VERSO L'ASSEMBLEA

L’appello al voto di Vivendi: “Con noi Telecom leader in Europa”

In vista dell’assemblea del 4 maggio la media company francese invita i soci a votare la sua lista per il cda: “Solo attraverso un management dalla caratura industriale si può puntare al rilancio”

Pubblicato il 27 Apr 2017

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Vivendi chiama al voto gli azionisti di Telecom Italia e li invita a sostenere la propria lista di candidati per il cda, che verrà proposta all’assemblea dei soci in calendario il prossimo 4 maggio. “Vivendi chiede il tuo voto alla lista dei propri candidati, di cui la metà indipendenti, all’assemblea di Telecom Italia – è scritto in un avviso a pagamento – Solo attraverso un management dalla caratura industriale e con rilevante esperienza internazionale si può puntare all’auspicato rilancio di Telecom Italia. Per contribuire attivamente al successo del progetto è importante che tu partecipi all’assemblea votando in favore della proposta di Vivendi oppure conferire in delega i tuoi voti a Morrow Sodal”. Il gruppo di Oltralpe spiega che “l’obiettivo è puntare su Telecom Italia per farla diventare una delle più grandi e importanti aziende di tlc d’Europa”. Per altro la società presieduta di Vincent Bolloré sostiene di considerare “Telecom Italia un fattore chiave della propria strategia diretta a consolidare il gruppo Vivendi tra i leader mondiali nell’offerta di contenuti a forte valore aggiunto”.

Il primo nome della lista Vivendi è Arnaud de Puyfontaine. Segue il cfo del colosso francese dei media Hervé Philippe e il segretario generale di Vivendi Frédéric Crépin che prende il posto di Stéphane Roussel.

Il nome di Giuseppe Recchi è in quarta posizione, segue Flavio Cattaneo, attuale Ad del gruppo. Nella prima metà della lista da dieci nomi ci sono i manager, la seconda metà è invece composta da figure di spicco con i requisiti d’indipendenza. La prima è Félicité Herzog – in cda in quota Vivendi dal dicembre 2015 – ma il nome più noto è quello di Franco Bernabè, che in Telecom ha avuto un ruolo esecutivo dal 2007 al 2013. Bernabè è uscito da Telecom nel settembre dell’anno prima che Telefonica vendesse la sua partecipazione a Vivendi. Gli ultimi tre nomi della lista, sono tre donne tra cui Marella Moretti che lavoro a per Fca a Parigi, la giornalista economica Camilla Antonini Prat e Anna Jones, manager nel settore editoriale che in passato ha lavorato con de Puyfontayne in Hearst.

L’avviso a pagamento inizia rivolgendosi ai soci di Telecom: “Caro azionista di Telecom Italia ci rivolgiamo a te perché sappiamo che la gestione della società in cui hai investito non ha portato negli anni passati i frutti sperati”, riferendosi alla performance di Borsa che nel corso degli ultimi anni è stata deludente. “E’ da tempo che vorresti vedere il principale gruppo di tlc in Italia nuovamente protagonista sui mercati italiano ed internazionale, condizione più che mai necessaria per prosperare nel mercato globale – prosegue il messaggio – Vivendi la pensa come te e ha deciso di scommettere sul rilancio di una società dal grande passato, acquisendo un investimento di dimensione rilevantissima del 23,9% delle azioni e affermando chiaramente la volontà di diventare azionista di lungo periodo del primo operatore italiano di telecomunicazione”.

Nell’avviso si ricorda che Vivendi è un gruppo integrato che opera nel settore dei media e dei contenuti, con 10,8 miliardi di ricavi registrati nel 2016. Impiega più di 22mila persone nel mondo. Nessun accenno viene fatto in merito alla delicata posizione che ha assunto la società di Oltralpe dopo l’ingresso nel capitale di Mediaset, con una quota a un soffio dal 30% del capitale. Di recente Agcom ha chiesto a Vivendi in tempi brevi, prima di due mesi, una road map per decidere se dismettere la partecipazione in Telecom o quella in Mediaset nel giro di un anno, alla luce del fatto che per la cosiddetta normativa Gasparri non è possibile una concentrazione nel settore dei media e delle tlc. Il presidente Bolloré, dinnanzi ai soci riuniti in assemblea, nei giorni scorsi ha dichiarato che verrà ottemperata la volontà delle autorità italiane, senza tuttavia specificare come. L’azienda ha comunque già fatto sapere che si riserva qualsiasi iniziativa per difendere i propri interessi, anche in sede comunitaria.

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