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Reti subacquee, WSense porta il wireless nel polo Fincantieri


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La società nata all’università Sapienza di Roma sviluppa collegamenti acustici e ottici per connettere sensori e robot nei fondali. L’integrazione nel gruppo industriale sostiene la crescita internazionale, con autonomia e continuità manageriale. Petrioli: “L’obiettivo è costruire un ecosistema underwater unico in Europa”

Pubblicato il 9 ott 2026



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Reti subacquee


Punti chiave

  • Transizione: la ricerca della Sapienza diventa impresa con l’ingresso di WSense nel gruppo, mantenendo autonomia e continuità manageriale.
  • Tecnologia: l’Internet of Underwater Things usa collegamenti acustici e ottici (Wi‑Fi sottomarino) per connettere robot, sensori e monitorare fondali e infrastrutture.
  • Strategia: Fincantieri integra WSense in un polo industriale underwater con il supporto di Cdp Venture Capital, per portare tecnologie al mercato globale.
Riassunto generato con AI


Connettere sensori e robot sott’acqua, raccogliere dati in tempo reale e supportare la protezione delle infrastrutture critiche: sono le applicazioni delle tecnologie di comunicazione subacquea di WSense, oggi parte della strategia industriale di Fincantieri. La società nata dalla ricerca della Sapienza Università di Roma entra in una nuova fase di sviluppo con il gruppo come azionista di maggioranza, mantenendo autonomia, identità e continuità manageriale.

L’operazione, annunciata lo scorso luglio, è al centro del percorso presentato nella sede romana dell’azienda: trasformare una tecnologia sviluppata nella ricerca pubblica in soluzioni per il mercato internazionale. All’incontro partecipano Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, Emanuele Levi, amministratore delegato di Cdp Venture Capital, e gli investitori che hanno accompagnato la crescita della società.

Collegamenti acustici e ottici per l’Internet delle cose sott’acqua

Il nucleo dell’attività di WSense è l’Internet of Underwater Things, l’Internet delle cose applicato agli ambienti subacquei. Le tecnologie proprietarie dell’azienda permettono di collegare dispositivi immersi e trasmettere le informazioni raccolte, portando il monitoraggio dei fondali verso applicazioni industriali.

Le soluzioni utilizzano onde acustiche multifrequenza e tecnologie ottiche senza fili. La società descrive questo sistema come un “Wi-Fi sottomarino”, capace di connettere robotica, sensori, attuatori e subacquei professionisti in un unico ambiente di comunicazione. Le applicazioni comprendono il monitoraggio degli ecosistemi e il supporto alla sorveglianza delle infrastrutture critiche.

La collaborazione aveva già trovato un’applicazione nell’accordo per lo sviluppo tecnologico e commerciale di soluzioni wireless, annunciato da Fincantieri il 5 febbraio 2026. L’intesa prevede l’integrazione delle tecnologie WSense nel sistema DEEP per il monitoraggio e la protezione delle infrastrutture critiche, oltre al loro impiego nel monitoraggio ambientale e nel controllo dell’integrità strutturale in ambito civile attraverso Fincantieri Infrastructure.

Attiva dal 2017, WSense conta oggi oltre 80 ingegneri e ricercatori, con uffici in Italia, Norvegia e Regno Unito e dipendenti in Francia ed Emirati Arabi. Secondo i dati comunicati dall’azienda, le sue soluzioni hanno trasmesso in tempo reale circa quattro milioni di dati oceanici, relativi a oltre 50 parametri.

Petrioli: integrazione delle tecnologie lungo la filiera

Nel polo subacqueo di Fincantieri, WSense assume il ruolo di abilitatore e integratore delle soluzioni. Il modello punta a combinare le capacità industriali del gruppo con le competenze specialistiche delle società coinvolte, preservandone l’autonomia imprenditoriale.

“L’ingresso di Fincantieri apre per WSense una nuova fase, ma soprattutto rende concreto un modello di polo industriale underwater basato sull’integrazione verticale e sulla collaborazione tra realtà che mantengono autonomia, competenze e identità imprenditoriale – spiega Chiara Petrioli, amministratrice delegata e cofondatrice di WSense – In questi primi mesi abbiamo già potuto sperimentare il valore delle sinergie tra le diverse realtà che ne fanno parte, con WSense nel ruolo di abilitatore e integratore delle soluzioni”.

“È un modello nuovo, in cui una grande azienda sceglie di mettere l’innovazione al centro del proprio posizionamento in un dominio strategico e, allo stesso tempo, crea le condizioni perché l’imprenditorialità e le competenze specialistiche continuino a crescere – prosegue Petrioli – L’obiettivo è costruire un ecosistema underwater unico in Europa per capacità di integrare tecnologie, competenze e soluzioni lungo l’intera filiera”.

Folgiero: portare l’innovazione sul mercato

“WSense è la dimostrazione che l’Italia possiede tutte le competenze necessarie per generare innovazione di livello mondiale: ricerca universitaria, imprenditorialità, capitale e capacità industriale – sottolinea Pierroberto Folgiero – La sfida è mettere questi elementi a sistema e accompagnarne la crescita. L’ingresso di WSense nel perimetro di Fincantieri si inserisce proprio in questa prospettiva: favorire l’incontro tra tecnologia e mercato e contribuire alla costruzione di una filiera underwater d’eccellenza, con l’ambizione di consolidare un campione internazionale capace di competere nei domini strategici del futuro”.

Dalla Sapienza all’impresa: il ruolo dei capitali

La crescita di WSense si sviluppa attraverso il sostegno di investitori italiani e internazionali nelle diverse fasi della sua attività. Cdp Venture Capital contribuisce ad accompagnare il passaggio dalla ricerca alla dimensione industriale, in un settore, quello delle tecnologie avanzate, che richiede capitali e tempi di sviluppo adeguati alla complessità dei progetti.

Il percorso offre un riferimento per il trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica all’industria: alla validazione scientifica seguono la costruzione dell’impresa, la raccolta di risorse e l’espansione sui mercati esteri. L’integrazione in un grande gruppo aggiunge la possibilità di impiegare le tecnologie all’interno di una filiera industriale più ampia.

“Sei anni fa parlavamo del potenziale dell’università e della possibilità di trasformare la ricerca in innovazione e impresa – argomenta Antonella Polimeni – Oggi la storia di WSense dimostra concretamente che questo può accadere: quando l’ecosistema universitario viene correttamente stimolato e sostenuto, la ricerca può trasformarsi in un’impresa capace di crescere e competere a livello internazionale. Per questo credo che la storia di WSense vada raccontata ai nostri giovani ricercatori e dottorandi: perché dimostra che tra università e industria può esistere una traiettoria concreta e che, quando si costruisce una visione comune, si liberano energia, creatività e nuove opportunità per il sistema e per il Paese.”

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