La possibile privatizzazione di Orange, il sostegno al piano nazionale per la banda larga e il tema del consolidamento del mercato. È un telco-dossier piuttosto caldo quello che il neo presidente francese Emmanuel Macron si ritrova sul tavolo. Finiti i festeggiamenti, la macchina esecutiva si è messa in moto da ieri con la formazione del nuovo esecutivo, guidato dal premier Edouard Philippe. Fra tutti gli ambiti di manovra, si registra un’attesa particolare per le mosse del successore di François Hollande sul fronte telecomunicazioni, settore in cui lo Stato francese ha sempre avuto e ha tuttora un ruolo importante.
Si pensi al fatto che fra gli azionisti di Orange figura una quota pubblica al 23%, che rende il Governo di Parigi l’azionista di controllo dell’ex monopolista francese. Il dibattito sulla privatizzazione della compagnia, sostiene La Tribune, potrebbe ora tornare nel vivo: la prospettiva di fare cassa potrebbe ingolosire il leader di En Marche. Lo scorso mese, parlando ad Election Libre, Macron ha dichiarato che la posizione pubblica in Orange potrebbe “evolvere” e che la compagnia “non è un’azienda che opera nel nucleare o nella difesa né assicura un servizio pubblico in monopolio”.
Un’apertura mitigata da due fattori che l’ex ministro dell’economia, dell’industria e del digitale ha tenuto a specificare. Da un lato, il “ruolo di stabilizzazione in un contesto dalle evoluzioni importanti” svolto dallo Stato francese. Un’espressione letta da molti come la necessità di valutare le dinamiche che una dismissione della quota pubblica potrebbe innescare sul mercato. Grandi gruppi come Bouygues e Vivendi, scrive La Tribune, avrebbero più di un interesse a mettere le mani sulla partecipazione pubblica.
Il primo per gettare eventualmente le basi per un nuovo tentativo di fusione con Bouygues Télécom e recuperare così i ritardi accumulati sul fronte del business di rete fissa. Il secondo per accelerare i processi di integrazione media-telco tanti cari al patron Vincent Bolloré, spesso indicato come potenziale acquirente di Orange. La campagna d’Italia di Vivendi passata da Telecom prima e Mediaset poi è forse il migliore esempio delle mire strategiche della media company. Anche l’altro grande giornale economico francese, Les Echos, rilancia l’ipotesi di dismissione della quota pubblica in Orange calcolando un potenziale incasso di 9 miliardi di euro alle attuali valutazioni borsistiche della telco (40 miliardi). Nel caso in cui Macron optasse per la cessione totale delle quota, scrive il giornale, è probabile che indirizzi la ricerca dei potenziali acquirenti verso investitori di lungo periodo.
Ma l’interesse dei grandi gruppi francesi non è l’unico fattore che Macron deve considerare. C’è infatti anche da ricordare che, essendo azionista di Orange, il Governo è in campo anche per il piano France Thd (France Très Haut Débit) che punta a portare la banda larga in tutto il Paese entro il 2022. Il peso dell’esecutivo in un progetto di importanza cruciale per la digitalizzazione della Francia e il sostegno all’imprenditoria innovativa, spiega il giornale francese, si ridurrebbe notevolmente con la cessione della partecipazione in Orange ai privati.
Proprio la partita nazionale per la copertura del Paese con le connessioni ultra-veloci è il secondo punto delicato del telco-dossier nelle mani di Macron. A prescindere dalle scelte che verranno prese rispetto alla quota Orange, al governo spetta infatti il compito di assicurare la prosecuzione spedita dei cantieri. Sul piano nazionale da 20 miliardi si aggira, secondo il giornale economico-finanziario, qualche ombra legata alla fase esecutiva. L’esecutivo sarà infatti chiamato a scongiurare il rischio di una connessione fratturata del Paese, visto che ci sono zone meno abitate in cui gli operatori non sembrano disposti a spendere più di tanto. Esattamente lo stesso problema nato in Italia con la creazione del piano Bul. A casa nostra si è scelta la carta del sostegno pubblico nelle aree a fallimento di mercato. Bisognerà vedere se Macron sceglierà una strada simile o tirerà fuori dal cilindro un’altra opzione.
C’è infine il tema del consolidamento del settore che, prevede La Tribune, tornerà ad animare il dibattito politico ed economico. O meglio innalzerà l’intensità della discussione visto che di ritorno a 3 grandi attori nel mercato francese delle Tlc non si è mai smesso di parlare. L’ultimo tentativo degno di nota di spingere in questo senso è stato il tentativo di fusione fra Orange e Bouygues Télécom, naufragato ad aprile dello scorso anno. Entrambe le società, commentando le performance del 2016, hanno ammesso che il tema “potrebbe riemergere”. Le ragioni che negli anni hanno spinto i big a discutere di un consolidamento, ha sottolineato il ceo di Orange Stéphane Richard, “esistono ancora” e tra queste il numero uno dell’ex monopolista ha citato “la necessità cruciale di investire sulle reti del futuro: fibra ottica, 4G e 5G”. Qualora ci fosse un nuovo tentativo di convolare a nozze, è ovvio che il ruolo del presidente Macron sarà determinante. Bisognerà vedere anche come si comporteranno gli altri grandi operatori (Iliad, Numéricable-Sfr) in questo contesto
Quando le due compagnie provarono a fondersi fu proprio l’ex ministro dell’economia a imporre paletti giudicati inaccettabili da Bouygues. Una fusione potrebbe avere naturalmente un impatto importante sugli investimenti nelle nuove reti. Non necessariamente positivo secondo l’Autorité de régulation des communications électroniques (l’equivalente francese dell’Agcom italiana), che per voce del suo presidente Sébastien Soriano ha paventato rischi negativi per gli investimenti infrastrutturali nel caso di una riduzione degli operatori.
Insomma, risulta chiaro che il mercato francese delle telco sarà uno dei punti più caldi dell’agenda di Macron e dell’esecutivo. Non è un caso che durante la campagna elettorale il giovane presidente sia stato spesso accompagnato da Didier Casas e Bernard Mourad, ex grandi dirigenti rispettivamente di Bouygues e Sfr (secondo operatore mobile francese). Saranno probabilmente anche i loro consigli a indirizzare la strategia del nuovo presidente francese per la crescita delle Tlc in Francia.