LA RIFORMA

Jobs Act, linea dura del governo sul telecontrollo

Oggi in Cdm il decreto che autorizza l’uso delle info ricavate da Gps e telecamere per fini disciplinari

Pubblicato il 03 Set 2015

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Linea dura del governo sui controlli a distanza nel posti di lavoro. Stando a quanto risulta a CorCom l’esecutivo è intenzionato a mantenere la versione iniziale della norma, che modifica l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, autorizzando l’uso delle informazioni ricavate da Gps e telecamere ai fini disciplinari, previa informazione del lavoratore e nel rispetto della privacy. Viene rispedita al mittente la proposta avanzata dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che ha chiesto di escludere i dati raccolti attraverso le telecamere.

La soluzione trovata dalle commissioni Lavoro era quella di distinguere tra strumento che si installa e dispositivo che si mette in tasca. Nel primo caso – la telecamera – si chiede di tornare alle norme originarie dello Statuto dei Lavoratori del 1970. E dunque consentire la ripresa dei lavoratori per la salvaguardia del patrimonio aziendale o la sicurezza degli impianti. Ma solo dietro accordo sindacale ed escludendo l’uso dei filmati come causa di licenziamento. Nel secondo caso – tablet e smartphone – si lascia la norma nella versione del governo: controllo sì, senza accordo, ma con informativa al dipendente e possibilità anche di licenziare, utilizzando i dati raccolti.

L’articolo 23 del dlgs che verrà licenziato domani riscrive quanto previsto dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. In pratica le novità riguardano i dispositivi tecnologici (come computer, tablet e telefonini messi a disposizione dei dipendenti dall’azienda) e gli strumenti per misurare accessi e presenze come i badge. “Accordo sindacale o autorizzazione ministeriale non sono necessari per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa, pur se dagli stessi derivi anche la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore”, si legge nel testo.

Negli altri casi, invece, per installare impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo servono l’accordo sindacale o l’autorizzazione da parte del ministero del Lavoro (per le imprese con più unità dislocate in una o più regioni). I dati che ne derivano possono essere “utilizzati ad ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d’uso degli strumenti e l’effettuazione dei controlli, sempre, comunque, nel rispetto del Codice privacy”, si legge sempre nella relazione illustrativa.

Nel dettaglio, l’articolo al primo comma prevede che “gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali”. In mancanza di accordo “possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unita’ produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali”.

Probabilmente è su questo tema, sul quale si consuma l’ennesimo scontro interno al partito del premier, che si è deciso di far slittare l’esame dei decreti la scorsa settimana.

I decreti, in scadenza a metà settembre e già attesi al traguardo la scorsa settimana, riguardano anche il riordino di cassa integrazione e contratti di solidarietà, la razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva e la riforma delle politiche attive.

Rispetto alla prima versione, il decreto sugli ammortizzatori sociali mantiene la cancellazione della cassa integrazione straordinaria in caso di cessazione dell’attività di impresa ma, qualora fosse pronto a subentrare un nuovo acquirente, sarà possibile usufruire della cigs ancora per 12 mesi nel 2016, 9 mesi nel 2017 e 6 nel 2018, attingendo da un fondo di 50 milioni all’anno per il triennio.

Un altro fondo da 90 milioni per il 2017 e 100 milioni per il 2018 è previsto per continuare a elargire la cassa straordinaria oltre i termini di legge nei casi di grandi ristrutturazioni aziendali come Ilva, Lucchini e Whirlpool, per le quali ci sia un accordo sottoscritto entro fine luglio 2015 (e non entro fine maggio come previsto in precedenza).

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