“Il Paese e le aziende oggi hanno una grande occasione da non perdere: superare gli ostacoli dovuti a dimensione e vincoli burocratici grazie alle enormi potenzialità della tecnologia”. Secondo Maximo Ibarra, amministratore delegato di Wind Tre, l’innovazione digitale è la migliore arma a disposizione per sostenere l’economia, rilanciare la scuola e favorire modelli di impresa più snelli e flessibili. “Grazie al digitale – sottolinea l’Ad in un’intervista al Corriere della Sera – la grande ragnatela di Pmi nazionali può avere a disposizione una vetrina mondiale che si concretizza fisicamente, per esempio, in mini esposizioni in negozi, location universitarie, semplici stanze trasformate in show room. E lo stesso vale per i cittadini”.
Il vero chiodo fisso di Ibarra è però rappresentato dall’unione di tre temi: giovani, competenze, open innovation. L’evoluzione 2.0, mette in evidenza Ibarra, sta aprendo nuove opportunità per i talenti: “I giovani, ad esempio, con adeguate skills digitali possono lavorare per le aziende e, soprattutto, costruirne di proprie. C’è un cambio di paradigma, con un ruolo centrale dell’open innovation”.
Il ceo di Wind Tre cita come best practice gli Stati Uniti: “Negli Usa giovani e start up indicano la strada dell’innovazione alle grandi company, per aiutarle a capire, prima degli altri, le future tendenze di mercato. Perché formazione ed economia sono interrelate”. Tradurre questa idea in concretezza non è semplice (“Certo – precisa Ibarra – servono forti investimenti in formazione e infrastrutture”). Tuttavia, il manager al timone di Wind Tre ha le idee precise. Bisognerebbe, auspica Ibarra, partire dalla scuola con una sorta di “Piano Marshall”. L’obiettivo deve essere “far emergere le migliori energie che possano fare da traino e dare spazio all’innovazione e farlo tramite un approccio multidisciplinare che spinga i giovani a cogliere il cambiamento in corso, non a subirlo”.
Ibarra parla anche dei piani specifici di Wind Tre per sostenere l’evoluzione digitale del Paese, sottolineando che l’entità nata dalla fusione è “molto di più di una joint venture: i nostri due azionisti hanno stessi obiettivi e stessa agenda: far crescere Wind Tre sul mercato e aumentarne significativamente la redditività, per distribuire importanti dividendi nel lungo termine”. Attualmente, precisa l’Ad, “copriamo il 70% della popolazione con l’Adsl. Grazie alla collaborazione con Open Fiber, stiamo sviluppando la rete in Fiber To The Home, l’unica in grado di garantire un vero salto di qualità per velocità e stabilità. Marciamo velocemente per connettere la maggior parte delle famiglie italiane”. Entro fine anno, annuncia Ibarra, saranno 2,2 milioni le famiglie che avranno a disposizione l’internet superveloce e 3,8 milioni a fine 2018.
Sul mobile, prosegue ancora, “Wind Tre avrà presto un unico network con 21 mila impianti di trasmissione 4g e due brand, forti ma complementari, che lavoreranno su segmenti di mercato diversi. Wind orientato alle famiglie e alla convergenza fisso-mobile, Tre concentrato sui millenials, sul mobile e sulla digital innovation. Per le aziende, Wind Tre, invece, avrà un unico marchio”.
Ibarra cita infine la gara per le frequenze 5G, che vedrà naturalmente Wind Tre in campo: “Siamo in attesa di comprendere meglio tempi e condizioni. Speriamo non si tratti della tradizionale gara dove l’obiettivo sia soltanto quello di chiedere agli operatori risorse ingenti e che, soprattutto, le frequenze siano già libere e utilizzabili”.