AGENZIA DIGITALE

Ragosa: “Per l’Agenda puntiamo a 13-15 miliardi di fondi Ue”

Il direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale annuncia: “Un piano con le Regioni per coordinare l’utilizzo delle risorse”

Pubblicato il 16 Feb 2014

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All’Agenzia per l’Italia digitale fervono le attività su un duplice obiettivo: ottenere quanti più soldi europei possibile – almeno 10 miliardi – per l’Agenda digitale e maturare un piano, con le Regioni, per coordinarne l’utilizzo. Al momento solo questi due obiettivi sono chiari. Gli esiti e i modi sono ancora tutti nell’aria: “La nostra è una battaglia in corso proprio in questi giorni”, spiega Agostino Ragosa, direttore dell’Agenzia.

Una cosa sembra assodata, però: rispetto a quanto fatto con i precedenti fondi strutturali europei (2007-2013), questa volta il Governo mira a una maggiore centralizzazione e a un coordinamento nazionale stretto, per portare avanti i grandi progetti dell’Agenda digitale. Forse ci sarà un piano operativo nazionale (Pon) o, più probabilmente, tanti piani regionali (Por); certo è che stavolta il Governo, attraverso l’Agenzia, in un modo o nell’altro avrà un forte ruolo nell’utilizzo dei fondi europei per il digitale. È un principio che discende dalla stessa decisione del premier Letta di porre l’Agenzia alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio (con il precedente Governo, era previsto che la governance fosse sparsa tra diversi ministeri).

Si va insomma verso una centralizzazione mai vista in Italia, per i temi del digitale. “I fondi possono anche essere gestiti non centralmente ma dalle Regioni; l’importante è che i vari piani regionali rispondano a una strategia unica”, dice Ragosa. Le Regioni sono pronte, “hanno chiesto il coordinamento dell’Agenzia per le attività sul digitale sul territorio, a quanto risulta da un documento della Conferenza Stato Regioni pubblicato a luglio scorso”.

Di conseguenza, “sto chiedendo alle Regioni quali piani stiano facendo, per la programmazione dei nuovi fondi europei, e di connotare con il digitale parte dei progetti. Dalla Sanità alla logistica integrata sul territorio, il digitale è un concetto trasversale che attraversa diversi temi”. In questo modo, colorando di digitale molti dei progetti nei piani regionali, l’obiettivo dell’Agenzia è di portare sull’Agenda una parte consistente dei fondi strutturali. Quanto? “Diciamo almeno 10 miliardi, ma potrebbero essere di più: 13-15. Sembrano tanti ma non lo sono. Solo per le gare in corso sul cloud e il sistema pubblico di connettività servono 4 miliardi”. La PA spende già normalmente, ogni anno, 10 miliardi in Ict. “Ma questa volta miriamo a stanziare le risorse non come spesa corrente dello Stato ma come investimenti finanziati dai fondi strutturali europei secondo gli obiettivi dell’Agenda digitale”, aggiunge Ragosa. Con risorse della comunità europea, quindi, cofinanziate dallo Stato e dalle Regioni.

La bozza di accordo di partenariato con l’Europa prevede 3,6 miliardi di euro, esplicitamente, per l’Agenda digitale, dai fondi strutturali. “Ma possono essere di più se altri capitoli sono battezzati come digitali: penso alla Sanità, alla logistica”. La nuova programmazione prevede che l’80% delle risorse vadano al Sud, ma per l’Agenzia questo non è un problema ai fini dello sviluppo dell’Agenda. “Primo, il Sud effettivamente ha bisogno di recuperare un ritardo sulle infrastrutture, i datacenter, il sistema pubblico di connettività, il fascicolo sanitario elettronico eccetera. Secondo, alcuni progetti dell’Agenda possiamo svilupparli anche al Sud, secondo l’indirizzo dei fondi strutturali, e poi farli usare in tutta Italia”.

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