“La Rete è un bene pubblico e nessuno ne deve essere escluso”. Massimo Chiriatti, membro di Assob.it – l’associazione che promuove le tecnologie blockchain – commenta a CorCom la proposta di legge Quintarelli sull’accesso ai servizi Internet e sulla net neutrality.
Come giudica l’obiettivo del testo di legge?
Assistiamo a precisi attacchi alla rete: per esempio le app possono isolare gli utenti dal web, i fornitori di connettività possono filtrare i dati, i motori di ricerca selezionano a priori i contenuti; tutto ciò mina la neutralità della rete. Se queste disposizioni ci aiutano a misurare e a sanzionare nei fatti i comportamenti nocivi di chi ostacola la concorrenza, allora sarà una buona legge.
Perché è necessaria una legge di questo tipo?
La rete è considerata un bene pubblico con caratteristiche di non escludibilità, così come non possiamo escludere un cittadino dall’usufruire del servizio di difesa nazionale promosso dallo Stato. Tutti ne hanno diritto e non è possibile esserne esclusi o limitati. Sull’accesso alle informazioni dobbiamo stare ancora più attenti.
Quali vantaggi ci saranno per i cittadini?
Prima di tutto si fermano i “neolatifondisti” dell’informazione. Se si è esclusi per incapacità o per dotazioni iniziali non è una società moderna e civile. Ancor peggio se si è limitati solo per il tipo di contenuto trasportato. Con l’art. 3 i cittadini eviteranno penalizzazioni dovute a discriminazioni sulla priorità del traffico decise arbitrariamente da parte del fornitore di accesso alla rete.
Perché le aziende – telco soprattutto – dovrebbero vedere di buon grado questa legge?
Si può notare come i servizi degli Ott e accesso alla rete da parte delle telco siano assimilabili al concetto di “beni complementari”. La caratteristica dei beni complementari è che la domanda di uno aumenta quando il prezzo dell’altro diminuisce. La relazione reciproca è nella natura della rete ma, dato che è fatta di persone, ciò significa che è sempre minacciata da ipotesi di muri virtuali come i “walled garden”, ossia ostacoli tecno-economici come la “non neutralità” della rete.
Quale vantaggi per le imprese Ict?
Enormi. La “stupidità” della rete (nel senso che ora l’intelligenza è agli estremi) ha avuto come conseguenza la separazione tra rete e servizio. Ora che l’intelligenza non è più nella centrale telefonica, le telco sono in grande difficoltà, perché i servizi sono offerti da nuove imprese globali che innovano con grande velocità. Si lascia al mercato (sul piano generale) e all’innovazione da parte dell’imprenditore (sul piano particolare) la libertà di scegliere quale servizio offrire, senza preoccuparsi di ostacoli fittizi posti dalle telco solo per proteggersi da rendite di posizione.