REPORT TELCO PER L'ITALIA

Di Raimondo: “Piattaforma Tlc abilitante per la trasformazione digitale”

La piena ripresa del settore va considerata una priorità per il Paese. Per questo occorre un quadro di regole e prassi chiaro e favorevole agli investimenti, capace di sciogliere i nodi normativi ed eliminare gli ostacoli attuativi che continuano a imbrigliare lo sviluppo di reti e servizi

Pubblicato il 17 Gen 2018

Laura Di Raimondo

direttore Asstel

TELCO PER L'ITALIA

A seguire l’analisi di Laura Di Raimondo, direttore Asstel su “Telco4Italy Report 2017”, l’iniziativa editoriale CorCom-Digital360 che fa il punto sullo stato delle Tlc in Italia. L’annuario – pubblicato a dicembre 2017 e distribuito in occasione degli Stati Generali delle Telecomunicazioni – raccoglie in sintesi i più importanti avvenimenti dell’anno e soprattutto dà la parola alla community del settore e ai suoi protagonisti. La pubblicazione rappresenta inoltre una sorta di staffetta ideale con Telco4Italy, il più importante evento italiano dedicato al mondo delle Tlc che come da tradizione si tiene a Roma prima dell’estate e che quest’anno è in calendario per metà giugno.

Nel 2016 gli operatori di telefonia fissa e mobile hanno investito 6,5 miliardi di euro, imprimendo un’accelerazione all’infrastrutturazione del territorio italiano con le reti a banda ultra larga che, confermata anche nel 2017, sta consentendo di colmare il gap con gli altri Paesi europei. A fine giugno di quest’anno è stato, infatti, raggiunto il 70% delle abitazioni famigliari con banda larga fissa superiore a 30Mbps, livello di copertura ormai in avvicinamento alla media europea (76%).

Sul fronte della rete a banda ultra larga mobile, l’Italia vanta un tasso di copertura tra i più elevati in Ue: a settembre 2017, infatti, la rete 4G risultava accessibile al 97% della popolazione, a fronte del 93% della Germania, 95% della Francia, 98% della Spagna, 99% del Regno Unito.
Per quanto riguarda i ricavi, nel 2016 giunti complessivamente per l’intera filiera Tlc a 42,6 miliardi di euro, si è registrato un leggero incremento pari all’1%, trainato dalle Tlc mobili (+2%) e dalle vendite di terminali (+3%), mentre continua il segno meno per le Tlc fisse (-1%).

È questo il quadro sintetico offerto dal Rapporto 2017 sulla filiera delle Tlc, elaborato dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano sulla base delle indicazioni delle Parti Sociali e dei dati forniti dalle imprese associate ad Asstel.

Il Rapporto costituisce un elemento di valore nell’ambito del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di Telecomunicazioni e mostra che per il secondo anno consecutivo, dopo un lungo periodo di dinamiche fortemente negative, la filiera delle Tlc ha registrato un incremento dei ricavi, seppur di misura molto contenuta, pari all’1%. Allo stesso tempo gli investimenti degli operatori telefonici si sono mantenuti elevati, nell’ordine del 20% dei ricavi, incidenza media superiore a quella degli operatori dei principali Paesi Europei.

Prima che per il Settore, questo è un segnale positivo per il Paese, che trova nelle Telecomunicazioni la piattaforma abilitante per fare il grande salto verso la trasformazione digitale. L’impegno di investimenti richiesto oggi alle Tlc si spalma su più fronti.

Si tratta, in particolare, di sostenere con reti sempre più performanti e sicure i principali trend dell’economia digitale, in rapido sviluppo anche in Italia, fra cui il Cloud, in crescita, nel 2016, del 18%, Internet of Things (+40%), Big Data (+15%), Industria 4.0 (+25%), Security (+5%), Internet Advertising (+9%), Mobile Business (+16%), Mobile Payment & Commerce (+63%), Digital Media Pay (+42%). E in questo filone vanno inseriti gli investimenti sulla tecnologia mobile 5G su cui è in atto la sperimentazione da parte dei principali operatori.

Si deve, inoltre, corrispondere, con soluzioni tecnologiche e offerte innovative, ai cambiamenti dei modelli di consumo, che evidenziano da una parte il calo della fonia su rete fissa (-10%) a favore del mobile nonché degli Sms (-26%) e, dall’altra, l’aumento esponenziale del traffico dati, nell’ordine del 40% per la rete fissa e del 46% sulla rete mobile (2016/15). Si tratta, infine, di mettere cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche, nelle condizioni di sfruttare al meglio le potenzialità di reti e device a costi accessibili.

Questo è lo scenario che le Tlc stanno abilitando nel nostro Paese grazie ai massicci investimenti che solo negli ultimi 5 anni hanno totalizzato 31 miliardi di euro, ma anche in virtù della vivace dinamica concorrenziale che caratterizza la Filiera, che ha portato innegabili benefici per i consumatori. All’aumento della quantità e qualità delle offerte integrate fra voce, dati e servizi digitali, che oggi consente a chiunque di accedere, con facilità d’uso e in qualunque luogo, alla gamma praticamente illimitata dei contenuti e servizi digitali, ha corrisposto un costante calo dei costi per i consumatori. Tanto che oggi i servizi di telecomunicazioni sono le uniche utilities a presentare un livello dei prezzi inferiore a quello del 2010.

A questo grande sforzo di investimenti per dotare il Paese di reti Tlc di nuova generazione, è importante che corrisponda un altrettanto significativo impegno per incrementare la domanda di banda ultra larga fissa e mobile, in modo da portare l’Italia ai livelli di utilizzo paragonabili a quelli dei principali Paesi europei. Il piano Industria 4.0 rappresenta senza dubbio un passaggio importante e di successo in questa direzione, ma va visto come apripista per ampliare il fronte del digitale al resto dell’economia e della società.

Oggi è prioritario accelerare sui programmi di digitalizzazione della PA, della sanità, della scuola, sull’aggiornamento ed evoluzione delle competenze, sullo sviluppo dei pagamenti elettronici e dell’e-commerce. Non solo per assicurare ritorno agli investimenti pubblici e privati, aumentando quindi le risorse disponibili per l’infrastrutturazione, ma soprattutto per consolidare e potenziare i segnali di ripresa dell’economia attraverso le nuove opportunità offerte dall’innovazione tecnologica.

La piena ripresa di un settore strategico come le Tlc va considerata una priorità per il Paese.  Per questo occorre un quadro di regole e prassi chiaro e favorevole agli investimenti, capace di sciogliere i nodi normativi ed eliminare gli ostacoli attuativi che continuano a imbrigliare lo sviluppo di reti e dei servizi.  L’adeguamento dei valori dei limiti alle emissioni elettromagnetiche sullo standard europeo, tanto più con l’avvio della sperimentazione sul 5G, è un’esigenza non più rinviabile per lo sviluppo della rete a banda ultra larga mobile.

Così come è urgente procedere all’omogeneizzazione sul territorio nazionale delle prassi burocratiche che accompagnano le opere di infrastrutturazione con la fibra, mentre è importante che nell’iter di realizzazione del Sinfi (Catasto delle infrastrutture presenti sul territorio sopra e sottosuolo) prevalga l’approccio interoperabile tra Regioni e amministrazioni centrali per evitare il rischio di duplicazione degli oneri a carico degli operatori.

Negli ultimi anni l’intera filiera delle Telecomunicazioni italiana è stata attraversata da una serie di importanti trasformazioni societarie e da processi aziendali di profonda ristrutturazione, che hanno interessato alcuni dei principali gruppi del settore e coinvolto le Parti sociali nella ricerca di adeguate soluzioni sotto l’aspetto del lavoro e della sua organizzazione.

In questi nuovi percorsi il sistema di Relazioni Industriali ha dato prova di essere un strumento virtuoso, per indirizzare i processi settoriali e aziendali mirati a migliorare la competitività e rafforzare il sistema produttivo e favorire la diffusione di modelli di welfare innovativo. A ciò si aggiunga che l’implementazione dei piani di infrastrutturazione a banda ultralarga fissa e mobile, la trasformazione digitale dello stesso settore Tlc, stanno facendo emergere la necessità di nuove figure professionali e nuove competenze.

Da qui l’esigenza che la fase di ripresa della filiera sia accompagnata e sostenuta da efficaci politiche attive del lavoro come chiave per promuovere l’incontro tra domanda e offerta e mettere lavoratori e imprese, nelle condizioni di cogliere al meglio le opportunità che derivano dalla trasformazione digitale dell’economia.

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