Il governo accende i riflettori sulla rete unica. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il Governo italiano potrebbe esaminare oggi il progetto che vede coinvolte FiberCop e Open Fiber.
Due le ipotesi al vaglio:
1. una vera e propria rete unica, frutto della fusione integrale delle due società, comprese le aree nere;
2. la cessione delle aree nere di Open Fiber (pressoché in sovrapposizione con quelle di FiberCop) a Macquarie (che detiene il 40% di OF) e la successiva fusione delle aree grigie e bianche con FiberCop.
Questa seconda opzione garantirebbe sinergie inferiori, ma un processo di approvazione più agevole da parte di Bruxelles.
Le interlocuzioni con Bruxelles
In occasione dell’ultimo Ecofin, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto le interlocuzioni preliminari con la Commissione europea per sondare la possibilità di dare vita a un’unica infrastruttura nazionale che avesse in pancia anche le aree nere, dove operano sia FiberCop sia Open Fiber.
Il Mef è coinvolto direttamente e indirettamete in entrambe le aziende e, dunque, doppiamente esposto: è azionista diretto di Fibercop con una quota del 16% e azionista indiretto di Open Fiber, che è controllata al 60% da Cdp (il restante 40% è in mano al fondo infrastrutturale australiano Macquarie).
Kkr sonda il terreno
E anche Kkr, azionista di maggioranza di FiberCop con il 37,8%, valuta la possibilità della rete unica.
“Si parla di rete unica, c’è una volontà del governo di vedere se ci sono le condizioni per realizzare una rete unica, che dovrebbe garantire dei risparmi. Noi come azionisti di Fibercop stiamo analizzando per capire se ci sono le condizioni”. Queste le parole di Alberto Signori, partner di Kkr, in merito allo scenario di creazione di una rete unica attraverso la fusione tra l’ex rete Tim.
Fibercop, ha notato, “va a fornire la spina dorsale per l’economia italiana in termini di digitalizzazione. Il nostro obiettivo e’ raggiungere il target investimenti di che ci siamo dati con particolare attenzione per il Pnrr su cui c’è una scadenza nel 2026 che rispetteremo, siamo in linea con le deadline”. La rete, ha concluso, ha “una catena dal valore molto lunga e molto estesa che deve essere preservata”.
Il commento degli analisti
“Un’intesa tra FiberCop e Open Fiber entro la fine del 2026 (a 30 mesi dalla cessione di FiberCop) consentirebbe a Tim di incassare un earnout fino a un massimo di Eu2.5bn (pari al 75% delle sinergie industriali, ammontare complessivo di Eu3.3bn), da noi considerato ad una probabilità del 40% nella nostra Sop, equivalente a circa €0.05/azione aggiuntivi rispetto al nostro target price di €0.38/azione ordinaria – spiegano gli analisti di Intermonte – Una fusione limitata alle sole bianche e grigie non dovrebbe comportare issue antitrust, soprattutto se Macquarie (40% di OF) sarà disponibile a rilevare le aree nere di OF o a cederle ad altri operatori (immaginiamo Fastweb/Vodafone o a player regionali).
In alternativa, secondo l’Antitrust Ue potrebbe adottare un approccio più flessibile, preferendo rimedi comportamentali (obblighi di investimento, accesso equo alla rete, trasparenza) anziché la cessione di asset.
“Con la costituzione di un operatore unico regolamentato non escludiamo la futura adozione di un regime regolatorio incentivante stile Rab. Questo da un lato aumenta la possibilità di massimizzare l’earnout a favore di Tim, dall’altro potrebbe comportare un aumento delle tariffe wholesale, che verosimilmente gli operatori trasferirebbero ai clienti finali”, concludono.
Secondo gli analisti di Equita l’eventuale focus del governo sul progetto di rete unica potrebbe indirettamente andare a beneficio di Tim, “grazie all’earn-out negoziato con Kkr relativo alla realizzazione della rete unica”. Gli esperti hanno così confermato la raccomandazione di ‘Buy’ sulle azioni di Tim, indicando un target di prezzo a 0,36 euro. Anche Intermonte ha reiterato il ‘Buy’ sulle Tim, con target di prezzo a 0,38 euro. La sim valuta che l’earn-out che potrebbe incassare Telecom Italia potrebbe arrivare a circa 2,5 miliardi, con un impatto aggiuntivo di 0,05 euro per azione sul target calcolato dagli esperti.
Le mire su Tim
Sullo sfondo rimane il rebus se la compagnia di tlc sia nel mirino di altri gruppi. Il Giornale riporta le indiscrezioni in base alle quali Iliad sarebbe interessata al gruppo, proponendo un modello sulla falsa riga di Fibercop, ossia con un azionista straniero, come ad esempio il fondo Kkr, e una partecipazione pubblica rilevante. Intermonte, però, ritiene che sia poco plausibile un interesse di Poste a un progetto del genere, dal momento che la società si sta rafforzando nel capitale di Telecom anche con il fine di estrarre sinergie e realizzare una chiara strategia industriale.