IL CASO

Net neutrality, At&t e Verizon fanno causa contro le nuove regole Fcc

In campo anche un pool di provider riuniti in USTelecom: presentata una petizione in tribunale. Le telco denunciano: “A rischio gli investimenti in broadband negli Stati Uniti”

Pubblicato il 14 Apr 2015

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Le nuove regole sulla net neutrality della Federal Communications Commission americana che bocciano l’Internet a due velocità e riclassificano la banda larga come pubblico servizio, passibile di un più pesante intervento regolatorio, scatenano (come previsto) l’azione legale dei provider del broadband. La USTelecom, associazione industriale che rappresenta le aziende che forniscono servizi di banda larga, ha presentato una petizione per invalidare le norme approvate dalla Commission.

La petizione è stata presentata presso la Corte d’Appello del District of Columbia non appena l’authority ha pubblicato ufficialmente le nuove regole sul Federal Register, requisito essenziale per presentare cause contro il nuovo impianto regolatorio (che entra in vigore a 60 giorni dalla pubblicazione sulla gazzetta federale). Gli esperti si aspettano che nuove cause faranno seguito a quella della USTelecom, entro i primi 10 giorni dalla pubblicazione ufficiale delle norme; in particolare, è attesa un’analoga petizione da parte della National Cable and Telecommunications Association.

USTelecom afferma nel suo documento che la petizione “complementa” una causa già presentata presso la stessa Corte d’Appello il 23 marzo.

Come noto, le nuove regole della Fcc vietano agli Isp di rallentare o bloccare il traffico su Internet ma anche di stringere accordi con le aziende dei contenuti per dare priorità ai loro dati. Le regole sono state approvate a febbrario e postate online il 12 marzo e riclassificano i fornitori della banda larga come “servizi di telecomunicazione” e non di informazione, come era prima.

“Siamo fiduciosi che le nuove regole della Fcc sull’open Internet reggeranno alla prova dei tribunali, perché proteggono consumatori e innovatori online”, ha commentato la Fcc.

USTelecom, tra i cui membri ci sono CenturyLink, At&t e Verizon, sostiene invece che le nuove norme sono “arbitrarie, incerte, un abuso dei poteri” della Fcc e violano varie leggi, regolamenti e procedure. “Riclassificare l’accesso a Internet su banda larga come servizio pubblico ribalta precedenti decisioni della Corte Suprema”, ha dichiarato il presidente di USTelecom Walter McCormick.

La causa chiede una revisione delle norme della Fcc se non un completo annullamento; gli Internet service provider americani ribadiscono di essere favorevoli alla net neutrality, ma è il piano della Fcc per regolare più pesantemente l’accesso a Internet a scatenare le proteste, anche per la natura poco chiara della supervisione del regolatore: quali comportamenti, e in base a quali criteri, potranno essere considerati “ingiusti o irragionevoli” da parte di fornitori come Comcast, Verizon e At&t? si chiede USTelecom. Un rappresentante di At&t ha affermato che le nuove regole della Fcc aprono “un periodo di incertezza che danneggerà gli investimenti in banda larga negli Stati Uniti”.

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