LO STUDIO

Nomisma: Business Intelligence troppo costosa per le aziende italiane

Nomisma: poche le imprese con la disponibilità economica per investire in BI, anche se il 63% progetta prima o poi di farlo e solo il 13% non la ritiene necessaria. Serve un’offerta più articolata e tarata sulla domanda, anche delle Pmi, e sostegno politico alla spesa in innovazione

Pubblicato il 05 Dic 2013

La caduta del 4,0% del mercato dell’Information technology in Italia rispetto a un trend positivo per l’Europa non va attribuita a una contrazione del numero di imprese interessate ai processi di informatizzazione, ma alla loro ridotta disponibilità economica: rispetto al 2010 si è allargato il bacino di imprese che spendono in software e servizi informatici (dal 70,9% al 79,6%), ma si è ridotta la loro capacità di spesa (quasi i due terzi delle imprese spende solo l’1-2% del fatturato). E’ da questo presupposto che gli analisti di Nomisma partono per illustrare i dati del loro III Rapporto sulla Business Intelligence, realizzato con la promozione di Iconsulting.

L’Istituto bolognese offre una mappatura evolutiva del grado di penetrazione delle soluzioni di Business Intelligence tra le imprese italiane. Molte ancora non usano questi sistemi, ma se da un lato aumenta la percentuale di coloro che non conoscono in maniera approfondita gli strumenti di BI, dall’altro si riduce drasticamente il numero delle aziende (dal 41,7% del 2010 al 13,7% del 2012) che non li ritengono necessari.

Secondo Nomisma ciò indica che la diminuzione della richiesta di BI è dovuta non tanto a un giudizio di irrilevanza quanto a problemi strutturali come i costi troppo elevati (65%) e le tecnologie troppo complesse (23%).

Questo nodo è evidenziato da un altro dato: se nel totale delle imprese intervistate, la maggioranza (63,2%) dice di avere intenzione di investire nella BI, la percentuale scende drammaticamente se si considerano solo le imprese realmente in grado di farlo (16,9%) e quelle che realmente potenzieranno i propri strumenti di BI (13,1%).

Per Nomisma, è necessario trovare nuovi e più efficaci canali di comunicazione che riescano a sensibilizzare le imprese sui vantaggi in termini di competitività derivanti dall’utilizzo dei sistemi di BI, per convincere le imprese che l’investimento “paga”: quelle che già hanno utilizzato strumenti di BI riferiscono di aver ottenuto un miglioramento nella loro organizzazione aziendale (40,1%), nel processo decisionale (28,4%) e nell’ottimizzazione dei costi (25,6%). Le aree che ne beneficiano maggiormente sono quella amministrativa (63%) e quella commerciale (24,1), mentre i maggiori utilizzatori risultano i responsabili di settore (50,9%), i Top manager (36%) e gli analisti di settore (13,1%).

Sarebbe importante anche potenziare l’offerta per le piccole imprese: “Non sono soltanto le grandi imprese a investire e innovare in direzione di sistemi di BI“, sottolinea Marco Marcatili, analista economico Nomisma e responsabile del Rapporto. “Anche le piccole e medie imprese sono attente al mercato, sebbene la congiuntura economica abbia rallentato questo tipo di sviluppo innovativo. Ma all’aumentare di un interesse della domanda non corrisponde un’offerta altrettanto articolata e gli strumenti a disposizione sono destinati al mondo delle grandi imprese. Come accade ad esempio in altri Paesi europei bisognerebbe tarare il sistema dell’offerta sulla struttura della domanda ed occorrerebbe affrontare nel concreto la questione delle modalità del sostegno di politica economica allo sviluppo e all’utilizzo di tecnologie innovative, in un’economia moderna, ma con importanti sacche di arretratezza, come quella italiana. Anche nel settore della Pubblica amministrazione ci sono stati degli investimenti, ma la digitalizzazione promessa non è partita. È dal settore pubblico che dovrebbe partire la spinta per un modello di operatività collettiva e integrata a partire dall’utilizzo di quel grande patrimonio di dati che derivano dal territorio”.

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