DIGITAL SINGLE MARKET

Telco all’attacco dell’Europa: “Troppe norme, così strangolate il 5G”

Da Telecom Italia a Orange, gli operatori lanciano l’offensiva contro la Commissione Ue per ottenere norme pro-investimenti. L’appello dell’Etno ai governi: “Le aziende vanno sostenute, o niente Digital Single Market”

Pubblicato il 29 Mag 2017

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Telco europee all’attacco della Commissione Ue. In una lettera dell’Etno indirizzata ai ministri delle comunicazioni degli Stati membro i numeri uno degli operatori (Telecom Italia, Orange, Deutsche Telekom, Kpn, Telenor Gruoup, Go Malta, Telia, Turk Telecom, Bulgarian Telecommmunications Company, Proximus, Telefonica, BT Group, Telekom Austria Group) fanno presente come “l’attuale direzione intrapresa dall’Europa sul Codice per le comunicazioni elettroniche e la regolamentazione della ePrivacy” stia prendendo una brutta piega: almeno, una piega che certo non favorisce gli investimenti per le reti del futuro, il 5G. “L’impressione – scrvino gli operatori – è che si sia perso per strada l’iniziale obiettivo di favorire investimenti e innovazione”. Per cui l’attuale indirizzo “rischia di danneggiare la capacità delle aziende di offrire servizi a cittadini e aziende”.

Crescita, sviluppo, investimenti sono al palo, in Europa, dicono le telco. Un danno enorme perché “la riforma digitale è qualcosa che va oltre una semplice sfida per le Tlc. Riguarda l’intero manifatturiero, trasporti e logistica, l’Iot, la salute e in generale il futuro dei cittadini. Abbiamo bisogno di lanciare il 5G mettendo la fibra più in profondità e sviluppando nuove categorie di servizi e applicazioni”.

Bene l’obiettivo della Gigabit Society e del Digital single market, concordano le Tlc: “Le nostre compagnie servono centinaia di milioni di europei ogni giorno e mettiamo 30 miliardi di euro l’anno in reti fisse e mobili e piattaforme digitali. Siamo responsabili dell’oltre il 70% del totale degli investiment, impieghiamo l’80% della forza lavoro in tlc e siamo orgogliosi di essere i maggiori contributori ai budget pubblici attraverso le tasse che paghiamo”.

Ma proprio per questo le aziende stimano che quello che l’Europa sta facendo non faciliti gli investimenti, a differenza di quanto sta succedendo in Asia e Usa. “L’UE deve quindi concentrarsi sull’obiettivo strategico di raggiungere una connettività super-veloce e garantire che nessuno sia lasciato indietro. Ciò richiederà 660 miliardi di euro ed è incompatibile con tutte le regole che puntano invece a far cassa. Misure che aumentano gli obblighi per le telecomunicazioni”.

Invece lo sforzo deve andare in diresione opposta: semplificazione della regolamentazione e misure pro-investimento che supportano tutti gli operatori.

Anche sul fronte frequenze serve cambiare aria: “La riforma dello spettro radio è essenziale, deve assicurare la prevedibilità per gli investimenti a lungo termine grazie alla durata più lunga delle licenze d’uso e a condizioni migliori e più eque per accedervi”.

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