IL CONVEGNO DEL CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI

Tablet e app mobili, per aziende e PA chance di crescita

Aumento della produttività e abbattimento dei costi di gestione a fronte di investimenti contenuti. Questa la ricetta emersa in occasione del convegno “Nuovi Tablet e Mobile Application” organizzato dal Corriere delle Comunicazioni. L’Italia si gioca la partita “mobile”

Pubblicato il 06 Giu 2012

Luciana Maci

Nuovi Tablet e Mobile Application rappresentano grandi opportunità per imprese e amministrazioni pubbliche perché aumentano la produttività e riducono i costi di gestione anche con investimenti economici relativi bassi, ma nel nostro Paese, nonostante alcune esperienze già avviate, permangono barriere alla loro adozione. È emerso dal convegno “Nuovi Tablet e Mobile Application – L’innovazione entra nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni italiane” organizzato ieri 5 giugno a Roma dal “Corriere delle Comunicazioni”.

“Qualsiasi processo della catena del valore di un’azienda è potenzialmente supportabile da applicazioni di tipo mobile business” ha esordito Paolo Catti, responsabile della Ricerca dell’Osservatorio New Tablet & Business Application della School of Management del Politecnico di Milano (scarica qui la presentazione). Dopo il benvenuto del direttore del settimanale, Gildo Campesato, e l’introduzione del giornalista Alessandro Longo, Catti ha illustrato il lavoro di ricerca dell’Osservatorio per capire quale impatto hanno applicazioni mobili e nuovi Tablet su aziende ed enti, quali sono le figure professionali che li utilizzano, quali i benefici, le eventuali controindicazioni e i casi di maggior successo.

Una volta appurata la “pervasività” delle applicazioni mobili, perché “diverse soluzioni possono soddisfare esigenze diverse sia nell’ambito di uno stesso settore sia nell’impresa nel suo insieme”, Catti ha constatato che “siamo tutti mobile workers”. In particolare, secondo le statistiche, oltre i due terzi della forza lavoro in Italia ha varie dimensioni di mobilità, perciò può avere la necessità di accedere alle applicazioni mobili. Eppure “tradizionalmente il device mobile più usato finora è carta e penna”. Per dimostrare i benefici che un’azienda può ricavare dall’utilizzo di app, il responsabile dell’Osservatorio ha presentato il caso di Tempini, impresa di rivestimenti per sanitari con 140 dipendenti attiva soprattutto nel Nord Italia attraverso reti di agenti che contattano cantieri per opere pubbliche con l’obiettivo di vendere piastrelle, loro prodotto di punta. L’introduzione di una app residente nello smartphone degli agenti ha rivoluzionato le procedure: l’agente ora è in grado di trasmettere in tempo reale i dati del cliente al back-office, che riesce così a formulare l’offerta in modo più tempestivo. “I costi sono stati ridotti del 28% – assicura Catti – e l’investimento in It è stato recuperato in 6/7 mesi”.

Oltre ai benefici oggettivamente calcolabili, l’introduzione delle applicazioni mobili porta i cosiddetti benefici intangibili (soddisfazione dell’utente, ritorno d’immagine). Inoltre, sempre secondo lo studioso, la gran parte richiede “investimenti inferiori ai 100.000 o 50.000 euro. Ne abbiamo tratto uno slogan: piccolo è bello. L’investimento può essere contenuto ma va a migliorare in modo drastico l’efficienza”.

Tuttavia è lui stesso ad ammettere che permangono barriere alla loro adozione. “Ci sono difficoltà organizzative e tecnologiche, scarso impegno da parte del top-management e in alcuni casi anche dell’utente finale stesso. Ma io li definisco falsi miti”.

Le barriere tendono invece a sgretolarsi per quanto riguarda l’introduzione dei new tablet nelle aziende. Da interviste fatte a metà 2011 dall’Osservatorio a 255 CEO è emerso che il 47% ha introdotto questi dispositivi in azienda. Ad usarli sono soprattutto gli executive e i c-level (55%), ma anche altre categorie, come gli addetti alla vendita, si stanno attrezzando allo scopo. Una cosa è certa: il new tablet introduce giocoforza una mentalità diversa in azienda, ovvero il paradigma del “Bring on your own device”. È l’utente dell’app mobile che sceglie il proprio dispositivo, se lo compra e se lo mantiene. Si chiama consumerizzazione del device, per cui siamo propensi a portare nell’ambito del nostro lavoro quello che già utilizziamo a livello personale. “Per favorire questo passaggio vanno introdotti elementi di governance non banali” ha osservato Catti, per poi delineare il ruolo dei CEO in questo scenario: “Hanno la necessità di integrare diversi dispositivi mobili, l’esigenza di garantire sicurezza dei dati aziendali, la necessità di collegare tra loro diverse app e integrarle con il sistema operativo aziendale, ma anche nuove opportunità di scouting e sourcing delle applicazioni”.

Una conferma che il fenomeno della consumerizzazione sta rivoluzionando il mondo delle nuove tecnologie arriva da Lorenzo D’Amato, Product Manager di Samsung Electronics Italia (scarica qui la presentazione), multinazionale diffusa in oltre 60 Paesi con 190.000 dipendenti che investe in ricerca e sviluppo il 5% del fatturato. “Abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare tenendo conto che in Italia ci sono circa 3 milioni di persone che usano smartphone o tablet durante la giornata per lavoro, ma anche in qualche momento per attività personali, multimediali e di informazione. I nostri sono prodotti di uso comune ma si stanno sviluppando sempre più anche in ambito aziendale”.

Perché le aziende dovrebbero incentivare l’uso dei tablet? Perché “si adattano alle diverse esigenze, sono duraturi, leggeri, maneggevoli, dotati di accessori e il sistema operativo è sicuro”. Anche D’Amato è convinto che le barriere al loro utilizzo siano “falsi miti”. I comparti in cui il tablet può avere maggior successo? “Salute, educazione e uffici”.

Tra i nuovi prodotti spicca Olipad Graphos di Olivetti, “multinazionale italiana” secondo la definizione del suo Responsabile Delivery Soluzioni Verticali e Applicazioni Mobile, Giorgio Sangalli (scarica qui la presentazione). “Nasce per la sottoscrizione di documenti che richiedono la firma autografa ed è una soluzione per la firma grafometrica che dà valore legale ai documenti” spiega il dirigente. “Attualmente il contratto sottoscritto dal cliente viene trasportato in back office aziendale, si esegue la procedura di data entry manuale e l’archiviazione dei moduli cartacei. Con Oligraphos si può compilare il contratto in tempo reale, dopodiché entrano in gioco tutte le procedure per validare la firma e automaticamente si inviano i dati al back office. È poi possibile mandare al cliente lo stesso contratto in formato elettronico. In pratica si modifica del tutto il cartaceo sostituendolo con un sistema dematerializzato”.

Tornando alla questione della consumerizzazione, ne sottolinea i potenziali rischi Maurizio Martinozzi, Sales Engineering di Trend Micro Italia, azienda impegnata nelle soluzioni per la sicurezza dell’ICT (scarica qui la presentazione). “È spesso vista come una minaccia dalle aziende e i tradizionali sistemi di sicurezza non sono più efficaci” sostiene il dirigente. “Con la diffusione del cloud si verifica uno spostamento verso l’esterno dei dati aziendali, che in questo momento sono l’obiettivo dell’economia illecita: prima si trattava di hacker, oggi sono organizzazioni di cyber crime che hanno competenze altissime e funzionano bene. Per bloccarli sarà prima necessario pensare a un discorso di governance e policy e poi far fronte alle implicazioni di sicurezza per questo nuovo esercito di terminali”.

Al di là dei dubbi sulla loro sicurezza o delle resistenze pratiche o psicologiche alla loro introduzione, esistono diversi casi di grandi aziende private e pubbliche che hanno semplificato processi e ridotto costi grazie alle Mobile Application. Una di queste è Ariston Thermo Group, operante nel settore del riscaldamento. “Abbiamo un progetto – spiega il Group Information Technology Manager, Giovanni Daconto – per semplificare tutta la procedura che va dalla chiamata al call center, alla convocazione del tecnico che registra l’intervento alla fatturazione. Prima, con i pezzi di carta, ci volevano 2 settimane, oggi un giorno e mezzo. Tutto ciò ha ridotto del 50% la forza lavoro nel back-office. Il progetto però è un po’ vecchio, perciò questa app è difficile da mantenere, sviluppare e gestire. Oggi la tecnologia per noi è un limite”.

Nessun dubbio, invece, per Massimo Maffeis, Work Force Management della Divisione Distribuzione di Enel, azienda all’avanguardia nell’utilizzo delle nuove tecnologie. “Agli inizi del 2000 – rievoca – abbiamo introdotto il contatore elettronico e c’era necessità di fornire agli operai strumenti per il lavoro in mobilità. Siamo partiti con i palmari, poi nel 2006 abbiamo scelto i tablet. Adesso siamo al rinnovo e ci stiamo orientando sui new tablet Android, strumenti a metà tra smartphone e tablet che hanno caratteristiche notevoli. Una cinquantina di persone lo stanno usando da 5 mesi e sono entusiasti”.

Tablet e Mobile Application sono adoperati anche all’Atac, azienda romana di trasporto pubblico. “A spingerci è la necessità di fornire informazioni al pubblico” spiega il dirigente responsabile dei servizi informatici, Giorgio Sgarbazzini. “Per le piattaforme classiche – prosegue – in realtà i tablet sono ingombranti perché il personale sta in piedi. I palmari e gli smartphone assolvono meglio alle nostre esigenze”. Sgarbazzini assicura che l’Atac sta lavorando anche alla ridefinizione del sistema di segnalazione dell’arrivo mezzi, “ormai in stato di obsolescenza”.

Se poi invece di prendere l’autobus si preferisce il taxi, ecco che si può usufruire della Mobile Application di Radio Taxi, illustrata dal Alberto Baliello, Responsabile Commerciale di Microtek, l’azienda che ha realizzato la soluzione per la compagnia di taxi. “43 Radiotaxi italiani – spiega – si sono uniti per sviluppare una app che consente al cliente di inserire direttamente la sua richiesta tramite tablet, eventualmente modificarla in tempo reale e infine dare un voto al tassista. Questo ha ridotto i costi delle linee telefoniche e degli operatori. In Italia è in fase di sperimentazione, ma ha preso moltissimo piede all’estero”.

Un altro settore in cui l’uso di dispositivi mobili può avere terreno fertile è il turismo. “È importante che il turista gestisca tempo e soldi sulla base di informazioni meteo, eventi, mappe aumentate, schede, possibilità di prenotare” afferma Edoardo Colombo, esperto di tecnologie innovative per il turismo. “Occorre trovare applicazioni mobili che stimolino il crowdsourcing. Ma si possono anche creare itinerari tematici, come a Torino dove ogni palazzo è indicizzato per caratteristica architettonica, o fare come il cuoco Gualtiero Marchesi, che presenta il menu ai clienti sul tablet”

Infine scuola e digitale: “un rapporto che va colto”, secondo Davide Giacalone, presidente dell’agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione. “È evidente che le nuove tecnologie – dice – non devono servire per fare le stesse cose che si facevano con le vecchie. Per la scuola esiste un progetto che prevede la possibilità di dotare ogni classe di una lavagna multimediale e un computer, e affidare un tablet a ogni alunno. La cifra è notevole, ma se si calcola che in cinque anni di scuola media superiore una famiglia spende circa 1500 euro per libri cartacei, con quei soldi si potrebbe finanziare il progetto digitale. Il problema non è il reddito, il problema è il cambio di mentalità”.

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