IL CONVEGNO DEL CORRIERE COMUNICAZIONI

Spazio, l’Italia resta in orbita

La Ministeriale dell’Esa conferma il ruolo di punta del nostro Paese all’interno dell’Agenzia. Siamo il terzo contributore europeo con un budget di 400 milioni di euro all’anno, alle spalle di Germania e Francia

Pubblicato il 27 Nov 2012

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L’Italia resta in orbita in Europa nel settore dello Spazio e non perde il treno di progetti strategici per il futuro. In primo luogo Galileo, Gmes (Global monitoring for environment and security) e lo sviluppo della Stazione Spaziale Internazionale. Nonostante la crisi e le scarse risorse, il nostro paese mantiene alta l’asticella degli investimenti destinati all’Esa (Agenzia spaziale europea), dove si conferma il terzo contributore alle spalle di Germania e Francia. E’ quanto emerge dal convegno organizzato oggi dal Corriere delle Comunicazioni “La politica spaziale per la crescita del paese: le potenzialità dopo l’ultima ministeriale” che si è tenuto a Roma alla Biblioteca del Senato. Primo appuntamento del settore spaziale, dopo la Ministeriale di Napoli del 21 novembre, che ha tenuto a raccolta i 20 ministri dei paesi che aderiscono all’Esa, durante la quale il ministro dell’Istruzione e della Ricerca Francesco Profumo, in tandem con Enrico Saggese, il presidente dell’Asi (Agenzia spaziale italiana), ha sbloccato finanziamenti per 400 milioni di euro all’anno nel prossimo triennio per lo sviluppo dei programmi spaziali dell’Esa (budget annuo 3 miliardi) e di 580 milioni per l’Asi (Agenzia spaziale italiana).

“Il convegno di oggi è il primo momento di comunicazione del settore Spazio dopo la Ministeriale di Napoli, che considerato il contesto economico ha visto l’Italia mantenere un ruolo di punta nell’Esa – dice Pierluigi Di Palma, presidente del Centro Studi Demetra – Per quanto riguarda il settore, noi siamo favorevoli ad una visione ampia, che vada dal trasporto aereo allo spazio, in ottica di sintesi duale dei comparti. Il settore aerospaziale coinvolge diversi ministeri, non soltanto il Miur e il Mise, ma anche la Difesa. In prospettiva, ci auguriamo un avvicinamento sempre più concreto dell’Agenzia spaziale alla ricerca applicata fino alla commercializzazione di prodotti”.

Il punto sulla Ministeriale lo fa Enrico Saggese, presidente dell’Asi, (qui la presentazione di Saggese) che racconta nel dettaglio l’allocazione delle risorse italiane nel piano pluriennale (3-5 anni) di finanziamento dell’Esa, così ripartite: 137 milioni per i programmi sui lanciatori; 208 milioni per i programmi per l’osservazione della terra; 200 per i programmi relativi al volo umano; e 109 milioni per i programmi di sviluppo tecnologico e nel settore delle Tlc, navigazione e sicurezza. Inoltre, l’Italia nel corso dei prossimi cinque anni, contribuirà ai programmi obbligatori con circa 500 milioni. “Il consiglio dell’Esa, al quale ho partecipato con il ministro Profumo, ha decretato 10 miliardi di euro di finanziamenti trennali per lo sviluppo di programmi spaziali – ha detto Saggese – L’Italia devolverà 400 milioni all’anno all’Esa e 580 milioni all’Asi. La contribuzione dell’Italia all’Esa è calcolata in base al Pil ed è pari al 12% del totale”.

Una grossa novità comunicata oggi riguarda la volontà dell’Asi di entrare con una quota compresa fra il 6% e il 9,5% nel capitale di Arianespace, la società europea specializzata nei lanciatori commerciali di satelliti, oggi controllata dalla francese Cnes (l’Agenzia spaziale francese) e da Eads-Astrium, in cui l’italiana Avio detiene già una quota del 3%. Arianespace perde 20 milioni a lancio, pari a 120 milioni di perdite all’anno, l’ingresso dell’Asi è condiziato al fatto che l’Agenzia abbia “voce in capitolo nella governance e possa esprimere un membro del cda”, ha detto Saggese.

Il ruolo dell’Italia nell’Esa si è rivelato importante per mediare fra Germania e Francia su diversità di vedute su Ariane 5, il lanciatore europeo che garantisce 5 lanci all’anno che tuttavia costano molto di più rispetto a concorrenti Usa come Space X. “Il nostro obiettivo è portare Avio a collaborare alle fasi di produzione di Vega e di Ariane 6 – dice Saggese – riteniamo di poter finanziare una certa evoluzione di Vega (componente di Ariane 6 ndr), per la cui realizzazione è stata coinvolta per la prima volta anche la Germania”. Altri programmi spaziali europei finanziati dall’Italia ricordati da Saggese sono Pride, satelliti a trazione elettrica che consentono ai satelliti di arrivare in orbita geostazionaria a prezzi contenuti; lo sviluppo di un modulo di trasporto umano in collaborazione con la Nasa, destinato ad esplorazioni spaziali dopo il 2020. Ex Mars, in collaborazione con la Russia, per missioni su Giove. Sistemi di osservazione della Terra, Metop in ambito meteo, sviluppo di nuove tecnologie di telecomunicazione, Galileo. Infine, sul piano politico va inoltre registrata l’approvazione di una specifica Risoluzione sulla futura evoluzione dell’Esa, e sui rapporti tra Esa e Unione europea. L’Italia ha auspicato che l’Esa e l’Unione europea trovino le modalità esecutive per garantire la sinergia tra le rispettive attività nel settore spaziale, in modo da evitare duplicazioni e massimizzare i ritorni degli investimenti degli stati membri. Per quanto riguarda i grandi programmi europei Galileo e Gmes, su proposta italiana è stata sottolineata l’importanza del lancio dei primi servizi entro il 2014.

La composizione del budget destinato al settore spaziale, Giovanni Bertolone, consigliere del Miur per la ricerca aerospaziale, si sta muovendo verso un cambio di metodo: “Ancora troppo ampio il gap fra i contributi italiani all’Ue e i ritorni per l’Italia, che secondo i calcoli del Miur raggiungono un totale di 600-700 milioni di euro che non tornano in Italia – dice Bertolone – L’obiettivo è ridurre il gap e arrivare alla nasciata di un multi-fondo per lo Spazio, che possa attingere risorse da diversi ministeri, coinvolgendo non soltanto Miur e Mise, ma anche Difesa e Ambiente. Lo scopo è portare avanti ricerche per applicazioni in ambito civile e militare, producendo maggiori risultati sul fronte della produzione e applicazione commerciale”.

Sulla stessa linea d’onda il senatore Marco Filippi, capogruppo Pd dell’ottava Commissione Senato: “Parlare di politiche aerospaziali vuol dire parlare di ricerca tecnologica, che deve essere la cifra di visione di un governo – dice Filippi – serve un governo strategico dello Spazio, al di là della ricerca, per garantire sviluppo all’industria. E’ necessario procedere alla scomposizione della filiera, per verificare le ricadute economiche positive derivanti dallo Spazio, tenendo a mente che per ora i servizi applicativi sono carenti rispetto al manifatturiero. L’Italia in ambito Esa ha assunto un ruolo di mediazione fra Germania e Francia nella disputa sui lanciatori Ariane Space. Inoltre, contribuisce attivamente allo sviluppo di Vega e agli altri programmi, dalla stazione spaziale a Es Mars, a Meteo e Ambiente”.

Angelo Sanza, della direzione nazionale dell’Udc, sottolinea i buoni risultati della Ministeriale, nonostante la situazione economica. “Trovare questi 400 milioni di euro per l’Esa è già un ottimo risultato da parte del Governo e del ministro Profumo – dice Sanza – Anche l’idea del multi-fondo mi sembra positiva, nell’ottica della rinata dignità del nostro paese. I progetti Galileo e Gmes vanno seguiti con coerenza dal nostro paese”.

Chiude il cerchio della politica Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti alla Camera: “Il comparto aero-spazio va considerato in ottica di sistema duale, con attenzione alla Difesa – dice Valducci – si tratta di uno dei settori europei più forti. Sono contrario alla posizione di chi vorrebbe escludere Difesa ed Aeronautica dal settore, che a livello europeo mostra un’integrazione maggiore rispetto a molti altri settori. Per il pieno sviluppo delle potenzialità dell’Italia in questo settore, mi auguro che si risolvano al più presto i problemi di Finmeccanica, il nostro campione nazionale. Spero infine che ci sia uno sviluppo più celere di Galileo sotto il controllo della Presidenza del Consiglio”.

Più critica la posizione di Maurizio Fargnoli, presidente dell’Asas, l’associazione confindustriale che rappresenta le aziende del settore aderendo anche al Csit e all’Aiat: “Considerate le aspettative, siamo soddisfatti della Ministeriale, anche se 4 anni fa il contributo dell’Italia all’Esa era di un miliardo ed eravamo il secondo contributore dell’Agenzia – dice Fargnoli – Per quanto riguarda la creazione del multi-fondo siamo favorevoli, anche se in generale il settore Spazio è molto debole sul fronte dello sviluppo commerciale. Sarebbe poi auspicabile il reperimento di fondi anche nel settore privato, con il coinvolgimento di banche e fondi d’investimento per sostenere l’Asi. L’Italia sta investendo moltissimo su Galileo, che però non vede oggi in Italia un piano di sviluppo applicativo tanto che il sistema industriale per sfruttarlo non c’è”.

Sul fronte delle applicazioni spaziali già in campo, interviene Cristiano Cannarsa, presidente e amministratore delegato di Sogei, la società Ict del ministero dell’Economia: “Noi non ci occupiamo di Spazio in maniera diretta, però facciamo parte del programma Galileo dal 2003, su input del dipartimento delle Finanze – dice Cannarsa – in questo contesto, abbiamo sviluppato delle soluzioni che consentono il monitoraggio tramite geolocalizzazione satellitare per conto dell’Agenzia delle Entrate”. Il sistema realizzato da Sogei è stato utilizzato per la redazione del volume sugli immobili in Italia, che ha consentito di mappare il valore degli immobili ed eventuali abusi edilizi in base alla posizione sul sistema. Che consente inoltre di mappare le case fantasma, incrociando i dati con cartografici con quelli catastali. L’auspicio è che lo Spazio possa rientrare anche nell’Agenda Digitale”.

Il punto di vista sulle applicazioni satellitari a banda larga arriva da Renato Farina, amministratore delegato di Eutelsat: “Il satellite è una grande risorsa per il paese, perché può portare ovunque la banda larga già adesso – dice Farina – in attesa dell’arrivo di infrastrutture di rete terrestre, il satellite può supplire e garantire connessioni ultrabroadband in zone in digital divide. Il servizio è destinato a cittadini, scuole, PA che si trovano in aree remote. In prospettiva, anche a broadcaster tv e web tv, in ottica di sviluppo della connected tv. La politica ci può aiutare ad abbattere la barriera all’entrata rappresentata dalla parabola, la cui installazione costa circa 400 euro”.

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