REGULATION

Post-net neutrality, ecco cosa dice l’authority Usa

In un comunicato la Federal Communications Commission spiega come riclassifica l’accesso a Internet broadband e dichiara di puntare a ridurre il digital divide americano. Eliminazione della regolamentazione “ex ante” e introduzione di controlli “ex post”. “Ripristinato il quadro regolatorio che da sempre vigeva negli Stati Uniti” e che ha permesso negli ultimi 20 anni “di stimolare la crescita, l’apertura e la libertà di Internet

Pubblicato il 18 Dic 2017

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La Federal Communications Commission americana, in linea con quanto indicato da Donald Trump, ha votato giovedì a favore dell’abolizione delle norme sulla neutralità della Rete volute da Barack Obama. Secondo quanto scrive l’authority nella nota ufficiale con cui ha dato l’annuncio dell’esito del voto, la Fcc ha “ripristinato il quadro regolatorio che da sempre vigeva negli Stati Uniti” e che si caratterizza per l’approccio light-touch – un approccio che la commissione definisce “bipartisan” e che ha permesso negli ultimi 20 anni “di stimolare la crescita, l’apertura e la libertà di Internet“. Una replica diretta a chi sostiene che è invece la net neutrality a consentire di mantenere Internet aperto e libero e di favorire l’innovazione contro i grandi monopoli. Diversi media Usa non hanno esitato a scrivere che la decisione della Fcc è un regalo proprio a quelle Internet companies che Trump osteggia, ma che sono le uniche a potersi permettere di spendere per viaggiare sulle corsie più veloci della rete, se necessario, lasciando indietro start-up e piccoli innovatori non dotati di risorse comparabili.

La Fcc è però fermamente convinta del vantaggio prodotto dal ribaltamento delle norme approvate dalla commissione nel 2015 sotto la guida dell’allora chairman Tom Wheeler (ora sostituito da Ajit Pai): quelle norme vengono definite “heavy-handed, utility style”, ovvero un pesante intervento regolatorio che assimilava i fornitori del servizio di accesso Internet su banda larga ai fornitori di servizi pubblici essenziali come l’acqua e l’energia elettrica e che “gravava di enormi costi l’intero ecosistema Internet“, anche qui in netta contrapposizione con la visione di chi considera l’accesso a Internet un servizio universale fondamentale per un equo sviluppo economico e sociale. La decisione è frutto, continua la nota della Fcc, “di una dettagliata analisi economica e legale e dell’attento esame dei commenti ricevuti da consumatori e parti interessate”.

Negli Stati Uniti si torna dunque  al quadro regolatorio precedente al 2015, ma, aggiunge la Fcc, sono stati adottati anche “robusti requisiti di trasparenza che daranno più controllo ai consumatori e faciliteranno la vigilanza del governo sul comportamento dei fornitori della banda larga“. In particolare, la Fcc ha ricondotto sotto la sua autorità l’eventuale intervento contro fornitori del servizio Internet che dovessero agire in modo non competitivo o ingannevole, mentre la protezione dei consumatori è affidata alla Federal Trade Commission (Ftc). In definitiva, si tratta di proteggere i consumatori con costi inferiori per le aziende che investono. “Ripristinare un clima favorevole agli investimenti di rete è fondamentale per colmare il divario digitale, incentivare la concorrenza e l’innovazione a tutto vantaggio dei consumatori”, si legge nella nota dell’authority. Secondo la Fcc, infatti, il quadro normativo voluto da Obama ostacolava gli investimenti soprattutto da parte dei piccoli Isp che servono le zone rurali.

In pratica, che cosa cambia adesso? Il servizio di accesso a Internet su banda larga è nuovamente classificato come “information service” e ricade sotto il Titolo I della legge nota come Communications Act (nel 2015 gli Isp erano stati riclassificati come “communication service” e fatti ricadere sotto il Titolo II, lo stesso delle utility). L’accesso a Internet su banda larga mobile torna ad essere classificato come “servizio mobile privato”. Per gli Isp vige d’ora in poi l’obbligo di riferire alla Fcc e ai consumatori se utilizzano sistemi per bloccare, rallentare o dare priorità ad alcuni contenuti e servizi su Internet; viene tuttavia eliminato l’Internet Conduct Standard, perché, afferma la Fcc, danneggia i modelli di business innovativi. Obama aveva chiesto questo codice di condotta per evitare l’adozione da parte degli Isp di pratiche tali da discriminare gravemente alcuni consumatori nella capacità di accedere a contenuti e servizi online nonché di impedire ad alcuni fornitori di servizi e contenuti online di accedere liberamente a tutti gli utenti sul mercato.

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