In Emilia Romagna broadband per 80mila cittadini entro l’anno

I nuovi accessi a Internet veloce frutto dell’accordo tra Regione, Lepida e Telecom Italia. L’assessore Peri: “Il digital divide scende al 10%”

Pubblicato il 01 Set 2010

Accesso alla banda larga entro l’anno per 80mila cittadini
dell’Emilia-Romagna, finora esclusi dal servizio, attraverso una
serie di interventi di adeguamento sulle reti del territorio. Sono
i primi risultati del Comitato tecnico paritetico che si è
insediato in seguito all’accordo siglato ad aprile tra Regione,
Lepida e Telecom Italia. Obiettivo dell’intesa è analizzare e
valutare la situazione delle centrali di telecomunicazioni
esistenti in Emilia-Romagna per colmare il “divario” tra chi ha
accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ancora no,
soprattutto nelle zone dell’Appennino. Tutto questo in funzione
degli interventi della Regione, di Lepida e di Telecom Italia,
anche attraverso la partnership con Infratel. In base alle
previsioni del Comitato, la lista degli interventi sulle centrali
dovrebbe allungarsi ulteriormente per raggiungere complessivamente
un centinaio di sedi.

“Un passo avanti nel superamento del digital divide, che scende
così al 10% – commenta Alfredo Peri, assessore regionale alle
Infrastrutture materiali e immateriali, durante la conferenza
stampa che si è svolta oggi – . Un risultato indubbiamente
significativo, tanto più in questo momento di difficoltà
economica, perché significa dare la possibilità alla comunità
dell’Emilia-Romagna – cittadini e imprese – di utilizzare al
massimo tecnologie e infrastrutture. Non è solo un ‘lusso’, ma
una necessità. Ed è principalmente il nostro obiettivo: far
crescere la comunità regionale nel suo insieme”.

“Grazie all’esperienza maturata – sottolinea Alessandro
Talotta, responsabile Equivalence and Regulatory Affairs –
Telecom Italia ritiene che solo attraverso una continua
collaborazione tra pubblica amministrazione e imprese,
nell’ambito di progetti di ‘Public-Private Partnership’, si
possa riuscire rapidamente a sviluppare territorialmente
un’infrastruttura di telecomunicazione adeguata alle esigenze
degli utenti. Tale sviluppo avverrà con la massima trasparenza e
rispetto delle regole”.

Per superare il digital divide in Emilia-Romagna la Regione ha
investito 5 milioni di euro, cui si sommano i 15 milioni del
ministero delle Comunicazioni, per realizzare un piano
complessivo con Infratel (società in house del ministero dello
Sviluppo Economico) di 123 centrali telefoniche. L’accordo
siglato ad aprile con Telecom Italia punta a sfruttare al meglio
gli investimenti sulle infrastrutture per la banda larga già
realizzati – o pianificati, o ancora in corso di valutazione –
sia da parte della Regione e dagli enti locali, sia da parte di
Telecom Italia.

Il Comitato tecnico paritetico, dopo aver analizzato i bisogni del
territorio e le opportunità di disporre di nuove tratte in fibra
ottiche per le 123 centrali, ha raggiunto in pochi mesi un primo,
importante risultato: Telecom Italia ha incluso nel proprio piano
2010 i lavori di adeguamento per 54 centrali, per erogare servizi
Adsl con banda nominale di almeno 7 Mbps per mezzo della linea
telefonica fissa ai cittadini e alle imprese residenti in diverse
zone, che potranno acquistarli direttamente da Telecom Italia o da
altri operatori. Si è passati quindi dalle 8 centrali del piano
iniziale di Telecom Italia (mese di maggio 2010) alle 29 di giugno,
diventate poi 46 a luglio, per arrivare a quota 54 centrali
interessate da interventi di adeguamento del mese di agosto. A ciò
si aggiungono altri 15 interventi che Telecom Italia farà in
autonomia, e i due completati a Pianello Val Tidone (Piacenza) e a
Sestola (Modena), dove i servizi sono già commercializzati.

A oggi sono così ben 71 gli interventi sul territorio, tra quelli
già completati e quelli in corso, che riguardano 54 Comuni
dell’Emilia-Romagna: questo significa concretamente accesso alla
banda larga per 80mila cittadini in più (il 2% della popolazione),
che prima erano esclusi dal servizio. Un ulteriore passo avanti
nella riduzione del digital divide (che, secondo le stime di
Lepida, riguarda il 12% della popolazione), e che in questo modo
scende al 10%.

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