CONSIGLIO UE

Parisi: “Agenda digitale, bene Letta male la Ue”

Il presidente di Confindustria digitale commenta l’esito del Consiglio europeo: “L’Europa ha perso l’occasione di darsi una politica di crescita con un vero digital compact”. E lancia l’allarme: “Così saremo tagliati fuori dai processi di sviluppo globale”. Sul governo italiano: “Positivo destinare il 10% dei fondi Ue alla banda larga”

Pubblicato il 25 Ott 2013

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“Nonostante lo sforzo importante del Governo italiano ed il contributo forte e diretto del premier Enrico Letta, l’Europa ha perso una grande occasione: quella di darsi una politica di sviluppo”. E’ evidentemente deluso Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, dal documento finale sull’Agenda digitale, emerso dal Consiglio europeo appena chiusosi a Bruxelles.

“Del resto anche Letta, che tanto ha spinto sul tema dell’Agenda digitale, temeva che accadesse questo – afferma Parisi – Noi abbiamo solo parole di sconforto”. Senza mezzi termini, il presidente di Confindustria digitale evidenzia che “dal ‘digital compact’ si è paradossalmente approdati ad un ‘should digital compact'”.

Nel documento, continua Parisi, “ogni punto è farcito di condizionale”. “Insomma, per l’Europa è un’occasione persa” ribadisce. L’unico punto positivo per Parisi è “l’input emerso al vertice Ue sul mercato unico digitale e delle tlc”, ma, aggiunge subito, “ci sono molte richieste di approfondimenti da parte di molti Paesi, per cui, vista la scadenza elettorale europea a maggio prossimo, non credo che entro aprile il nodo possa essere sciolto”.

“Certo – prosegue ancora Parisi- se questi sono i tempi con i quali l’Ue si dà le regole e stabilisce le sue politiche, tempi lunghissimi per la digital economy, allora l’Europa sarà tagliata fuori” dai processi di sviluppo globali. Il presidente di Confindustria digitale lancia quindi un appello agli operatori del mercato: “Vadano avanti nonostante il contesto europeo non favorevole”. Infine, per Parisi, “è molto positivo l’annuncio di Letta emerso dall’incontro con i leader dell’Ue di voler investire nello sviluppo delle infrastrutture digitali il 10% dei fondi strutturali che spettano all’Italia tra il 2014 ed il 2020″. L’Italia, taglia corto Parisi, “va avanti sul digitale e noi industriali faremo da soli”.

Se per Confindustria digitale il Consiglio europeo, appena chiuso a Bruxelles, è stata un’occasione persa sull’Agenda digitale, la Commissione Ue ha invece dettato, già dal 2010, per i Paesi membri regole stringenti che, entro il 2020, dovranno traghettare l’Europa verso la digital economy. L’Ue ha chiesto politiche e azioni che, entro sette anni, alzino gli standard di digitalizzazione e modernizzazione delle infrastrutture, delle pubbliche amministrazioni e delle imprese europee. E la tabella di marcia dettata dalla Commissione è davvero serrata. Con risultati che dovrebbero arrivare fin da quest’anno.

Il primo passo, stando all’elaborazione di Confindustria Digitale su dati della Commissione Europea e degli Osservatori School of Management Politecnico di Milano, dovrà infatti essere compiuto a chiusura 2013, anno in cui l’Unione chiede la copertura in banda larga di tutto il territorio. Attualmente la copertura standard (almeno 2 Mb/s) ha raggiunto ormai il 99% in 18 dei 28 paesi membri, risultato ottenuto solo grazie all’integrazione delle reti fisse con quelle mobili e satellitari. La copertura totale della banda larga fissa, invece, è prossima al target del 100% solo in 10 Paesi. L’Italia è al 96%, mentre la media Ue28 è 95,5%. Poi si dovrà passare agli impegni da rispettare entro il 2015.

Entro due anni da oggi, l’Europa chiede ai Paesi membri di portare al 50% di popolazione che acquista on-line, al 25% i cittadini che interagiscono con la P.a. compilando e inviando moduli on-line, al 33% le imprese che vendono sul web, al 20% la popolazione che compra on-line fuori dai propri confini, al 75% gli utenti regolari di internet, al 60% le persone svantaggiate utenti di internet. Infine, sempre al 2015, la Commissione chiede di abbassare al 15% la quota di persone ‘analfabete digitali’, cioè che non hanno mai usato internet. Infine, è un altro diktat dell’Ue, al 2020 i Paesi membri devono raddoppiare la spesa pubblica in Ricerca & Sviluppo nel settore Ict, portandola a 11 mld di euro, target ancora lontano visto che la spesa in Ue oggi arriva a sfiorare i 7 mld di euro.

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