AFFAIRE TELECOM

Security, non basta lo scorporo della rete Telecom

Lo spin off della rete di Telecom Italia di per sé non incrementa la sicurezza dei dati che vi transitano. Cruciali sono i nodi di scambio dove passano e si processano le informazioni, non l’infrastruttura passiva. Meglio pensare ad una rete della PA, come negli Stati Uniti di Obama

Pubblicato il 28 Ott 2013

flavio-zanonato-130503175132

«Rete e nodi dove passano le informazioni del Paese sono da tenere in particolare considerazione»: sono parole di Flavio Zanonato. Il ministro per lo Sviluppo Economico è stato primo politico, a quanto ci risulta, a porre apertamente in modo specifico il problema del futuro della rete di Telecom Italia non tanto in termini di mera infrastruttura di accesso di ultimo miglio (il famoso monopolio naturale), ma anche accendendo i riflettori sui “nodi” che ospitano il cervello del network.

Si tratta di quei “semafori” intelligenti che non si limitano ad indirizzare il traffico come fanno le vecchie cabine di interconnessione sparse lungo tutte le strade italiane. Ben lontani da essere meri dumb pipe di smistamento dei segnali, essi sono in grado di conoscere i dati che transitano sulla rete, di processarli, di valutarli, di controllarli ed infine di indirizzarli in base alle loro caratteristiche specifiche. In una parola, sono capaci di conoscere e gestire quello che passa su Internet.

Zanonato si è posto il problema dei nodi e dell’intelligenza della rete partendo da esigenze di sicurezza nazionale. Se ne parla molto di questi tempi, tanto che la scalata di Telefonica a Telco ha determinato come reazione una compulsione politica verso il rafforzamento dei poteri della golden power che consente allo Stato di intervenire qualora vengano minacciati gli interessi di sicurezza del Paese nel settore delle telecomunicazioni.

I problemi legati alla sicurezza dei network di tlc sono molto complessi e di non facile soluzione in un mondo in cui tutti spiano tutti ed in un contesto in cui le barriere elettroniche vengono messe costantemente in crisi da attacchi (e contrattacchi) informatici sempre più sofisticati e rapidissimamente mutevoli. Può certamente dare maggiori garanzie di tutela delle comunicazioni il fatto che vi sia una qualche presa “nazionale” su un’infrastruttura così critica come quella della rete di Telecom, obiettivo diventato il pensiero politico dominante di questi tempi.

Anche se è altrettanto certo che non basta il passaporto dell’azionista a garantire di per sé maggiori livelli di sicurezza. Però, se si parla la stessa lingua è più facile intendersi. E non solo sulla security. Lo si chieda ai ceo di Google o Facebook quando incontrano Obama. O magari a Marchionne.

Al di là del tema della facilitazione degli investimenti nelle Ngn che potrebbe venire dalla societarizzazione della rete di Telecom (questione però ben diversa da quella della security), qualche argomento a favore dell’influenza nazionale sul network di Tlc si può secondo noi evidenziare anche in termini di peso ed interessi geopolitici dell’Italia, due temi che possono essere cugini stretti di quelli della sicurezza.

Si noti, ad esempio, che dalla sponda Sud del Mediterraneo non sono soltanto i barconi dei disperati ad arrivare in Sicilia. L’isola è il punto di attracco di nervature delicatissime quali i cavi ottici sottomarini che da Israele e dal Nord Africa arrivano in Italia assicurando le comunicazioni di quelle aree con i Paesi europei.

Se il tema è la security, secondo noi l’aspetto più sensibile e rilevante non è tanto il controllo sull’insieme della rete di Telecom Italia, quanto piuttosto la messa in sicurezza delle Tlc critiche della PA in senso lato: difesa, ministeri, protezione civile, istituzioni politiche…

Più che dalla proprietà nazionale o dalla presenza della Cassa Depositi e Prestiti nell’azionariato della eventuale società della rete (se si farà), la sicurezza delle Tlc critiche dello Stato può essere molto meglio assicurata da una gestione separata e blindata dei nodi intelligenti che gestiscono il traffico dati e voce della pubblica amministrazione e del network che li interconnette.

Una PA, in altre parole, in grado di controllare e gestire, anche grazie ad adeguate competenze tecniche, una propria rete di comunicazione, separata da quella degli operatori. A ben vedere, è proprio quello che succede negli Stati Uniti che di queste cose si intendono più di noi. Se la sicurezza sta veramente a cuore alla politica, è sulla rete della pubblica amministrazione che secondo noi bisogna in primis focalizzarsi, cominciando ad investire risorse pubbliche e a razionalizzare quello che c’è già.

Il bando in arrivo per la Spc potrebbe essere l’occasione di un profondo ripensamento di quello che è stato fatto sinora. Rieditare vecchie impostazioni, magari mirando soprattutto agli aggiustamenti di prezzo o a qualche servizio in più, sarebbe una coazione a ripetere certamente poco future proof (lo si è visto con la vecchia gara: le telefonate della PA vanno ancora con l’Isdn), ma anche poco utile in termini di security.

Avere uno spezzatino fatto di una quarantina di reti della PA centrale con un contorno di una ventina di network regionali gestiti in completa anarchia ed indipendenza è un assurdo spreco di risorse, poco utile alla gestione di un sistema che al contrario chiede integrazioni e simbiosi. Ma è anche quanto di meno sensato possa esservi se si vogliono garantire elevati standard di sicurezza alle comunicazioni e ai dati della PA. Tanto più se capita, come capita quasi sempre, che i nodi di interconnessione vengono affittati all’operatore di turno e da lui autonomamente gestiti.

La razionalizzazione dei datacenter pubblici può essere l’occasione di ripensare anche al Sistema pubblico di connettività in una visione strategica unitaria che coinvolga le tematiche della sicurezza. Sono due aspetti di una medaglia molto simile, che vanno affrontati insieme.

Nell’intera Francia ci sono quattro datacenter pubblici. Riuscire a ridurre i nostri ad una quarantina, come pare nelle intenzioni del direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale, sembra già un obiettivo rivoluzionario e titanico. Se mai Agostino Ragosa riuscirà a non spaccarsi la testa contro le muraglie del localismo che già fanno sentire tutta la loro durezza.

È soprattutto su questo, secondo noi, che oggi dovrebbe esercitarsi la politica, se intende veramente rendere più sicure le comunicazioni dello Stato.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

EU Stories - La coesione innova l'Italia

Tutti
Video & Podcast
Analisi
Social
Iniziative
Podcast
Centro Servizi Territoriali: uno strumento per accompagnare gli enti nell’attuazione della politica di coesione. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
Podcast
EU Stories, il podcast | Politiche di coesione e comunicazione: una sinergia per il futuro
Opinioni
La comunicazione dei fondi europei da obbligo ad opportunità
eBook
L'analisi della S3 in Italia
Norme UE
European Accessibility Act: passi avanti verso un’Europa inclusiva
Agevolazioni
A febbraio l’apertura dello sportello Mini Contratti di Sviluppo
Quadri regolamentari
Nuovi Orientamenti sull’uso delle opzioni semplificate di costo
Coesione
Nuovo Bauhaus Europeo (NEB): i premi che celebrano innovazione e creatività
Dossier
Pubblicato il long form PO FESR 14-20 della Regione Sicilia
Iniziative
400 milioni per sostenere lo sviluppo delle tecnologie critiche nel Mezzogiorno
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalle aule al mondo del lavoro, focus sui tirocini della Scuola d’Arte Cinematografica
TRANSIZIONE ENERGETICA
Il ruolo del finanziamento BEI per lo sviluppo del fotovoltaico in Sicilia
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalla nascita ai progetti futuri, focus sulla Scuola d’Arte Cinematografica. Intervista al coordinatore Antonio Medici
MedTech
Dalla specializzazione intelligente di BionIT Labs una innovazione bionica per la disabilità
Finanza sostenibile
BEI e E-Distribuzione: investimenti per la sostenibilità energetica
Professioni
Servono competenze adeguate per gestire al meglio i fondi europei
Master
Come formare nuove professionalità per governare e gestire al meglio i fondi europei?
Programmazione UE
Assunzioni per le politiche di coesione: prossimi passi e aspettative dal concorso nazionale. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
innovazione sociale
Rigenerazione urbana: il quartiere diventa un hub dell’innovazione. La best practice di San Giovanni a Teduccio
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia
Podcast
Centro Servizi Territoriali: uno strumento per accompagnare gli enti nell’attuazione della politica di coesione. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
Podcast
EU Stories, il podcast | Politiche di coesione e comunicazione: una sinergia per il futuro
Opinioni
La comunicazione dei fondi europei da obbligo ad opportunità
eBook
L'analisi della S3 in Italia
Norme UE
European Accessibility Act: passi avanti verso un’Europa inclusiva
Agevolazioni
A febbraio l’apertura dello sportello Mini Contratti di Sviluppo
Quadri regolamentari
Nuovi Orientamenti sull’uso delle opzioni semplificate di costo
Coesione
Nuovo Bauhaus Europeo (NEB): i premi che celebrano innovazione e creatività
Dossier
Pubblicato il long form PO FESR 14-20 della Regione Sicilia
Iniziative
400 milioni per sostenere lo sviluppo delle tecnologie critiche nel Mezzogiorno
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalle aule al mondo del lavoro, focus sui tirocini della Scuola d’Arte Cinematografica
TRANSIZIONE ENERGETICA
Il ruolo del finanziamento BEI per lo sviluppo del fotovoltaico in Sicilia
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalla nascita ai progetti futuri, focus sulla Scuola d’Arte Cinematografica. Intervista al coordinatore Antonio Medici
MedTech
Dalla specializzazione intelligente di BionIT Labs una innovazione bionica per la disabilità
Finanza sostenibile
BEI e E-Distribuzione: investimenti per la sostenibilità energetica
Professioni
Servono competenze adeguate per gestire al meglio i fondi europei
Master
Come formare nuove professionalità per governare e gestire al meglio i fondi europei?
Programmazione UE
Assunzioni per le politiche di coesione: prossimi passi e aspettative dal concorso nazionale. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
innovazione sociale
Rigenerazione urbana: il quartiere diventa un hub dell’innovazione. La best practice di San Giovanni a Teduccio
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia

Articoli correlati