INTERNET, QUANTE CORSIE?

Luigi Prosperetti: “Net neutrality, troppa ideologia”

Il docente della Bocconi: “Nella Ue è passata una linea demagogica. Regole pesanti frenano lo sviluppo Ngn. Il corso degli eventi però non cambierà: ci saranno accordi Ott-Tlc, ma su base commerciale”

Pubblicato il 22 Apr 2014

La decisione che il Parlamento europeo ha preso a favore della neutralità della rete, ad aprile, non cambierà il corso degli eventi, che spinge comunque verso un nuovo modello di internet. Un po’ perché quella è stata “solo una decisione demagogica”, presa in vista delle nuove elezioni del Parlamento. Un po’ perché “le circostanze generali rendono inevitabile il nuovo modello, dove accordi tra operatori e over the top favoriranno servizi innovativi a qualità garantita”, secondo Luigi Prosperetti, docente di economia industriale all’Università Bicocca di Milano. “Conviene a tutti andare in questa direzione. Non solo agli operatori. È interesse della collettività e, in fondo, anche degli over the top che le nuove reti siano sostenibili”.
Professore, il Parlamento Ue ha votato a favore di un testo che ha una tutela molto forte della neutralità della rete. Anche se si attende ora un passaggio al Consiglio Ue, a giugno, la vicenda sta prendendo una brutta piega per gli operatori. Adesso che succede?
Così com’è stata impostata in Europa, la cosa mi sembra piuttosto assurda. Mi spiego: se domani abolissimo le tariffe di picco dell’energia elettrica, i consumatori sarebbero felici in un primo momento, ma la rete elettrica salterebbe. Credo insomma che la decisione sulla neutralità della rete sia demagogica, fatta da parlamentari che ora hanno bisogno di essere rieletti. Certo la rete internet, per fortuna, non salterà per colpa di questo. Però la conseguenza è che il mercato andrà avanti nonostante la decisione Ue: è inevitabile.
In che modo?
Gli accordi tra operatori e over the top ci saranno, ma su base commerciale, non a fronte di una legge. Chi costruisce la rete ha diritto a un ritorno. C’è in ballo una catena del valore che va suddivisa in modo ragionevole ed equo.
E finora non è stato così…
No. C’è troppa ideologia su questo tema, cominciata con chi ha pronunciato per primo le parole “net neutrality”. Da allora, ogni ragionevolezza economica è svanita.
Che tipo di accordi potranno essere?
Non riesco a immaginarli nel dettaglio, ma penso che chi fa servizi molto richiesti, basati su risorse di rete pregiate, dovrà contribuire al loro sviluppo.
Nell’ultimo testo passato in Parlamento, si legge che gli operatori possono supportare servizi specializzati su una capacità di rete dedicata, ma solo a patto di non andare a detrimento della internet best effort. Che ne pensa?
Questo è ragionevole. Internet best effort è un patrimonio mondiale di cui nessuno può fare più a meno. I servizi a qualità garantita possono andare tranquillamente su una capacità di rete eccedentaria. Il punto però è un altro: sono contrario in generale a gestire queste cose per via normativa. Prima di fare leggi, vedrei quali accordi gli operatori e gli over the top sono in grado di raggiungere tra loro.
Ma sono anni che si discute di questo tema e gli accordi non ci sono stati. Perché aspettare ancora?
Non ci sono stati per colpa della minaccia di regolamentazione, che ha frenato lo sviluppo della rete. Le istituzioni devono fare una cosa mai tentata prima e il mercato si sbloccherà: rinunciare a un intervento pesante delle regole, sulle reti della nuova generazione. Tutta la gestione di Neelie Kroes invece è stata all’insegna di questo motto: tu fai la rete e poi ti diremo quali tariffe praticare ai concorrenti. Ma questo approccio è follia dal punto di vista di un’azienda che investe.
Eppure, anche senza la minaccia delle regole, gli accordi potrebbero non esserci comunque, perché gli over the top potrebbero rifiutarsi di trattare con gli operatori. Non a caso, il testo della Commissione europea, poi modificato in Parlamento, voleva imporre questi accordi alle parti, appunto per superare l’impasse. Come se ne esce?
Io credo che se ne uscirà perché anche agli over the top conviene un accordo commerciale per sostenere i servizi su reti con velocità adeguata. C’è anche un grosso interesse pubblico a svilupparle. Si tratta solo di vedere a quali tariffe gli over the top pagheranno gli operatori, ma le cose evolveranno in questo senso, se le istituzioni le lasceranno fluire senza pressioni regolatorie.

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