LO SCENARIO

Reti del futuro, Juniper Networks: “Saranno intelligenti e autonome”

Dalle telco al mondo enterprise, l’evoluzione del Cloud spinge lo specialista delle soluzioni per le risorse di rete a sviluppare un approccio che riduca ai minimi termini la complessità generata da IoT e aumento esponenziale dei punti di accesso. La vision di Kireeti Kompella, Cto del gruppo

Pubblicato il 11 Dic 2017

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In mezzo all’esplosione che genererà il 5G, tra le mille sfide (tecniche e commerciali) dell’app economy, che pervaderà sempre di più il mondo fisico attraverso dispositivi e veicoli connessi, le certezze sono davvero poche. L’unica cosa di cui si può essere sicuri è che la complessità delle architetture aumenterà in maniera esponenziale, e chi saprà gestirla godrà inevitabilmente di un vantaggio competitivo su chi sarà rimasto indietro. Ma come integrare le nuove piattaforme, garantendo interoperabilità, flessibilità e soprattutto sicurezza in un ecosistema incredibilmente vasto? Secondo Juniper Networks, specialista delle soluzioni di rete, la risposta è una: automazione. O meglio ancora: autonomia, con sistemi che sfruttando il software imparano a crearsi, a gestirsi e a evolversi senza l’apporto umano, a cavallo di virtualizzazione ed edge computing, le parole d’ordine del Cloud nell’era dell’Internet of Things. Una prospettiva troppo ambiziosa?

Kireeti Kompella

Kireeti Kompella, Cto del gruppo, ci crede. Ed è dal suo punto di vista una rivoluzione che partirà dal verticale delle telco. “Per gli operatori telefonici il network è un asset: deve funzionare, essere efficiente, ma anche produrre risparmi. Guardando la faccenda da una prospettiva centralizzata, parliamo di un aspetto strategico per il Cfo. Ma si tratta solo di un punto d’inizio. Io penso infatti ai confini del network, dove si trovano clienti e applicazioni: se si è in grado di automatizzare anche quella parte della rete, indirizzando le risorse là dove sono necessarie in tempo reale, si riduce lo stress dell’infrastruttura, si riesce a essere proattivi sulla manutenzione e soprattutto si rende più soddisfatto il cliente, abbattendo il churn. A questo punto è l’intero business a essere coinvolto. Senza contare che un approccio scalabile è indispensabile se pensiamo all’immediato futuro: oggi i dati arrivano prevalentemente dai punti di accesso tradizionale, domani transiteranno dalle small cell e dai gateway IoT. Non ci sono d’altra parte molte alternative: se non si costruiscono Self-driving networks, gestire tale complessità risulterà impossibile, anche perché mancheranno le risorse umane per affrontare la mole di dati in arrivo. Noi crediamo che sia fondamentale muoversi subito”. CorCom ha incontrato Kompella a Londra, la scorsa settimana, in occasione dell’evento Self-driving Networks – ‘From Automation to Autonomy’, con il quale l’azienda ha condiviso strategie e case history con la stampa specializzata internazionale.

Tra le notizie di rilievo, gli annunci dei nuovi prodotti che aiuteranno il gruppo a evolvere lungo la direzione che i è posta: Contrail PeerBot per esempio permette di automatizzare il processo di interconnessione dei network per semplificare policy e scalabilità. Contrail TestBot verifica ed evidenzia i cambiamenti all’interno delle reti man mano che vengono aggiunte applicazioni e utenze, in ossequio alla logica DevOps. Basato sul machine learning, AppFormix HealthBot si occupa invece di svolgere funzioni analitiche sullo stato di salute del network. Jet (Juniper Extension Toolkit) infine estende la gestione del framework delle Api (Application Programming Interface) per aumentare la programmabilità dei router e dei punti di accesso alla Rete.

La conferenza è stata il pretesto per divulgare i risultati di una ricerca condotta da Idc sulla regione Emea (somministrata quindi a imprese di Francia, Germania, Italia, Olanda, UK, Arabia Saudita), che ha messo in evidenza che i tre driver dell’adozione di strumenti avanzati per l’automazione delle reti sono l’efficienza operazionale (43%), la possibilità di offrire servizi innovativi (41%) e migliorare la sicurezza (34%). I benefici citati tra quelli prodotti sono la minimizzazione dell’errore umano (44%), la riduzione di capex e opex (43%) e per l’appunto livelli superiori di security (39%). Il contraltare di queste evidenze è la cautela con cui le organizzazioni si approcciano al tema: paradossalmente proprio la questione della sicurezza rappresenta un inibitore per il 41% dei rispondenti al sondaggio, seguita dalle ripide curve di apprendimento che comportano queste tecnologie (39%) e dagli investimenti richiesti (38%) per implementarle.

Rami Rahim, Ceo di Juniper Networks ha risposto chiaramente a quanto emerso dall’indagine: i quattro pilastri della strategia del gruppo sono l’orchestrazione, la sicurezza e l’automazione delle reti a cavallo di Public e Private Cloud, la capacità di connettere oggetti e utenti – di nuovo – in maniera protetta alla Nuvola, la costruzione di Cloud distribuiti e la semplificazione dell’approccio Hybrid. “L’ostacolo più impegnativo? Superare le difficoltà di interconnessione tra parte legacy e architetture di nuova generazione”.

La prospettiva deve essere necessariamente quella customer-centric, evocata da Marcus Jewell, ‎senior vice president & general manager Emea. “È la direzione in cui si muove il mercato, nonché l’unico modo per affrontare in maniera trasversale tutti i verticali che lo compongono. Per quanto ci riguarda, il network stesso è il primo dispositivo di sicurezza per garantire prestazioni e data protection”. L’ha ribadito anche Lee Fisher, head of Security, sempre dell’area Emea. “Bisogna passare da un modello basato sul tempo, sulle analisi dello storico del traffico di rete, a un modello basato sul comportamento, in grado cioè di contrastare o prevenire attacchi in tempo reale. Non è possibile cercare di controllare milioni di elementi che in ultima analisi non contano nell’identificazione di minacce, meglio focalizzarsi sulle poche anomalie che possono essere rilevanti: i 191 giorni di cui ha attualmente bisogno un’azienda per  scoprire  un data breach sono inaccettabili”.

Tra le imprese che hanno deciso di fare affidamento su Juniper Networks ci sono Pico tradingIcelandair group, che ne hanno implementato le soluzioni rispettivamente per potenziare l’infrastruttura che eroga servizi finanziari digitali a 300 clienti tra  banche, fondi e borse (Pico trading è infatti un provider a sua volta finanziato da cinque istituti bancari che ne sfruttano l’offerta) e per abilitare la digital transformation di cui ha bisogno la compagnia aerea islandese, a partire dallo sviluppo di applicazioni IoT in chiave predictive maintenance e tracking. “Il focus si sta gradualmente ampliando dalle telco, che sono il nostro cliente storico, alle grandi imprese, sempre più coinvolte dai processi di integrazione del Cloud”, ha spiegato Jewell. “Questo implica anche una evoluzione dei partner, che stanno passando dall’essere network vendor a veri e propri system integrator capaci di operare a più livelli del business, verticale per verticale”.

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