RAPPORTO ITMEDIA CONSULTING

ITMedia Consulting: Tv, mercato al palo in tutta Europa. E anche la pay segna il passo

Rapporto ITMediaConsulting: la crisi continua a segnare il settore. Crescita dello 0,4%. Scendono ancora i ricavi pubblicitari, segnatamente in Italia. Augusto Preta: “Forte trend verso il time shifting e la visione multidevice: la smart Tv in odore di sopravvalutazione”

Pubblicato il 30 Ott 2014

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La crisi economica iniziata nel 2008 fa ancora sentire i suoi effetti sull’Europa, e il mercato televisivo non fa eccezione. A trainare in questo momento è prevalentemente la Tv a pagamento. Ma l’online ottiene risultati sempre più consistenti. E’ il quadro generale che emerge dal XII rapporto annuale di ItMediaConsulting, presentato oggi a Roma nella sede della Federazione nazionale della Stampa italiana.

A fare gli onori di casa Franco Siddi, Segretario generale della Fnsi, Augusto Preta (nella foto), direttore generale di ItMedia Consulting e Franco Chiarenza per l’associazione degli amici della Fondazione Luigi Einaudi.

La media del mercato televisivo in Europa, secondo i dati emersi dal rapporto, segna una crescita dello 0,4%, con i ricavi pubblicitari scesi nel 2013 dell’1,6%, attestandosi a 30,4 miliardi di euro. Segna un rallentamento anche la Pay Tv, che in ogni caso rappresenta la parte prevalente del mercato: i ricavi sono aumentati dell’1,5% rispetto al 2012, raggiungendo i 43,6 miliardi di euro. Quanto all’alta definizione, è ormai diventata una proposta di mass market, mentre l’ultra HD (4K), dipenderà dall’adozione della tecnologia nel settore, ma anche dalla produzione di contenuti in questo standard, dalla disponibilità di banda e dalla base di apparati compatibili che saranno installati.

“Le 800 pagine e gli 88 grafici del Rapporto – sottolinea Preta – evidenziano che la crescita del mercato televisivo in Europa si è molto ridotta negli ultimi anni. L’Italia è in situazione intermedia per la penetrazione della Pay Tv, mentre le note dolenti vengono dalla pubblicità: mentre in alcuni Paesi, come Regno Unito e in Germania, assisitiamo a una crescita dei ricavi, nell’ultimo i risultati più negativi si sono registrati in Italia”.

Quanto alla questione dei canali tematici e alla frammentazione degli ascolti, “Salvo il caso Regno Unito – spiega Preta – dove la penetrazione è più consistente, l’Europa continentale viaggia su percentuali simili, ma con ricavi differenti. In Francia i canali tematici hanno ritorni maggiori degli altri, mentre in Italia ci sono ancora grandi margini di sviluppo”.

Quanto a Internet, oggi “tiene attivi 15-20 minuti al giorno gli utenti, mentre per la tv tradizionale la permanenza è di 4 ore: parliamo quindi di ordini di grandezza ancora ben distinti. Ma solo pochi anni fa l’online contava su una permanenza media degli spettatori attorno ai 5 minuti al giorno, e questo testimonia che c’è un numero sempre maggiore di utenti che accedono a contenuti televisivi online”.

Le nuove tendenze che l’ultimo studio evidenzia sono, secondo i dati illustrati da Preta, il time shifting, la tendenza cioè degli spettatori a scegliere in quale momento usufruire dei contenuti, e il multi device, la tendenza cioè a scegliere su quale dispositivo usufruire dei contenuti. “E c’è il sentore – conclude Preta – che la Smart Tv non sarà un fenomeno così rilevante come sembrava, dal momento che la fruizione si ripartirà su vari device. Un fattore significativo di crescita, infine – ha concluso Preta – è quello della pubblicità online, cresciuta del 45% nell’ultimo anno. Su questo c’è da aggiungere che nel resto d’Europa gli investimenti sull’online sono stati molto più forti che in Italia, e hanno anche generato ricavi importanti”.

“La svolta digitale è arrivata – ha sottolineato Antonio Martusciello, commissario dell’autorità per le garanzie nelle comunicazioni – grazie anche al regolamento Agcom del 2001. La convergenza audioviso-tlc ha subito un’accelerazione, in un processo che oggi abbraccia l’insieme dell’Ue”.

“Il ritardo delle infrastrutture digitali nel nostro Paese sta diventando un’emergenza – ha detto Franco Chiarenza – ma un’altra emergenza è quella culturale: serve una consapevolezza nuova, che oggi non si riesce a disegnare. Siamo ancora ancorati ai vecchi mezzi di comunicazione, e quelle regole si adattano male alla modernità”.

Anche Salvatore Rebecchini, componente dell’Autorità Antitrust, ha posto l’accento sulle reti di nuova generazione: “Nel processo di infrastutturazione – ha detto – credo sia legittimo che lo Stato intervenga. Ma i meccanismi di selezione dei beneficiari dei finanziamenti dovranno essere meccanismi di gara. Noi vediamo con favore lo sviluppo e gli investimenti sulle reti di nuova generazione. Ma di quali tariffe potranno usufruire? Io non sono contrario a una differenziazione – ha concluso – se questa può costituire un incentivo”.

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