AUDIZIONE ALLA CAMERA

Ngn, Calabrò: “Telco col freno a mano tirato”

In audizione alla Camera, il presidente dell’Agcom “bacchetta” le telecom ed evidenzia il ritardo italiano in materia di infrastrutture ultrabroadband. Riflettori puntati anche sull’Agenda digitale: “Siamo lontani da obiettivi Ue, serve subito una cabina di regia in capo a Passera”

Pubblicato il 18 Gen 2012

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"I principali operatori di tlc, avanzano ancora con il freno a mano tirato relativamente alla realizzazione delle nuove reti a banda ultralarga". Il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, nel corso dell”audizione odierna alla Commissione Trasporti della Camera, ha puntato i riflettori sul ritardo italiano sia in tema di nuove reti sia in merito al conseguimento degli obiettivi dell’Agenda digitale europea. Se da un lato Calabrò ha "bacchettato" gli operatori dall’altro ha invece espresso il proprio apprezzamento nei confronti del governo Monti: "Salutiamo positivamente i passi avanti dell’attuale governo, con il quale è iniziata un’interessante interazione".

"L’Italia è molto indietro – ha detto Calabrò -. La copertura territoriale della fibra ammonta al 10%. Sono poco più di 2,5 milioni gli edifici cablati e gli accessi attivi sono circa 300mila". Secondo Calabrò siamo in una situazione di stallo considerato che il dato "è invariato grosso modo da 4 anni".

Calabrò ha inoltre "richiamato" il Paese a velocizzare la propria roadmap in materia di Agenda digitale: "L’Europa si è dotata di un’Agenda che traguarda ambiziosi risultati entro il 2020, ma noi siamo lontani da questi traguardi". Secondo Calabrò il contesto è "complessivamente ancora troppo tiepido verso il digitale". E da noi "spicca la contrapposizione tra lo sviluppo del mobile e lo stallo del fisso". In dettaglio Calabrò ha ricordato che gli accessi alla banda larga fissa ammontano a 13,3 milioni, corrispondenti a circa il 22% della popolazione, contro una media europea del 26%". E riguardo al mobile se è vero che "la banda larga si sta sviluppando fortemente, ciò non è sufficiente: la realizzazione di una rete in fibra ottica rappresenta una condizione imprescindibile per completare la modernizzazione del Paese e per estrarre i benefici dell’economia digitale".

Secondo il presidente dell’Authority è la legge sulla concorrenza a dover agire da "veicolo" per la messa a punto dell’Agenda digitale per l’Italia. E il presidente di Agcom non solo auspica "l’istituzione di una cabina di regia per l’agenda digitale gestita dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera", ma considera la creazione della cabina "non più procrastinabile".

Relativamente alle regole per l’accesso alle infrastrutture Ngn, approvate nei giorni scorsi dal Consiglio dall’Authority, Calabrò ha puntualizzato che "non è compito facile regolare qualcosa che non c’è, incidendo, attraverso la regolamentazione, sui profitti attesi e quindi sull’incentivo ad investire". Il presidente ha aggiunto che se da un lato "troppe regole ingessano un mercato che deve ancora svilupparsi", dall’altro "poche regole possono favorire alcuni soggetti a scapito di altri". "Ma di una cosa sono sicuro – ha puntualizzato -: replicare l’impianto delle regole del rame anche per la fibra significherebbe pregiudicare il futuro perché in tal modo le nuove reti non si realizzerebbero mai".

"Le nuove regole delineano un approccio equilibrato ai temi della concorrenza e della promozione degli investimenti", ha aggiunto Calabrò annunciando che nei prossimi mesi l’Autorità sarà impegnata nella "valutazione delle condizioni tecniche ed economiche dell’accesso alla rete", in particolare per quanto riguarda il risk premium e le regole sulle infrastrutture verticali all’interno degli edifici. Su quest’ultimo punto Calabrò chiede l’intervento del Parlamento "perché si evitino inutili duplicazioni, perché l’Autorità in questo senso non può intervenire".

Calabrò è intervenuto anche in materia di frequenze: entro gennaio – ha annunciato – l’Authority approverà il piano frequenze per cinque Regioni: Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia. Successivamente "spetterà alle istituzioni nazionali e locali far rispettare le leggi dello Stato e gli impegni presi. Diamo un segnale che il Far West dell’etere in questo Paese è finalmente finito. Diamo anche un segnale concreto di serietà anche al settore televisivo, rilasciando dopo decenni di provvisorietà i titoli autorizzatori definitivi".

"La completa conversione alla televisione digitale – ha aggiunto – deve avvenire entro la prima metà di quest’anno e le frequenze del dividendo digitale già aggiudicate (e già pagate) devono essere assegnate agli operatori mobili".

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