Romani: Ngn, voglio una soluzione condivisa da tutti

Intervista con il viceministro alle Comunicazioni: dal tavolo con gli operatori atteso l’impulso al decollo delle nuove reti. Il progetto deve essere unitario: collaborazione anche con le realtà regionali. Mobiliteremo la Cdp. Alle telco lo spettro da 800 Mhz: troppe frequenze sprecate dalle tv

Pubblicato il 05 Lug 2010

«In effetti, quando abbiamo iniziato l’incontro la tensione si
sentiva eccome. Anche perché in mattinata c’era stato
l’annuncio dell’iniziativa dell’Antitrust verso Telecom
Italia e questo non ha certo facilitato il clima. Però, dopo
un’ora e mezza di incontro, siamo usciti con la comune volontà
di proseguire subito con un tavolo tecnico: ci servirà a entrare
nel merito dei problemi e, spero, a trovare una soluzione condivisa
da tutti». Paolo Romani, viceministro per le Comunicazioni, si
dice “soddisfatto” della sua iniziativa: quella di riunire
insieme i big delle tlc italiane: Franco Bernabè di Telecom
Italia, Stefano Parisi di Fastweb, Paolo Bertoluzzo di Vodafone,
Corrado Sciolla di BT, Renato Soru di Tiscali, Vincenzo Novari di 3
Italia. Non c’erano i rappresentati delle telco “medie” e se
ne sono lamentati, ma Romani si mostra disponibile: “I prossimi
incontri saranno aperti anche a loro, non c’è nessuna
preclusione nei confronti di nessuno”.
C’è solo forma o anche sostanza?
La sostanza la diranno i risultati del confronto. Ma già avere
messo tutti insieme a discutere mi pare un buon risultato. Mi sono
ben chiare le difficoltà, ma resto ottimista. Le prime due
settimane di luglio saranno decisive. Sarò molto determinato
perché si lavori sollecitamente e i primi esiti siano visibili
già nel nuovo incontro con i responsabili delle aziende che
terremo entro metà mese. Per quella data vorrei avere alcune
risposte e capire se c’è la buona volontà di andare avanti. Mi
ha fatto piacere che dopo l’incontro tutti mi abbiano dato atto
che si è trovato un adeguato punto di equilibrio.
Non mi dica che li ha messi tutti d’accordo.
Nell’idea di cominciare a ragionare insieme sì. Si è trattato
di un esordio positivo in cui tutti hanno riconosciuto che si è
trattato di un significativo passo avanti: era la prima volta che
accadeva qualcosa di simile. Ovviamente, vi sono ancora molte
distanze da appianare sulle strategie, sulle localizzazioni degli
interventi, su quali tecnologie applicare, su che tipo di società
attivare, una o più di una.
Lei cosa preferisce?
Non sta a me decidere. Ma nell’incontro ho sottolineato che se
abbiamo Regioni, come ad esempio la Lombardia, intenzionate a
impegnarsi direttamente non possiamo non tenerne conto. Ho trovato
tutti d’accordo sull’idea che il progetto deve essere unitario.
Ma va anche tenuto conto che molte cose si stanno già facendo, il
mercato si sta già muovendo.
Non teme l’accusa di dirigismo?
Resto un liberale. Ma quando sono in gioco grandi
infrastrutture-Paese come lo sono le reti di nuova generazione, il
governo deve fare fino in fondo la sua parte, anche senza aspettare
l’evoluzione naturale del mercato ma anzi incalzandola. È un
concetto che anche l’Europa ha ribadito più volte e su cui ci
siamo tutti ritrovati durante l’incontro. Del resto, è già
avvenuto in passato, ad esempio con le autostrade. Si tratta di
trovare un giusto equilibrio fra quello che fa il mercato e quello
che può fare il governo, sempre rimanendo nell’ambito di
un’economia liberale. Se c’erano preclusioni sul ruolo pubblico
prima dell’incontro, esse sono state superate.
Sì, ma che carte avete da giocare? Solo la moral
suasion?

Al tavolo non ci siamo presentati a mani vuote. Abbiamo un nostro
progetto e abbiamo presentato varie ipotesi, alcune delle quali
coinvolgono Cassa Depositi e Prestiti con cui abbiamo lavorato. Cdp
potrebbe entrare nell’equity oltre a fornire supporto finanziario
agli investimenti nelle nuove reti.
Lei ha parlato di un modello pubblico-privato.
La partnership pubblico-privato è naturale proprio perché da solo
il mercato non ce la fa. Ci vuole dunque anche l’intervento del
pubblico nelle forme che andremo a valutare. Ho usato
l’espressione “condivisione di organismi societari per la
realizzazione dell’infrastruttura di rete”. Su di essa c’è
stato il consenso di tutti. Su come debba poi essere questa
“condivisione di organismi societari”, una sola o più, si
vedrà, senza ovviamente ignorare le realtà territoriali
esistenti.
C’è anche un tema di “offerta pubblica” per
stimolare l’uso delle reti digitali.

Non vi è dubbio. Tant’è vero che abbiamo lanciato il piano
Italia Digitale in collaborazione con altri ministeri, in primis
Funzione Pubblica, Scuola, Sanità, Giustizia. SI tratta di portare
su Internet i servizi della pubblica amministrazione centrale e
locale. Per i cittadini ma anche per le imprese: siamo il paese
delle Pmi e delle partite iva: per loro la Rete è uno strumento
essenziale per lavorare.
Riproponendo il modello digitale terrestre?
Non so se è un modello riproponibile meccanicamente. Ma la
territorialità è un elemento importante per lo sviluppo delle
nuove reti. Ad esempio, lo switch off digitale dei servizi della PA
può essere soltanto su base regionale o di aree specifiche. È
ovvio, pertanto, per riandare alla domanda precedente, che non ci
possa essere soltanto una entità nazionale ma che essa vada
declinata sul livello regionale. Le ipotesi di lavoro, insisto,
sono ancora tante e saranno valutate all’interno dei tavoli
tecnici.
Parliamo di Ngn, ma c’è ancora il digital divide
“classico”. Dov’è finito il piano Romani?
Il
nostro compito resta quello di garantire accesso a banda larga al
100% dei cittadini. Altrimenti, è difficile immaginare lo switch
off digitale della PA nazionale o locale. Il “piano Romani” è
stato riformulato con un investimento minore dei 1.471milioni
previsti, è vero. Ma puntiamo a trovare, anche all’interno delle
risorse per le Ngn, un meccanismo che ci consenta la chiusura anche
del digital divide. Una parte dei fondi potrebbe venire dalla gara
sul dividendo digitale esterno del Dtt. In Germania hanno ottenuto
più di 4 miliardi dalla gara sulle frequenze. Ho già detto ai
gestori che questa possibilità potrebbe esserci prima della
prevista scadenza del 2015.
Cosa sarà messo a gara?
La banda fra 790 e 862 MHz, corrispondente ai canali fra 61 e
69.
Ma le Tv accetteranno?
Le ho già avvertite: non è possibile un uso inefficiente dello
spettro, che è un patrimonio del Paese, come quello attuale. I
monoscopi o i programmi ripetitivi non sono accettabili. Anche
l’Europa ci pressa per un uso più proficuo delle frequenze.
Chiede a tutti gli Stati di utilizzare un dividendo per la
telefonia mobile. Credo sia possibile trovare la via per un maggior
efficientamento della banda senza penalizzare nessuno e con
l’accordo di tutti.
Tra l’altro, la moltiplicazione dei canali rende più complicata
per i cittadini la visione del digitale terrestre.
È
vero. Credo sia anche importante definire finalmente l’ordine in
cui i canali arrivano nelle case. Nel decreto numero 44 ho indicato
tutti i criteri dell’Lcn. Spero che Agcom ne definisca in maniera
sollecita le regole attuative.

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