IN PIAZZA

Novembre di scioperi, Tlc nel mirino dei sindacati. Il Mise convoca il tavolo

Ericsson e Tim le aziende oggetto delle proteste di piazza annunciate dalle principali sigle nelle giornate del 15 e del 21 novembre. In ballo il futuro dei lavoratori. Confronto con il governo il 22 novembre

Pubblicato il 08 Nov 2018

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Le Tlc italiane nel mirino dei sindacati. Che annunciano dura battaglia e si preparano a scendere in piazza.  Ericsson e Tim le aziende “coinvolte”. È convocato per il 15 novembre dalle 9 alle 11 lo sciopero per le questioni salariali di casa Ericsson. Ad annunciare lo stop su tutto il territorio nazionale le segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Uil, Uilcom-Uil e Ugl-Telecomunicazioni. E dopo la mobilitazione il Mise chiama intorno a un tavolo i sindacati di categoria “per un confronto sulle telecomunicazioni”. L’incontro si terrà il 22 novembre.

“Nonostante le roboanti dichiarazioni dei vertici di Ericsson sulla crescita, annunciano ai sindacati la disdetta di tutti i contratti aziendali dal 1974 ad oggi, causando tagli economici e normativi, pesanti per le tasche dei dipendenti e assolutamente ingiustificati. Si va dalla riduzione dei tickets alla riduzione del valore di voci di trasferta, dalla reperibilità al taglio delle ore di permesso alla gestione di ferie maturate, dal telelavoro al rimborso chilometrico, alle ore aggiuntive, fino a togliere la 14° mensilità”, si legge in una nota congiunta. Secondo i sindacati “nonostante siano cambiati lo scenario economico e le prospettive di crescita” si va avanti “con una politica depressiva volta al taglio lineare dei costi, dove per costi s’intende, la retribuzione diretta e indiretta dei dipendenti”. L’appello è di “discutere di crescita, di redistribuzione, di premio di risultato e di valutazione delle performance”. E si punta anche su formazione e aggiornamento professionale continuo nonché nuove assunzioni”.

È fissato per il 21 novembre alle ore 11 il presidio di lavoratori Tim di fronte alla sede del Ministero dello sviluppo economico in via Molise a Roma. “Il Ministro del Lavoro in occasione della firma dell’accordo sulla solidarietà si era impegnato a convocare le organizzazioni sindacali di categoria per aprire un tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico sul comparto delle Tlc, sul futuro del Gruppo Tim e della Rete in quanto detentore della “Golden Power”: purtroppo a distanza di 4 mesi non è arrivato nessun riscontro con il rischio che gli accordi sottoscritti non siano sufficienti a scongiurare ulteriori esuberi. Una situazione sempre più preoccupante, denunciano i sindacati che hanno formalizzato a fine ottobre una richiesta di incontro urgente anche al Presidente del Consiglio”, si legge in una nota congiunta di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

“Il gruppo Tim, nonostante i colpi subiti in questi ultimi venti anni, ha ancora oggi enormi potenzialità e, per quanto ci riguarda, ribadiamo con forza la necessità che deve rimanere integro ed in tal senso ci batteremo contro ogni ipotesi, da chiunque provenga, di spezzatino del gruppo che comporterebbe innanzi tutto esuberi di migliaia di lavoratori – prosegue la nota. Le OO.SS. e l’insieme dei lavoratori del Gruppo Tim vedono una grande azienda del Paese che rischia di spegnersi giorno per giorno nell’indifferenza della politica con il rischio di disperdere un grande patrimonio produttivo ed occupazionale”.

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