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Nomine, su Agcom e Privacy voto al Senato il 6 giugno

Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo. Intanto la politica pone l’accento sui criteri di scelta: al primo posto competenze e professionalità

Pubblicato il 30 Mag 2012

I senatori voteranno i componenti Agcom e Privacy un giorno prima dei deputati: il 5 giugno. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo del Senato. Sulla proposta ha votato contro l’Idv che ha chiesto più tempo. L’assemblea di Palazzo Madama ha però respinto la richiesta, confermando dunque il calendario stabilito.

“Abbiamo votato contro il calendario dei lavori dell’Aula in Capigruppo – spiega il vicepresidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Fabio Giambrone – perché siamo fermamente contrari al metodo scelto per l’elezione dei componenti del Garante della Privacy e dell’Agcom. Se avessimo dato più tempo ai cittadini, con i requisiti necessari, di presentare i propri curricula, fatta l’adeguata pubblicità attraverso una Commissione preposta ad esaminare, in seduta pubblica, i curricula stessi, tutti, Parlamento e cittadini, avrebbero capito i criteri di scelta alla base di due soggetti che devono essere terzi ai partiti. Abbiamo chiesto tempo e abbiamo proposto anche in Aula lo slittamento di una settimana, per consentire a chi avesse voluto di mandare i curricula e al Senato di esaminarli fino in fondo e nel merito. Constatiamo con rammarico che, ancora una volta – conclude Giambrone – ha vinto la maggioranza del corporativismo e della poca trasparenza, a danno della professionalità”.

Intanto Roberto Zaccaria (Pd) conferma le indiscrezioni su una sua candidatura a commissario. “Sì, mi candido all’Agcom – afferma – In realtà la mia candidatura nasce a settembre quando ne ho dato comunicazione al mio partito e al mio gruppo, chiedendo di essere valutato per la mia esperienza nel settore. Domani scriverò anche al presidente della Camera Gianfranco Fini”. Rispetto alle critiche di chi non vuole che un parlamentare sia eletto in un’Autorità di garanzia, Zaccaria replica spiegando che “la legge istitutiva dell’authority non la concepisce come organo separato. Indipendente sì, ma non separato. Anzi è richiesto il rispetto di un criterio di rappresentatività, tra maggioranza e minoranza, tant’è vero che serve il voto del Parlamento. Lì, poi, si fanno leggi, ordinanze, sentenze… Io credo di saperlo fare bene”. L’ex presidente della Rai non può ambire però alla presidenza. “Per questo servono i due terzi della commissione trasporti. E nella mia esperienza precedente – spiega Zaccaria riferendosi al vertice di Viale Mazzini- almeno una persona, nel Pdl, credo di essermela inimicata”.

Sempre in casa Pd, Michele Meta capogruppo in commissione Trasporti e Tlc della Camera, ricordando le modalità di nomina del presidente – il premier indica un nome voto dei due terzi dei membri delle commissioni competenti – sottolinea che “il gruppo del Pd ribadisce che ciò deve avvenire a condizione che sia prevista un’audizione del candidato selezionato dalla presidenza del Consiglio dei ministri, in un quadro di trasparenza che evidenzi le ragioni ed il percorso della scelta. Analoga procedura va applicata per l’elezione del presidente e dei due membri della costituenda Authority dei Trasporti’.

“A tal proposito, come è noto, insieme al collega Lovelli abbiamo presentato – prosegue Meta – una risoluzione per garantire ai parlamentari i quali devono votare i membri di authority così importanti per la regolazione nei settori delle telecomunicazioni e dei trasporti, di conoscere per tempo i curricula, i percorsi professionali e le caratteristiche dei candidati così come si fa in Europa. Non a caso, in Italia, la nascita e la scelta dei componenti dell’Authority per l’Energia, modellata sull’esperienza europea, e’ stata quella che ha funzionato meglio”.

In occasione del rinnovo del Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, scende in campo anche la Rea – Radiotelevisioni Europee Associate, l’associazione delle emittenti radiotelevisive locali, che ha rivolto un appello ai Parlamentari, al Governo e al Capo dello Stato affinché siano nominati membri autenticamente indipendenti e di alto livello professionale. Nell’appello è tracciata una critica sulla gestione Calabrò a proposito dello switch off televisivo e della indifferenza per la soluzione delle problematiche relative alla rete, alla radio digitale, al diritto d’autore, all’uso privato della Guardia di Finanza in difesa della Scf, al piano di assegnazione delle frequenze televisive, alla piano di numerazione dei programmi dal telecomando Lcn, al disinteresse sulle indagini di ascolto radiofoniche. L’appello è trasmesso in radio e tv da centinaia di emittenti locali.

E sempre sul tema del rinnovo della autorità questa mattina Articolo 21 è stata ricevuta dal presidente della Camera. La delegazione che ha incontrato Gianfranco Fini, composta dal presidente Federico Orlando, Tommaso Fulfaro, Giuliano Montaldo, Roberto Mastroianni e dai parlamentari Giuseppe Giulietti e Fabio Granata – ha consegnato i curriculum vitae di alcuni candidati. I cv saranno trasmessi prima della votazione ai deputati e ai Gruppi parlamentari secondo quanto già comunicato dal presidente della Camera nella riunione della Conferenza dei Capigruppo della scorsa settimana.

Il prossimo 5 giugno il presidente Fini incontrerà anche una delegazione del gruppo “Quote rosa in Agcom” che da giorni anima il dibattito in Rete sulla necessità che almeno uno dei nuovi commissari sia una donna. Sempre sul versante quote rose si fanno le sentire le associazioni Se non ora quando e Giulia (Giornaliste Unite Libere Autonome) che in una nota congiunta puntano il dito contro il governo. “Il governo ha un’occasione per parlare alle donne italiane: faccia nomine di eccellenza e fra questi nomi ve ne siano di donne”.

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