Ngn, Cicchetti (Telecom): “No a rete condominiale”

Il direttore Technology & Operations di Telecom Italia: “Disponibili a condividere gli investimenti sulle opere di ingegneria civile ma il modello ‘condominiale’ non ci interessa”. Bertoluzzo (Vodafone): “Una società per la fibra non è un condominio ma un progetto Paese”

Pubblicato il 13 Mag 2010

"Sì alla condivisione degli investimenti per le opere di
ingegneria civile, che poi sono quelle che pesano di più sulla
realizzazione delle nuove reti, ma nessun modello di rete
'condominiale". Questa la posizione di Oscar
Cicchetti
, numero uno della divisione Technology &
Operations di Telecom Italia, in merito alla proposta avanzata da
Vodafone, Fastweb e Wind sulla costituzione di una società della
fibra.

"Siamo interessati alle sinergie di investimento e
condivisione delle infrastrutture passive. A Milano, ad esempio,
faremo la Ngn utilizzando le infrastrutture già posate da
Metroweb, a dimostrazione che quando ci sono fibre da condividere
interessa anche a noi", ha detto il manager intervenuto al
convegno "Italia: inclusione digitale, condizione dello
sviluppo" organizzato a Roma da Nokia Siemens
Networks,Concetto ribadito anche dal presidente dell'azienda
Gabriele Galateri di Genola nel
corso del seminario "Il settore delle Telecomunicazioni come
esternalità per l'economia italiana" organizzato
dall'università Tor Vergata.
"Telecom farà la sua parte – ha detto -ma rifiutiamo gestioni
condominiali'.

Cicchetti ha inoltre auspicato la messa a punto di "un quadro
regolatorio chiaro e diverso dal passato" e ha ricordato che
l'Italia deve ancora colmare il digital divide. "Sarebbe
bello – ha detto – se con l'impegno di tutti si potesse colmare
definitivamemte il gap al 2012". Cicchetti ha ricordato poi
che in Italia "sono 56 i distretti industriali che non hanno
l'Adsl" e che dunque "è questa la priorità". E
ha puntualizzato che "nel piano industriale sono previsti
investimenti per ammodernare la rete in rame e per portare la fibra
ottica in 1,3 milioni di abitazioni al 2012 per poi arrivare a 10
milioni nel 2016". "Finalmente in Italia si comincia a
parlare di competizione sulle infrastrutture", ha commentato
in riferimento al progetto Ngn degli Olo, "un progetto che di
fatto riguarda le aree a maggiore redditività, visto che si parla
delle principali 15 città italiane, e pertanto non è affatto un
progetto di rete nazionale".

"Una società per la rete in fibra ottica che copra
inizialmente 15 città non è un condominio, ma è un progetto per
il Paese", ha replicato il numero uno di Vodafone Italia
Paolo Bertoluzzo. "Non stiamo discutendo di
singole iniziative, dobbiamo avere ambizioni chiare e un piano per
arrivarci, il dibattito è politico".

L'Ad di 3 Italia Vincenzo Novari ha giudicato
"risibile" il progetto di realizzare
un'infrastruttura parallela alternativa a quella di Telecom
Italia. "Ed è risibile anche sovrapporre reti su reti dove
c'è già ampia presenza di infrastrutture, come nelle grandi
città. Insomma, se ci sono uno o più operatori che vogliono
costruire reti nelle aree ricche del Paese che lo facciano, ma non
si dica che si tratta di un Progetto Paese".

Novari ha aggiunto che "se invece l'obiettivo è risolvere
in maniera strutturale il problema Paese allora per definizione
Telecom Italia deve essere parte del progetto con diversi
protagonisti, ossia soggetti pubblici, imprese, mondo finanziario,
enti locali". "Le aziende devono abbandonare la logica
dell'interesse personale se si vogliono davvero fare gli
interessi del Paese".

Da parte sua Corrado Sciolla, numero uno di BT
Italia ha dato la disponibilità dell'azienda a scendere in
campo in un progetto comune "ma solo a fronte di regole
chiare".

Il dibattito, seppur al momento non abbia sortito nulla di
concreto, secondo Francois De Brabant, presidente
di Between "è comunque molto positivo". "Qualcosa
finalmente si sta muovendo e la percezione sulla necessità della
banda larga sta salendo". "Ma se non c'è un progetto
di rete nazionale i soldi non si troveranno mai"

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