LO SCENARIO

Metti un software nel motore: la guerra delle connected car

Digital disruption in vista per l’automotive self driving. Con le piattaforme le per l’entertainmentle automobili del futuro hanno soprattutto una grande dote: sono piene di dati

Pubblicato il 02 Mag 2015

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Dopo più di un secolo di conservatorismo e lente trasformazioni, l’industria automobilistica sta andando incontro alla sua vera prima rivoluzione. E il merito è del digitale. Non si parla solo di on board entertainment, sistemi di sicurezza, gestione elettronica del veicolo e scatole nere intelligenti: funzionalità sempre più determinanti nell’utilizzo di un veicolo, certo. Ma in ballo, specie nel lungo termine, c’è di più.

Basti pensare al patrocinio che Gunther Oettinger, commissario all’Economia digitale, ha dato alla nuova alleanza in chiave Internet of Things tra corporation del calibro di Philips, Bosch, Orange, Alcatel, Nokia, Siemens, Telefonica e Volvo per la creazione di un network che risponda alle mosse degli Ott americani e degli sviluppatori del Far East. “Dobbiamo raggiungere sul piano digitale la stessa autorevolezza che abbiamo conquistato in ambito meccanico e aerospaziale”, ha detto Oettinger, “a maggior ragione considerato il fatto che oggi i cavalli di una vettura non dipendono più dal suo motore, ma dal software che controlla il motore, scaricabile dal computer di bordo”.

Fantascienza? No, se si pensa che molti analisti considerano a portata di mano la possibilità di cambiare colore della carrozzeria effettuando il download di una manciata di bit e sfruttando le nanotecnologie. “La centrale operativa di Tesla (l’avveniristico car maker fondato da Elon Musk, ndr) si è accorta che la scocca delle vetture, oltre una certa velocità, era troppo bassa e rischiava di toccare il suolo”, spiega Marcello Tamietti, Connected Transportation Lead, Accenture Digital-Mobility. “Così ha riprogrammato da remoto la rigidità delle sospensioni risolvendo il problema senza che i proprietari nemmeno se ne accorgessero. Il concetto di firmware over-the-air è a tutti gli effetti già realtà”.

In Accenture lavorano ormai da anni sul concetto di auto come hub digitale: allo scorso Mobile World Congress sono state annunciate le partnership con Fca e Bmw. La prima su Uconnect Live (sistema di infotainment che offre a bordo musica e news, interazione con i social network e l’accesso a servizi diagnostici), la seconda sulla nuova versione della piattaforma Business Integration Platform (BIP) della casa bavarese, che nel giro di un paio d’anni implementerà il ConnectedDrive di Bmw con uno store che consentirà di acquistare servizi e app direttamente dal veicolo.

Sempre a Barcellona, Ford ha presentato il Service Delivery Network, soluzione basata sulla piattaforma di cloud Microsoft Azure, che permetterà alle vetture di scaricare tramite wi-fi e in maniera automatica gli aggiornamenti di sistema. Ma questo è solo l’inizio. Presto i costruttori si concentreranno anche sulla raccolta dei dati meccanici e biometrici dei passeggeri raccolti dalle auto per abilitare business di aziende terze. “Penso all’assicurazione telematica – dice Tamietti – che attraverso gli analytics studia il comportamento del guidatore al volante e calcola premi ritagliati sul suo profilo”. Visa ha dimostrato come sia possibile pagare il pieno di benzina senza uscire dall’abitacolo. “Il serbatoio è in riserva e il guidatore è al volante da diverse ore? – dice Tamietti – Una delle stazioni di servizio più vicine contatta il conducente e lo avvisa che se si ferma per il rifornimento avrà un caffè in omaggio”.

La vera rivoluzione, però, arriverà con l’introduzione dei self driving vehicles. Secondo Sergio Savaresi, full professor in Automatic control al Politecnico di Milano, travolgeranno l’intera industry. “La prospettiva non è ancora di breve termine, perché una delle componenti essenziali è la comunicazione V2V, da veicolo a veicolo”, spiega il docente. “E occorre un protocollo, il IEEE 802.11P, che prevede sistemi di connettività assai più complessi dei classici wi-fi e Bluetooth. Ma quando nel giro di una decina d’anni comincerà ad affermarsi la produzione di massa, le auto diverranno oggetti molto più semplici dal punto di vista dell’architettura, con una pesantissima struttura di tecnologie di controllo ma senza il volante. E non saranno più di proprietà privata”.

Esatto, per Savaresi le automobili diverranno un mezzo di trasporto pubblico. “Oggi prendo l’autobus, domani chiamerò la Google car, digiterò la mia destinazione e mi godrò il viaggio leggendo o guardando un video. Non si acquisteranno più vetture, salvo quelle di lusso o sportive, ma servizi di mobilità. Una cosa è certa: per tutti i player della filiera, a cominciare dai costruttori, il modello di business cambierà radicalmente”.

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