalizzando il primo pacchetto di contromisure in risposta ai dazi sull’acciaio e ci stiamo preparando per ulteriori contromisure per proteggere i nostri interessi e le nostre imprese se i negoziati dovessero fallire”.
A rischio il commercio di attrezzature di rete
Ma quale sarà l’impatto sulla filiera delle telecomunicazioni? C’è un dato fattuale: l’industria delle tlc e della tecnologia americana soffre del deficit commerciale con i Paesi esteri che il presidente Donald Trump intende sanare a colpi di dazi. Cina, Taiwan, Messico, ma anche diversi Paesi europei, inclusa l’Italia, sono i mercati da cui le aziende della tecnologia, delle telecomunicazioni e dei media americane acquistano semiconduttori e attrezzature di rete
Un’analisi del settore tariffario statunitense condotta da Pwc indica che la politica dei dazi potrebbe far aumentare il peso delle tariffe da circa 13 miliardi di dollari a circa 139 miliardi di dollari all’anno per il settore della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni (Tmt), sebbene tale cifra non tenga conto delle contromisure che i partner commerciali possono imporre o degli aggiustamenti comportamentali che le aziende possono apportare, in reazione ai cambiamenti politici statunitensi.
I dati elaborati da Pwc evidenziano che la politica commerciale di Washington potrebbe rivelarsi in questo senso un boomerang in primo luogo per i campioni nazionali: per le telco, innanzitutto, i dazi potrebbero avere un impatto sui costi di importazione delle apparecchiature e finire con l’influenzare gli investimenti nelle infrastrutture.“Queste tariffe introdurranno una nuova sfida per l’industria Tmt”, si legge nello studio. “È fondamentale per le multinazionali statunitensi valutare l’impatto di queste politiche commerciali sulle loro operazioni commerciali e sulle catene di approvvigionamento”.
L’impatto sulla filiera dei dispositivi connessi
C’è poi il fronte degli smartphone e degli altri dispositivi connessi. Secondo gli analisti della Columbia Business School, i dazi potrebbero generare un aumento dei prezzi per i consumatori, poiché le aziende sarebbero costrette a trasferire i costi aggiuntivi sui clienti finali e una possibile riduzione dei tassi di crescita economica, in quanto i consumatori potrebbero ridurre la spesa a causa dei costi più elevati dei beni di consumo. Questo rallentamento della crescita potrebbe a sua volta tradursi in una diminuzione dei posti di lavoro, visto che le aziende si troverebbero a dover tagliare i costi, inclusi quelli del personale, per mantenere in equilibrio costi e margini.
Le analisi di Supplyframe suggeriscono d’altronde che le tariffe potrebbero anche penalizzare le aziende che hanno cercato di fare grandi passi avanti nella ristrutturazione delle loro catene di approvvigionamento. Nvidia e Foxconn, per esempio, hanno annunciato la costruzione di una fabbrica a Guadalajara, in Messico, per la produzione di server di intelligenza artificiale, ma i nuovi dazi potrebbero compromettere l’investimento, aumentando i costi operativi e influenzando le decisioni di investimento futuro.
Ma il cloud europeo potrebbe trarre vantaggio dalla situazione
Per quanto riguarda il cloud, invece, i dazi di Trump potrebbero rappresentare un’occasione per sostenere lo sviluppo di un ecosistema sovrano europeo. Secondo il Cispe (Cloud Infrastructure Services Providers in Europe) il Vecchio continente ha bisogno di un’infrastruttura sicura e indipendente, che protegga i dati da accessi non autorizzati e da potenziali interferenze da parte di player stranieri.
Un elemento centrale della strategia per raggiungere questa autonomia è proprio l’investimento in tecnologie europee. Le normative Ue sugli appalti pubblici potrebbero quindi cogliere l’occasione della guerra commerciale per dare priorità a soluzioni cloud sviluppate in Europa, supportando l’infrastruttura locale, anche a livello di intelligenza artificiale. Se solo il 10% degli acquisti cloud pubblici in Europa adottasse le etichette Gaia-X, sarebbe possibile iniettare circa 20 miliardi di euro all’anno nell’infrastruttura tecnologica europea. Le istituzioni pubbliche, dunque, dovrebbero favorire soluzioni cloud europee, a meno che non esistano valide alternative estere, giustificando ogni scelta differente.