TELECOMUNICAZIONI

Modello Tim per Telefonica: lo Stato sale al 10%



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L’operazione condotta attraverso Sepi ricalca quella di Cdp in Italia: la quota di partecipazione ora supera quella dei sauditi di Stc al 9,9%. Si punta a una maggiore stabilità azionaria e a tutelare gli asset strategici

Pubblicato il 21 mag 2024



Telefonica

Lo Stato spagnolo ritorna importante azionista dell’ex incumbent Telefonica aumentando la sua partecipazione al 10%, in linea con l’obiettivo prefissato dopo che la multinazionale saudita Stc ha acquistato una quota del colosso delle telecomunicazioni nazionale. L’acquisizione del Governo è stata effettuata tramite Sepi, Sociedad Pública de Participaciones Industriales, a un prezzo di 4,03 euro per azione, per un costo totale dell’operazione di 2,85 miliardi di euro, secondo i dati forniti dalla stessa società al regolatore del mercato azionario spagnolo (Cnmv).

Secondo il quotidiano economico El Confidencial, anche la banca spagnola Caixabank, tramite la propria holding Criteria, avrebbe intenzione di raddoppiare la sua partecipazione in Telefonica, salendo al 10% come Madrid.

La Spagna risponde così all’operazione lanciata dal gruppo saudita Stc (Saudi telecom company), che ha rilevato il 9,9% di Telefonica per 2,1 miliardi di euro lo scorso settembre.

Telefonica è strategica: lo Stato spagnolo torna azionista

Sepi negli ultimi mesi ha gradualmente aumentato la sua partecipazione in Telefónica, “destinata a essere permanente” in quanto “fornisce alla società una maggiore stabilità azionaria per raggiungere i suoi obiettivi e contribuisce a proteggere le capacità strategiche” di Telefonica, “un’azienda chiave nel settore delle telecomunicazioni”. Il governo spagnolo aveva privatizzato la società o nel 1997, ora mira a intervenire per rafforzarla in quanto “molto importante e strategica per il Paese”.

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“L’operazione era stata annunciata a dicembre per riequilibrare i rapporti di forza con l’operatore saudita Stc che aveva rilevato un pacchetto di quasi il 10% (per un controvalore di 2,1 miliardi di euro)”, hanno commentato gli analisti di Intermonte. “Con questa operazione lo Stato spagnolo torna azionista di Telefonica a distanza di circa 26 anni. In Italia, Tim è partecipata da Cdp al 9,8% del capitale ordinario mentre NetCo vedrà un investimento di circa il 20% da parte del Mef e del 10% da parte di F2i per assicurare un presidio pubblico nella governance. NetCo vedrà infatti come principale azionista Optics Bidco con un 70%, di cui Kkkr al 60%, Adia (Abu Dhabi Investment Authority) al 10%”.

I rumors: anche Caixabank al 10%

Secondo quanto ha riportato il sito El Confindencial, la holding di investimento Criteria di Caixabank prevede di aumentare la sua partecipazione in Telefonica dal 4,9% al 10%. L’investimento porterebbe la quota di Criteria allo stesso livello di quella del fondo sovrano spagnolo Sepi, salito al 10% di Telefonica.

Stando alle indiscrezioni, Criteria comincerà ad effettuare gli acquisti per raddoppiare il proprio pacchetto azionario a partire da giugno, di fatto sostenendo la presenza istituzionale spagnola in Telefonica. Secondo quanto ricostruisce Cinco Dias, mentre Caixabank ha ridotto la sua partecipazione diretta in Telefonica alla fine di marzo al 2,51%, Criteria la ha aumentata all’inizio di aprile al 5,007%. Criteria è anche il principale azionista della Caixa con il 32%, davanti al 17% detenuto allo Stato attraverso il Fondo per la Ristrutturazione delle banche .

Le indiscrezioni sul raddoppio della quota di Telefonica detenuta da Caixabank tramite Criteria sono accolte con favore dalla Borsa di Madrid: il titolo dell’operatore, attorno alle 12, ha segnato un rialzo dell’1,03% a 4,23 euro, con la migliore performance tra i componenti dell’indice Ibex 35 che intanto cede lo 0,32%. Da inizio anno la quotazione di Telefonica registra un guadagno di oltre il 19%.

La partita strategica sul gruppo nazionale delle tlc

A settembre del 2023 il Governo spagnolo era salito al 3% di Telefonica per contrastare le mosse di Stc e aveva preannunciato la scalata al 10%. La portavoce dell’esecutivo di Pedro Sanchez, Pilar Alegria, aveva così commentato: l’operazione darà “maggiore stabilità azionaria” alla società e “salvaguarderà la sua capacità strategica”, aggiungendo che l’ingresso del settore pubblico nelle grandi aziende è una formula “utilizzata da altri Paesi”.

Telefonica è un’azienda di telecomunicazioni leader in Spagna e a livello internazionale” ha spiegato Sepi. “Svolge una serie di attività di importanza cruciale per l’economia, la ricerca, sicurezza, la difesa e il benessere dei cittadini”.

Il governo di Madrid sta ancora aspettando una risposta definitiva in merito all’acquisto di un ulteriore 5% da parte della multinazionale saudita. In tal caso, sarebbe superata la soglia del 10% del capitale sociale e, secondo la legge spagnola sulla protezione delle aziende strategiche, l’operazione di Stc richiederebbe il via libera del Consiglio dei ministri. Il premier Sanchez ha affermato lo scorso settembre che il suo esecutivo stava analizzando “attentamente” l’ingresso di Stc in Telefonica, assicurando che lo Stato dispone di meccanismi adeguati e dei controlli necessari per garantire “in ogni momento” la difesa e la sicurezza nazionale.

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