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Kroes spariglia: “Frequenze europee in mano a Bruxelles”

Il Commissario alla Digital Agenda dà la sveglia ai governi in vista di un’accelerazione per la banda ultralarga mobile: gestione dello spettro radio non più nazionale, aste e allocazioni gestite direttamente dall’Europa. Svolta strategica o provocazione?

Pubblicato il 28 Feb 2013

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Un regime unico europeo per l’assegnazione dello spettro. A mandare in soffitta un consolidato tabù istituzionale, vagheggiando uno sviluppo che farebbe impallidire non pochi stati membri, è la stessa Neelie Kroes. Incontrando l’altro ieri la stampa a margine del Mobile World di Barcellona, il Commissario europeo per l’Agenda

Digitale non se l’è sentita di smentire che in futuro l’UE potrebbe centralizzare la vendita delle frequenze per il mobile. “Perché no?”, ha risposto alla domanda diretta di un cronista. Aggiungendo che l’Esecutivo di Bruxelles potrebbe disporre sulla carta delle competenze legali per farlo.

L’annuncio, ripreso con un pizzico di giornalistica malizia dal portale d’informazione Dow Jones, è rapidamente rimbalzato in tutto il continente. E di certo avrà fatto l’effetto di una piccola scossa. Eppure, le reazioni al momento latitano. Forse perché non è chiaro se la Kroes sia determinata a fare sul serio, passando dalle parole ai fatti, ovvero tirando fuori dal cilindro una proposta concreta in un futuro più o meno prossimo. Oppure abbia semplicemente voluto sferzare gli stati membri, agitando lo spauracchio della “centralizzazione”. La seconda opzione, per ora, appare quanto meno più realistica.

Da Barcellona, il Commissario ha comunque distribuito una bella dosa di strali alle proprie controparti nazionali. “Alcuni ministri delle finanze ­– ha attaccato – se ne stanno seduti a braccia conserte e dicono “questo andrà bene” ogni qual volta i governi vendono lo spettro per rimpinguare le proprie casse”. Ma il problema è che “i soldi raccolti con le aste non sono spesi in investimenti”. E intanto “i cittadini continuano a ricevere bollette salate dai propri operatori”. Il messaggio è chiaro.

Dietro i vetri a specchio dei palazzi comunitari, echeggiano toni allarmistici sullo stato di salute del mercato europeo delle telecom, sia esso fisso o mobile. E si sta ormai facendo strada l’idea d’interventi legislativi più incisivi, a costo di far storcere non poche bocche. “Siamo intenzionati ad usare i nostri poteri per cambiare la situazione”, ha scandito non a caso la Kroes. Nel mirino ci sono le perduranti barriere nazionali: “bisogna spingere sulla creazione di un mercato unico delle telecomunicazioni in tutta la regione. Il mobile ne ha bisogno. Di qui, ad esempio, la prospettiva di dare un deciso scossone allo spettro, il cui sistema di allocazione resta “caotico”. E questo nonostante la Commissione si sia da tempo mobilitata per incentivare armonizzazione ed efficienza (per esempio con l’adozione del primo programma europeo sullo spettro radio).

Un ulteriore passo in avanti in questa direzione arriverà, inoltre, con la presentazione del piano d’azione sul wireless, prevista per il prossimo mese. L’iniziativa, come annunciato dalla stessa Kroes alla platea del Mobile World, dovrebbe migliorare l’accesso degli operatori allo spettro, mettendo sul piatto fondi per 50 milioni di euro da destinare allo sviluppo del 5G. L’obiettivo generale di lungo periodo – ormai non è più un mistero – è quello di creare un mercato unico del mobile (con tanto di regolatore unico), anche per provare a colmare quel mastodontico gap da 27 miliardi in investimenti infrastrutturali stimato dalla stessa Commissione.

Anche il Commissario per la Concorrenza Joacquim Almunia è favorevole. Tant’è vero che intervenendo stamane a Bruxelles durante lo European Competition Forum, si è detto in piena sintonia “con l’appello a realizzare un mercato unico europeo delle telecomunicazioni (del mobile, ndr) lanciato da Neelie Kroes a Barcellona”. Purché, tuttavia, con il perseguimento di questo traguardo s’incentivi anche la concorrenza: “non dimentichiamo che l’80% degli abbonamenti mobili sono in mano a quattro gruppi europei. Questa struttura del mercato non ha certo avvicinato la prospettiva di un mercato unico europeo”, ha ammonito il Commissario.

Intanto, proprio dal fronte dei grandi operatori europei sono piovuti convinti apprezzamenti per i piani della Kroes. Ma resta fermo che per sottrarre agli stati membri quel formidabile magnete di “denaro facile” che sono le aste per l’assegnazione delle frequenze il Commissario per l’Agenda Digitale avrà bisogno di ben altro supporto.

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