AGENDA DIGITALE

Letta: “Alla banda larga il 10% dei fondi Ue”

L’annuncio del presidente del Consiglio al vertice Ue in corso a Bruxelles. Il premier britannico avverte i colleghi europei: “Senza broadband niente crescita e lavoro: serve regolamentare il settore”

Pubblicato il 25 Ott 2013

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L’Italia spenderà il 10% dei fondi strutturali Ue per il periodo 2014-2020 in infrastrutture digitali, e in particolare nello sviluppo della banda larga. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi, spiegando che il premier Enrico Letta lo ha comunicato ieri sera ai leader europei. L’annuncio è avvenuto nel corso del dibattito sull’agenda digitale svoltosi durante la prima giornata di lavori del consiglio Ue, ancora in corso a Bruxelles. Le risorse destinate all’Italia ammontano, come detto da mister Agenda digitale Francesco Caio, in un’intervista al nostro giornale, a circa 35 miliardi di euro su un totale di 300 miliardi decisi da Bruxelles per il 2014-2020.

Anche il premier britannico David Cameron a Bruxelles ha sottolineato la necessità di regolamentare il settore per “creare lavoro e crescita”. “Questo è ciò di cui abbiamo bisogno nell’Ue – ha evidenziato Cameron – La banda larga è uno dei migliori business in Gran Bretagna. Sono qui a Bruxelles – ha continuato – per parlare della regolamentazione che possiamo tagliare, dei principi che possiamo applicare, del lavoro che possiamo fare con la Commissione europea per aiutare le nostre imprese ad essere competitive”.

Il tema delle banda larga è uno di quelli più “sensibili” sul tavolo del vertice europeo, il primo dedicato alla e-economy che però ieri ha fatto un buco nell’acqua. Nonostante la bozza di accordo del Consiglio circolata nel pomeriggio di ieri contenga un esplicito invito ad adottare le regole sul mercato unico delle tlc “in maniera tempestiva”, gli ultimissimi incontri tecnici tra gli sherpa degli stati membri hanno svelato la persistenza di forti disaccordi.

Il fronte degli scettici sul pacchetto, capitanato dalla Francia, ma non disdegnato neppure da Germania e Regno Unito, non sembra voler intendere ragione. L’Italia, che caldeggia fortemente il piano, sembra sempre più isolata tra i grandi stati membri. E secondo le ultime voci è ormai probabile che, considerata la complessità del pacchetto e le oggettive difficoltà procedurali ad adottarlo entro la fine della legislatura, le capitali europee opteranno per un compromesso “à la brussellese”: un sostegno di principio al regolamento, ma lasciando intendere che non sperano molto nella sua approvazione o che conviene riparlarne più avanti. Il punto è se avranno davvero il tempo di parlarne in questa due giorni negoziale in tutta evidenza dominata dall’ultima coda dello scandalo Prism.

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