PIANO 2014-2016

I sindacati a Patuano: “Così si lascia morire l’azienda”

Michele Azzola (Slc Cgil): “Si fanno solo gli interessi delle banche. Il Governo dimostra ignavia totale”. Salvo Ugliarolo (Uil-Com): “Avviare piano di sviluppo della rete”. Stefano Conti (Ugl): “Se sono previste cessioni ce lo dicano”

Pubblicato il 08 Nov 2013

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“Il rilancio di una società che ha circa 28 miliardi di indebitamento non può passare attraverso dismissioni di asset che producono risultati finanziari positivi, e un risibile aumento di capitale travestito, il convertendo, finalizzato esclusivamente a proteggere la quota di dividendo delle banche che lo hanno sottoscritto, con la cedola per tre anni del 6,125%”. E’ la posizione della Slc Cgil, che con un comunicato si schiera sugli ultimi sviluppi della vicenda Telecom Italia.

Dal canto proprio anche l’Ugl non è tenera rispetto al piano presentato ieri dall’Ad di Telecom Marco Patuano: “Se il piano di rilancio del cda di Telecom Italia si basa sulla dismissione in Argentina, delle torri e degli ultimi immobili rimasti – afferma Stefano Conti, segretario Nazionale Ugl Telecomunicazioni – equivale a dire che si vuol vincere lo scudetto vendendo i migliori giocatori, i palloni per giocare e lo stadio”.

“Purtroppo vengono confermati molti dei nostri timori e vorremmo capire in che modo l’azienda trarrebbe vantaggio a vendere le torri, per poi doverle riaffittare, sempre che intenda continuare a erogare il servizio – prosegue Conti – A meno che tutto ciò non sia propedeutico a contestuali o imminenti cessioni di ramo che coinvolgerebbero migliaia di lavoratori, e allora lo vorremmo sapere subito”.

”Permangono forti dubbi e criticità sul piano 2014-2016 da 4 miliardi varato ieri dal Cda di Telecom Italia – rincara la dose Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della Uil-Com – Ancora una volta assistiamo alle scelte da parte dei vertici di Telecom di cedere asset importanti, come quello di Tim Argentina, che ha registrato sia sul fronte dei ricavi che degli utili una buona crescita insieme al Brasile, oppure la vendita, annunciata sempre ieri ma circolata ormai da diversi giorni, delle Torri di telefonia mobile in Italia, in Brasile ed i Mux di Telecom Italia Media”. Così Ugliarolo chiede “un diretto coinvolgimento del Governo, al fine di potere rilanciare l’azienda avviando un piano di sviluppo della Rete nel nostro Paese”.

“Le decisioni di cedere asset strategici all’estero, di non distribuire i dividendi sulle azioni ordinarie e di emettere un convertendo da 1,3 miliardi di euro sono tra loro collegate e non sono nell’interesse dell’azienda, dei piccoli azionisti né del Paese – Gli fa eco Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – Però gli interessi delle banche vengono comunque sempre tutelati”.

Il piano industriale approvato dal Cda del 7 novembre, conferma tutte le preoccupazioni che il sindacato ha manifestato dopo l’accordo intervenuto tra i soci di Telco che assegna a Telefonica il controllo di fatto della società, affermano dalla Cgil, un piano industriale tutto ispirato a fare “cassa” nell’immediato, ma che, di fatto, creerà le condizioni per cui fra pochi anni l’Ebidta dell’azienda subirà contraccolpi tali da non consentire la sopravvivenza dell’azienda italiana.

Si sceglie di vendere la controllata Tim Argentina – continuano dalla Cgil – che realizza un aumento dei profitti del 24% nell’ultimo anno, sapendo che la vendita di Tim Brasil è solamente rinviata al momento in cui il controllo di Telefonica sarà operativo e l’antitrust Brasiliano imporrà la dismissione della stessa in considerazione che Telefonica è già presente su quel mercato con il primo operatore.

Vista l’assoluta indisponibilità di Telefonica a varare un aumento di capitale, che resta l’unica soluzione plausibile per il rilancio degli investimenti necessari al Paese, si aumenta l’indebitamento aziendale con un bond convertibile che, in considerazione del rating di Telecom, sarà collocato a tassi di interesse elevatissimi garantendo i dividendi a pochi “fortunati” – affermano dal sindacato guidato da Susanna Camusso – che contribuirà a trasferire risorse dalle casse di Telecom a quelle delle banche che gestiranno l’operazione, continuando a spolpare un’azienda che solo quindici anni fa era il quinto operatore mondiale.

Resta sconcertante – sostengono dalla Cgil – la totale ignavia del Governo che mentre parla di come rilanciare il Paese e risolvere il problema dell’occupazione giovanile lascia morire una grande impresa italiana strategica per il futuro del Paese stesso. E’ sconcertante che il Presidente Letta tratti quest’azienda come un affare personale.

La Cgil conclude esplicitando il proprio timore che i ritardi italiani rispetto all’agenda digitale e allo sviluppo delle reti di nuova generazione non potranno che aumentare, e annunciando la propria mobilitazione lancia “un appello a tutta la buona politica”: “chiunque abbia interesse per le sorti di questo Paese fermi questo scempio e governi un processo di rilancio per un settore strategico”.

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