VERSO IL WCIT DI DUBAI

Itrs, l’Europarlamento: “Internet resti fuori”

Strasburgo vota una risoluzione in vista del Wcit di Dubai: la governance delle Rete deve continuare a essere definita a livello globale con la partecipazione di una pluralità di soggetti

Pubblicato il 23 Nov 2012

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Seppur fuori tempo massimo, anche il Parlamento europeo si è infine pronunciato sul Wcit-12, la conferenza mondiale sulla Telecomunicazioni che prenderà il via a Dubai il prossimo 3 dicembre sotto gli auspici dell’ITU. In una risoluzione votata ieri dalle principali forze politiche dell’emiciclo comunitario (Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi), Strasburgo indirizza agli stati membri un esaustivo cahier di suggerimenti negoziali in vista dell’importante summit che dovrebbe officiare ad un accordo sulla revisione dei trattati ITRs. I deputati per altro, non lesinano critiche, in special modo “sulla mancanza di trasparenza e inclusione circa i negoziati”. Tra le righe, lamentano infatti di essere stati elegantemente ignorati nelle trattive finalizzate a siglare una posizione europea comune. Scelta che marca una concreta differenza con gli Stati Uniti, la cui posizione per Dubai è stata invece votata da entrambi i rami del congresso.

Senza sorprese, comunque, con la propria mozione il Parlamento europeo va ad ingrossare le fila dello schieramento, in maggioranza occidentale, che oppone a spada tratta “l’estensione del campo di applicazione [dei trattati] a settori quali Internet, compresi lo spazio dei nomi di dominio, l’attribuzione di indirizzi IP, l’instradamento del traffico Internet e le questioni relative ai contenuti”.

Nel mirino dell’assemblea sfilano tutte quelle proposte che vorrebbero trasformare l’ITU “in entità competente di taluni aspetti della Rete, ponendo così fine all’attuale modello caratterizzato da una partecipazione dal basso di una pluralità di soggetti”. Proposte – in maggioranza depositate da regimi illiberali non europei – che suscitano “preoccupazione” perché qualora venissero approvate, “potrebbero seriamente compromettere la natura aperta e competitiva di Internet provocando un aumento dei prezzi, ostacolando l’innovazione e limitando l’accesso alla rete”. Conclusione: “la governance di Internet e le relative questioni di regolamentazione devono continuare a essere definite a livello globale con la partecipazione di una pluralità di soggetti”.

Il Parlamento si oppone inoltre anche a quelle mozioni che “includono l’istituzione di nuovi meccanismi di profitto” e ribadisce “l’importanza di salvaguardare solidi servizi Internet basati sul principio del best effort”. Viene quindi ricalcata e sviluppata la posizione già espressa dalla Commissione europea in un documento presentato al Consiglio Ue poco prima della pausa estiva e successivamente precisata dal titolare all’Agenda Digitale Neelie Kroes in risposta ad un’interrogazione parlamentare presentata in ottobre dalla deputata olandese Judith Sergentini. Non vi è tuttavia nella risoluzione parlamentare alcun punto che spiega quali siano le proposte pericolose, né una valutazione sulla loro non compatibilità con l’acquis communitario, per esempio sulla tanto discussa proposta di una possibile regolazione del traffico IP, che nell’UE è classificato come un servizio di telecomunicazione.

La risoluzione esprime anche un velato riferimento critico all’eventualità che gli stati membri sbarchino al tavolo del Wcit a ranghi sparsi. Un emendamento presentato all’ultimo momento dalla tedesca Sabine Verheyen, auspica infatti che la Commissione europea riceva mandato a negoziare in rappresentanza dei 27. Tecnicamente, come illustrato dagli stessi rappresentanti dell’esecutivo comunitario in un’audizione tenutasi in luglio proprio al Parlamento europeo, questa opzione sarebbe a pieno titolo autorizzata dai trattati Ue. Ma per prendere corpo dovrebbe presupporre in prima istanza quel tanto agognato accordo unitario su scala comunitaria che i governi sino ad oggi si sono mostrati incapaci di trovare. E che quasi sicuramente non troveranno. Come ha del resto chiarito il rappresentante della presidenza Ue di turno, il ministro cipriota Loucas Louca, intervenendo ieri a Strasburgo durante il dibattito che ha preceduto il voto. Louca ha confermato che gli stati membri parteciperanno al Wcit a titolo individuale, pur spiegando che sono le stesse regole dell’ITU (che è un forum intergovernativo) ad impedire all’Ue di formare una delegazione unica. Resta in piedi l’impegno a coordinare “sul posto” le differenti posizioni europee, in modo che il Vecchio Continente possa esprimersi con una voce sola nel corso delle trattative. Mentre pare che la Commissione sarà alla fine ammessa a Dubai solo con lo status di osservatore.

Nel frattempo, a misura che la fatidica data d’inizio si approssima, il dibattito sul Wcit prosegue a spron battuto anche al di fuori dell’Ue. Con qualche piccolo colpo di scena. Come nel caso delle proposte della delegazione indiana che, circolate ad inizio settimana, sembrano sposare un elemento chiave della posizione ETNO (la federazione europea degl’incumbent): quello che chiede di sviluppare un ecosistema IP parallelo basato su “end-to-end quality of service”, da affiancare all’attuale rete fondata sul “best effort”. Quest’ultima richiesta, avversata dalla maggior parte delle delegazioni occidentali ed europee, riprenderebbe slancio anche con il probabile sostegno del Brasile.

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