VERSO LO SPIN OFF

Scorporo, Patuano: “21mila dipendenti Telecom in newco”

L’annuncio ai sindacati in occasione dell’incontro dello scorso 31 maggio. Stimati a 12-18 mesi i tempi di realizzazione del progetto. Slc-Fistel-Cisl: “Tutelare i livelli occupazionali e le competenze”

Pubblicato il 05 Giu 2013

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Sono circa 21mila i dipendenti di Telecom Italia coinvolti nel progetto di scorporo della rete di accesso. Un piano che dovrebbe vedere la sua conclusione tra 12-18 mesi. Sono le stime che l’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano e il presidente esecutivo, Franco Bernabè, hanno comunicato ai sindacati, nell’incontro dello scorso 31 maggio, dopo il via libera del cda al progetto di societarizzazione della rete. Il perimetro della nuova azienda comprende l’intera struttura di Open Access, parte di Telecom Italia e una dotazione di personale di staff. Nella newco che nascerebbe dovrebbe confluire, ha detto ancora Patuano ai sindacati, il 30% circa della rete aziendale. I tempi per la realizzazione del progetto, stimati in 12-18 mesi, comprendono non solo la nascita della newco ma anche il periodo che servira’ alla definizione del quadro regolatorio.

Bernabè in apertura, ha ripercorso le motivazioni che hanno portato l’azienda ad assumere tale decisione. In particolare ha ricordato come il quadro regolatorio imponga eccessivi vincoli all’azienda che determinano un contenzioso giudiziario continuo con gli altri operatori. In tale scenario la sanzione erogata dall’antitrust, che l’azienda ritiene ingiustificata e per la quale attiverà i ricorsi necessari, rappresenta solo l’ultimo caso delle rigidità cui è sottoposta l’azienda.

Secondo Bernabè – si legge nella nota congiunta di Slc, Fistel e Uilcom – “la costituzione di una società delle reti rappresenta una struttura interessante per gli investimenti e la programmazione delle necessità del Paese, offrendo al sistema una opportunità per creare nuova occupazione ed evitare che le scelte di mercato, attuate dalle singole aziende, possano essere in contraddizione rispetto agli interessi del Paese”.

Il presidente, ha ribadito che tale progetto diventerà esecutivo solo a valle di un accordo operativo di sistema che determini i minori vincoli cui Telecom Italia dovrà essere sottoposta alla luce della parità di accesso garantita a tutti gli operatori.

Infine, Bernabè ha escluso che l’azionariato della nuova società delle reti possa vedere la presenza di altri operatori telefonici, che paralizzerebbero la gestione dell’azienda a causa dei conflitti di interesse che inevitabilmente si produrrebbero, prospettando uno scenario in cui Telecom manterrebbe il controllo della nuova società con la presenza di un azionista istituzionale di minoranza.

Dal canto loro i sindacati hanno espresso preoccupazione che il progetto di scorporo possa mettere in discussione gli attuali livelli occupazionali auspicando, nel contempo, che le opportunità per l’intero settore in termini di investimenti, innovazione, efficacia regolamentazione, parità di accesso e sana competitività possano essere reali. “Per il sindacato – si legge nella nota – è fondamentale monitorare costantemente il processo per i rischi che potrebbero nascere dal venir meno dell’unicità aziendale, ricordando che tale scenario organizzativo non ha precedenti in Europa e che solo due Paesi in Europa, la Grecia oltre all’Italia, hanno un’unica rete di trasmissione”.

“Inoltre è fondamentale – dicono Slc, Fistel e Uilcom – preservare il patrimonio rappresentato dall’azienda, dalla sua capacità di competere e dalla necessità di innovare il prodotto garantendo in questo modo le decine di migliaia di lavoratori che direttamente o indirettamente operano quotidianamente per Telecom”. Rispetto a questo punto i vertici aziendali si sono impegnati a mantenere aperto un tavolo di confronto continuo che verifichi gli eventuali avanzamenti e metta in condizione il sindacato di essere costantemente coinvolto “nella fase propedeutica all’assunzione di decisioni anche alla luce di quanto sottoscritto pochi mesi fa con l’accordo raggiunto sul Piano d’impresa che blindava il perimetro dell’azienda e che i vertici aziendali hanno pienamente riconfermato”.

“È evidente – conclude la nota – che il sindacato si opporrà con tutte le iniziative necessarie laddove non vi fossero le garanzie occupazionali e nel caso in cui si volesse procedere a ridimensionare una delle poche aziende Italiane in grado di competere nei mercati internazionali, contribuendo a rilanciare l’economia del Paese”.

Intanto oggi il presidente di Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, è tornato sul tema spin off. “La tempistica la determina Telecom Italia“, ha detto a margine dell’incontro Simest “Grandi quanto il mondo”. Secondo Bassanini, è Telecom “che ha preso la decisione, che la deve implementare, che ha messo delle condizioni che riguardano i rapporti con l’attività regolatoria”. “Noi abbiamo appreso (l’operazione, ndr) dal comunicato, valuteremo i dettagli quando ce li diranno”.

Intanto ieri Agcom ha avviato l’analisi sul progetto di separazione della rete di Telecom e ha chiesto alla società altre informazioni, in particolare, su perimetro della rete da separare, governance della newco e su “le modalità e i tempi per realizzare il sistema di equivalence of input”.

Ancora ieri il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, durante l’audizione in commissione Attività produttive alla Camera, ha detto che per la separazione della rete di Telecom Italia “appare indispensabile che essa sia accompagnata dalla definizione di un quadro certo di regole che garantiscano un accesso alla rete a parità di condizioni a tutti gli operatori”. Lo scopo, precisa Pitruzzella, è quello di fare in modo che la separazione “sia idonea a conformare positivamente le dinamiche concorrenziali esistenti”.

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