LA RELAZIONE

Organo di Vigilanza: “Open Access funziona”

Il presidente Antonio Sassano: “Il modello di equivalence of output utile anche per la transizione alle Ngn”. Il presidente di Agcom Angelo Marcello Cardani: “La non discriminazione costituisce il principio cardine dell’attività regolatoria”

Pubblicato il 13 Mar 2013

Open Access, la struttura di Telecom Italia che ha il compito di garantire la parità di accesso alla rete fissa di Telecom da parte degli Olo (operatori alternativi), funziona e continuerà a lavorare per assicurare l’equivalence of output, anche nella fase di passaggio alle reti di nuova generazione. Questo in sintesi il messaggio della relazione annuale dell’Organo di vigilanza per la parità di accesso, illustrata dal neopresidente Antonio Sassano, alla presenza di Angelo Cardani, presidente dell’Agcom, Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia, Renato Soru, presidente e amministratore delegato di Tiscali e di Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria.

Sassano ha sostenuto la bontà e l’efficacia del modello di equivalence of output adottato da Open Access in linea con gli impegni sottoscritti da Telecom Italia con l’Agcom nel 2009 secondo cui i prodotti wholesale offerti agli Olo ed i loro prezzi dovranno essere simili a quelli destinati alle funzioni commerciali di Telecom.

“La nostra missione è di continuare a lavorare adottando con il modello di equivalence of output – ha detto Sassano – nel quadro dei limiti precisi e invalicabili posti dagli impegni previsti dalle delibere Agcom, su cui l’Organo di Vigilanza è chiamato a vigilare e di cui deve promuovere il corretto adempimento da parte di Telecom Italia”.

Una sfida importante, quella di Open Access, visto che “a livello europeo, la Raccomandazione della Commissione Europea in tema di non discriminazione, attualmente al vaglio del Berec (L’organismo che raccoglie regolatori delle comunicazioni elettroniche dell’Ue a 27) indica il nostro modello di equivalence of output come soluzione complementare al modello di equivalence of input rappresentato dall’esperienza di Ofcom e Openreach”.

Alle critiche degli Olo sull’esperienza di Open Access (solo Soru era in sala alla presentazione), Sassano ha risposto sottolineando che “il sistema degli impegni ha dato prova positiva”. Certo, tutti i benefici non sono ancora dispiegati, anche per “le vischiosità che accompagnano un ridisegno di processi organizzativi così significativi e complessi”. Il presidente di Ogv si è quindi detto determinato ad operare per “favorire il superamento di ogni eventuale criticità e contribuire in tal modo a rendere oggettivamente rilevabili da tutti le notevoli potenzialità del modello dell’equivalence of output”. Un work in progress, dunque, che con la collaborazione di tutti – Telecom, Olo, Agcom, Organo di vigilanza – mira ad assicurare anche nel quadro dell’evoluzione tecnologica “una reale parità di accesso a tutti gli operatori”.

D’altra parte, la Commissione Europea lascia ai singoli stati la possibilità di scegliere in maniera flessibile il modello più efficiente di accesso alla rete fissa, per garantire la competizione ma anche gli investimenti necessari alla realizzazione delle reti di nuova generazione e gli obiettivi dell’Agenda Digitale 2020.

Angelo Cardani, presidente dell’Agcom sottolinea la validità dell’esperienza del modello di equivalence of output. “Ciò non significa che il modello attuale non sia perfettibile, né che sia opportuno abbassare la guardia”, ha rimarcato. “Nell’ambito del complesso sistema di regole definito dall’Autorità, la non discriminazione costituisce principio cardine dell’intervento regolamentare – ha sottolineato ancora il presidente di Agcom – finalizzato alla garanzia della concorrenza, non come obiettivo in sé, ma come strumento per garantire l’efficienza, la qualità e l’innovazione nei servizi di telecomunicazione a vantaggio dei consumatori e del sistema produttivo del Paese. Tanto che (la non discriminazione ndr) è stata individuata dalla Commissione Europea come uno degli elementi di composizione del trade-off regolamentare”.
Il sistema di equivalence attualmente vigente in Italia è, per certi versi “disegnato in maniera tale da essere future proof – sottolinea Cardani – e valido anche nell’accesso alla fibra ottica, per tutelare la concorrenza anche nel passaggio alle nuove reti”.

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