TELECOM ITALIA

Patuano: “Noi investiamo, ma servono regole chiare”

L’Ad di Telecom Italia: “La normativa deve essere a garanzia della concorrenza e degli investimenti”. Su Cdp: “Sì al dialogo purché non ci rallenti”. E sull’indagine della Consob: “Siamo tranquilli”

Pubblicato il 18 Nov 2013

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“Dobbiamo smettere di parlare e iniziare a fare, cominciare a investire. Dobbiamo agire”. Lo afferma l’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, nel corso del suo intervento a un convegno organizzato dal Financial Times, commentando le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Enrico Letta, sulla necessità di spingere sugli investimenti per la rete di nuova generazione.

“Perché dobbiamo discutere ogni volta che cerchiamo di fare qualcosa? E’ importante colmare la lacuna, che c’è “ammette Patuano, parlando del ritardo dell’Italia sulla rete di Tlc, ma “bisogna agire e farlo rapidamente”.

Patuano ricorda che “negli ultimi tre anni, solo sulle infrastrutture di prossima generazione fissa e mobile investiremo 3,4 miliardi di euro, parte di un più ampio piano di 9 miliardi di investimenti”. L’investimento è previsto dal piano 2014-2016: di queste risorse 1,8 miliardi sono dedicati allo sviluppo dell’ultrabroadband fissa, 900 milioni all’ultrabroadband mobile e 700 milioni alla realizzazione di nuovi data center per lo sviluppo di cloud computing e connessioni in fibra internazionali.

Sulla necessità che l’Italia recuperi il ritardo nella diffusione della banda larga e ultralarga – secondo il manager – ha ragione Letta quando dice “che c’è una lacuna da colmare e che bisogna agire rapidamente: è esattamente quello che vogliamo noi”.

Questo perché è “importante – spiega – aprire una stagione di realizzazioni, smettere di parlare e cominciare ad investire”. Ciò detto “tutti coloro che investono -ricorda- hanno chiaro il principio di ritorno sull’investimento”. Di qui la necessità di aprire un faro su una normativa che non sia solo, sottolinea l’Ad, a favore della concorrenza, “che pure è un principio che ha portato all’abbassamento dei prezzi e alla qualità dei servizi nella telefonia mobile”, ma che guardi anche al ritorno degli investimenti.

In ogni caso bisogna, per ora, lasciare da parte il dibattito “e concentrare ogni energia nell’agire”, ribadisce Patuano. “La domanda verrà, ma non possiamo aspettare oltre, lo sforzo va fatto adesso e per farlo chiediamo non solo il sostegno di chi redige le norme ma anche della pubblica amministrazione e dei comuni che ci devono consentire di realizzare le opere civili necessarie”.

Secondo Patuano “dobbiamo fare di più rispetto al passato, prevedendo un piano per la banda larga fissa da affiancare alla banda mobile”. “Per fare questi investimenti dobbiamo rafforzare il capitale e la liquidità – aggiunge Patuano – La concorrenza di soggetti infrastrutturati è una competizione sana. La differenza si farà sui servizi. Si sta aprendo una nuova stagione per le telecomunicazioni”.

In questo contesto la compagnia è pronta ad assicurare la “massima collaborazione” al tris di esperti nominati dal governo che dovranno realizzare un rapporto sullo stato della rete telefonica.

Focus anche sul rapporto con la Cassa Depositi e Prestiti. Telecom Italia “non ha mai detto di non voler più discutere o parlare con Cdp” per una eventuale collaborazione sulla rete, ha precisato il manager. Dopo l’abbandono del progetto di scorporo societario della rete con l’approdo al modello di equivalence of input, Patuano ha spiegato che “oggi siamo occupati a far partire prima il piano di investimenti, ma non abbiamo mai detto di non voler più discutere o parlare con la Cdp. Se ci saranno le condizioni in futuro vedremo, ma non deve essere un motivo per rallentare i progetti”.

Telecom Italia, dunque, andrà avanti con il modello cosiddetto di equivalence of input per la rete, vale a dire parità di accesso per tutti gli operatori “volontariamente” senza “bisogno di essere spinti o incentivati”. “Quello che dobbiamo fare – dice Patuano – è iniziare. Abbiamo dedicato circa un anno a cercare di realizzare qualcosa di unico, poi l’ultima considerazione è stata quella di chiederci se attendere un altro anno o iniziare, per venire incontro alle richieste degli altri operatori, con la pratica migliore definita a livello europeo”.

Parlando ancora degli investimenti l’Ad spiega che “dobbiamo essere sicuri che l’occupazione venga mantenuta, non solo quella di basso livello, ma anche a livello di ricercatori; poi c’è il tema della sicurezza nazionale, anche se sono un po’ scettico circa il fatto che la sicurezza nazionale passi attraverso l’ultimo miglio”.

Il manager assicura che “consentiremo a tutta la catena di valore di continuare a operare e funzionare e garantiremo che la sicurezza nazionale rimanga un argomento che teniamo in massima considerazione”.

Il manager coglie l’occasione anche per chiarire sulla vendita dell’Argentina. “L’operazione Telecom Argentina è assolutamente trasparente – evidenzia – C’era un’offerta importante e il board l’ha giudicata favorevolmente”.

Telecom è “tranquilla” sul lancio del prestito convertendo su cui si sono sollevate polemiche da parte di alcuni azionisti di minoranza sul fatto che possano esserci state informazioni privilegiate che non avrebbero garantito parità di accesso al bond per tutti quanti. “Il convertendo – ha spiegato l’Ad – è una formula per eseguire un’operazione molto rapidamente e Telecom Italia ha l’obiettivo di partire rapidamente. Abbiamo un rafforzamento di oltre 2 miliardi della nostra posizione finanziaria”. “Sul fatto che ci sia stata informazione privilegiata – ha aggiunto Patuano – ci sta lavorando la Consob e noi siamo rispettosi del lavoro dell’autorità e siamo tranquilli”.

Infine il “caso” Marco Fossati. “Fossati ha presentato una traccia di piano in cui mi sono riconosciuto. E’ importante avere una visione condivisa con un grande azionista, che possiede il 5% di Telecom Italia”, sottolinea Patuano, aggiungendo che “per quanto riguarda invece le tematiche dell’indipendenza del Cda, ci vedremo in Assemblea. Sono convinto che il Cda stia facendo un lavoro di indipendenza rispetto agli azionisti”.

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