LA MOBILITAZIONE

Sciopero Tlc, i sindacati: “Rilanciare il settore, crisi inaccettabile”

Riflettori puntati su occupazione e politica industriale per accelerare la transizione digitale. “Il Governo convochi un tavolo”. Il punto a Telco per l’Italia il 15 giugno con i segretari di Slc, Fistel e Uilcom

Pubblicato il 06 Giu 2023

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Nelle Tlc crisi inaccettabile che mette a rischio 20mila posti di lavoro e sulla quale serve intervenire anche alla luce della necessaria transizione digitale che il Paese ha di fronte. Nel giorno dello sciopero del comparto, che ha registrato punte di adesione dell’80%, i sindacati rilanciano sulla necessità di una politica industriale.  

Cgil: “Nelle Tlc deriva inaccettabile”

“Pieno sostegno allo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici delle telecomunicazioni. La deriva di un settore strategico che occupa oltre 120mila persone, denunciata da tempo da Confederazione e Slc, rischia di avere enormi conseguenze sul piano occupazionale, con 20mila addetti diretti e migliaia nell’indotto in bilico, e per il sistema Paese”, ha detto il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo dal palco della manifestazione nazionale unitaria di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom, a Roma in Piazza Santi Apostoli.

“Risultati economici in picchiata nelle Telco, con conseguente dimezzamento della forza lavoro dei maggiori gestori nell’ultimo decennio; ricorso continuo ad esodi incentivati e ammortizzatori sociali; tagli nella contrattazione aziendale. E ancora, separazione delle infrastrutture di rete dai servizi, e quindi impoverimento ulteriore del settore con la prospettiva di una continua corsa al ribasso”. Questo, ha ricordato il dirigente sindacale, il quadro che ha portato alla mobilitazione.

Quadro che “è il frutto di politiche aziendali sbagliate, guidate più da scelte finanziarie che da una visione industriale, e dell’assenza delle istituzioni, che – ha sottolineato Gesmundo – non hanno esercitato un ruolo regolatorio per lasciarlo al mercato”. Il segretario confederale della Cgil si è soffermato in particolare sulla “preoccupante situazione di Tim, con oltre 20 miliardi di debiti e che veleggia verso la definitiva rinuncia all’unicità dell’azienda” e “sull’allarmante condizione dei customer in outsourcing, per i quali è urgente stabilire un contratto di riferimento per arginare l’attacco a salari e diritti in un comparto dove molti committenti già applicano contratti pirata”.

“Se non si cambia strada e in assenza di un intervento strutturale delle istituzioni – ha concluso Gesmundo – un settore che oggi dovrebbe rinnovarsi per diventare perno centrale della transizione digitale e munirsi di una rete funzionale alle reali esigenze del Paese, subirà un ulteriore ridimensionamento, con una perdita enorme per il lavoro e per l’Italia”.

La Cgil, per bocca di Riccardo Saccone segretario nazionale della Slc, chiede di ripratire dal lavoro. “Diciamo a questo Esecutivo, come a tutti quelli che si sono succeduti fino a oggi: dobbiamo ripartire dal lavoro – spiega Saccone – Separare le reti dai servizi porterà le nostre aziende a diventare dei semplici empori. E l’Italia a perseverare nella condizione di diseguaglianza da cui sarebbe dovuta uscire con la crisi pandemica, cioè quando migliaia di persone sono state costrette in cassa integrazione perché, in assenza di una banda ultralarga, non erano in grado di svolgere la loro attività da remoto. Questa arretratezza il nostro Paese non se la può più permettere”.

Cisl: “Rimettere le Tlc al centro della transizione digitale”

“Sostegno a Fistel Cisl e ai lavoratori delle Tlc che oggi protestano per tutelare occupazione e salari, contro lo scorporo di industrie e servizi, i ritardi su banda ultralarga e reti 5 g. Occorre rimettere il settore al centro della transizione digitale del Paese”, scrive su Twitter il segretario della Cisl, Luigi Sbarra.

Uilcom: “Governo ci convochi”

“Oggi c’è stata una grande partecipazione alla manifestazione indetta nella giornata della sciopero nazionale, la piazza S. Apostoli era piena: di qui rinnoviamo l’invito al governo ad aprire un tavolo di confronto con le parti sociali per entrare nel merito dei problemi strutturali del settore delle telecomunicazioni”, sottolinea il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo. Un settore che, spiega, “pensiamo sia strategico per il paese e l’auspicio è che anche in Italia si possa difendere e valorizzare anche per la spinta che puo’ imprimere nell’ambito della digitalizzazione”.

Purtroppo, secondo il sindacalista, dal governo “fin qui sono arrivate enunciazioni ma fatti inesistenti. Le tlc – sottolinea – meritano la giusta attenzione e speriamo che dopo questa importante mobilitazione si possa apire un sano confronto per affrontare i problemi di un settore che è molto frammentato e dove la rincorsa al prezzo più basso ha depauperato la marginalità”.

“Alla fine – prosegue Ugliarolo – le aziende sono tutte in perdita e tutte in un modo o in un altro dimostrano di essere in sofferenza anche perché in questo settore gli investimenti sono onerosi: da Vodafone che annuncia esuberi a WindTre che cede una parte dell’infrastruttura a un fondo svedese e poi c’è il problema di Tim che si trascina da tempo con la volontà di separare l’infrastruttura dai servizi con tutte le incognite sull’occupazione che cio’ comporta”.

Ugl: “Il Governo apra un tavolo di settore”

“Chiediamo a gran voce una convocazione delle sigle sindacali delle Tlc da parte del Governo al fine di discutere intorno ai problemi gravanti sul settore e sul futuro delle Tlc, nonché in merito ai contenuti della bozza del Decreto Tlc sul tavolo dell’Esecutivo”. È la richiesta del segretario nazionale di Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, “sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Telecomunicazioni, settore gravato da una profonda crisi che, in un paradosso tutto italiano, avrebbe potuto e dovuto essere volano per il suo rilancio economico, attraverso la digitalizzazione del Paese”.

“Problemi irrisolti si trascinano da anni: aziende che hanno visto precipitare i fatturati, anche per processi legati a discutibili dinamiche regolatorie, persino a fronte di investimenti ingenti per l’ammodernamento delle infrastrutture di rete; la concorrenza degli Ott come Meta, Amazon, Google che non pagano alcuna cifra, neppure simbolica, pur utilizzando la Rete Banda Ultra Larga; il dumping salariale e contrattuale; i tentativi sempre più insistenti di eludere leggi a tutela dell’occupazione come la clausola sociale; il fenomeno delle delocalizzazioni all’estero delle attività di contact center; l’avvento dell’intelligenza artificiale che inevitabilmente andrà a sostituire manodopera umana se non saremo in grado di formare velocemente ed in maniera continuativa i lavoratori”, sottolinea Conti.

“In tutto ciò, l’eventualità che la più grande azienda di Telecomunicazioni possa essere scalata da fondi finanziari esteri, così da far venire meno uno degli asset più importanti del Paese, mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, senza dimenticare i rischi legati alla sicurezza nazionale dei dati sensibili”, conclude Conti.

20mila posti a rischio nel solo perimetro delle telco

Secondo i sindacati sono a rischio reale oltre 20.000 posti di lavoro diretti nel solo perimetro delle telco, senza calcolare gli effetti che saranno generati nell’intero sistema degli appalti del settore, sia per quel che concerne l’impiantistica, la manutenzione, l’installazione delle reti sia fisse che mobili, che per il settore dell’assistenza clienti nella sua interezza.

Asstel: “Condividiamo le preoccupazioni dei sindacati”

Le organizzazioni sindacali richiamano l’attenzione delle Istituzioni per affrontare le difficoltà che il settore attraversa. Asstel condivide le preoccupazioni sul futuro dell’industry e sulla complessiva sostenibilità occupazionale: come associazione abbiamo una costante interlocuzione con Governo e Istituzioni con l’obiettivo di sviluppare soluzioni di lungo periodo che siano leva anche di competitività per il Paese. Serve una nuova politica industriale per la filiera che sostenga anche i periodici e significativi piani di investimento necessari ad offrire servizi innovativi e di qualità ai clienti”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Laura Di Raimondo, direttore generale Asstel. Di Raimondo ricorda che “il 2022 è stato un anno complesso per la filiera Tlc. Un anno che segue, purtroppo, un trend negativo: in 12 anni ha perso oltre un terzo del suo valore. L’aumento dei costi dell’energia, una competitività sempre più forte, un calo dei prezzi negli ultimi dieci anni del 33,6% e gli interventi regolatori sui mercati wholesale sono alcune delle cause che hanno portato a questa situazione di difficoltà”. Per Di RAIMONDO “il calo dei ricavi rappresenta una delle criticità della Filiera: si è passati da un flusso di cassa di 10,5 miliardi del 2010, a circa un miliardo del 2021. Nel 2022, per la prima volta, si è registrato un valore negativo di circa 4 miliardi causato prevalentemente dal pagamento dell’ultima rata per le licenze 5G”.

“Mentre il traffico dati aumenta, i prezzi  -spiega Di Raimondo – sono in calo rispetto ad altre utilities. Il calo dei prezzi (-33,6% più del doppio dei principali paesi europei) è un fenomeno tutto italiano, e questo è indice della necessità di superare l’attuale modello. Nonostante tali criticità, gli operatori stanno ampliando i modelli di business verso nuovi settori e servizi, per effetto degli abilitatori digitali quali i big data, il cloud, l’Iot, la cybersecurity, il 5G. In questo sistema sono indispensabili le nuove competenze digitali e la formazione permanente del personale in essere a cui si devono affiancare strumenti di politiche attive”.

L’assist delle opposizioni

Partito democratico e Sinistra italiana appoggiano la mobilitazione. “Sosteniamo lo sciopero nazionale dei lavoratori delle telecomunicazioni, comparto strategico fondamentale per l’innovazione del Paese”, dice Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico.

“Si rischia una vera e propria bomba sociale, con almeno 20 mila esuberi previsti nel solo perimetro delle Telco. Il Governo ascolti le loro istanze e metta in campo, immediatamente, un piano industriale per la salvaguardia dei posti di lavoro e delle infrastrutture strategiche – prosegue Gribaudo – Bisogna investire sulla formazione, utilizzare i fondi Pnrr per l’aggiornamento infrastrutturale, abbattere il costo dell’energia e investire. Come Partito Democratico chiediamo all’esecutivo di intervenire subito: difendere l’occupazione significa dare continuità alla transizione digitale, evitare un’ulteriore crisi e sostenere un asset strategico fondamentale per il futuro dell’Italia”.

Assist anche da Sinistra Italiana. In questo Paese “c’è una politica che mette a rischio un settore determinante e nevralgico, quello delle Tlc. Un settore strategico per la transizione digitale e per il nostro futuro”, sottolinea il segretario nazionale di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni.

“In tutta Europa e nel mondo – ha proseguito il leader di Si – le telecomunicazioni trainano la crescita e la ricerca, in Italia invece quando si parla di Tlc si parla di posti di lavoro a rischio, di spacchettamenti, di sfruttamento e precarietà. E dal governo nessun intervento risolutivo per il comparto”. “Una ragione in più per essere anche oggi in piazza a sostenere la giusta battaglia e le legittime rivendicazioni dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali”, conclude.

Faraoni, Solari e Ugliarolo a Telco per l’Italia il 15 giugno

La crisi delle Tlc e l’effetto boomerang sul Paese: questo il titolo della tavola che vedrà presenti a Telco per l’Italia il prossimo 15 giugno a Roma, Alessandro Faraoni, Segretario generale Fistel Cisl Fabrizio Solari, Segretario generale Slc Cgil e Salvo Ugliarolo, Segretario generale Uilcom.

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