Telecom Argentina, la cessione slitta al 1° settembre

Telecom Italia e Fintech hanno prorogato la validità del contratto di compravendita. Restano immutati termini e condizioni. Intanto la compagnia italiana stringe su Gvt: a breve incontro Patuano-Bollorè

Pubblicato il 12 Ago 2014

Slitta al primo settembre la cessione di Telecom Argentina a Fintech, immutate le condizioni del contratto. “Telecom Italia e Fintech – si legge in una nota del gruppo telefonico – hanno convenuto, nella serata di ieri, di prorogare al primo settembre prossimo, restandone immutati termini e condizioni, la validità del contratto di compravendita sottoscritto il 13 novembre 2013, relativo alla cessione dell’intera partecipazione di controllo detenuta, direttamente e indirettamente, da Telecom Italia in Telecom Argentina”.

Ieri, dalla relazione semestrale di Telecom Italia, era emerso che il default dell’Argentina, secondo la società, non dovrebbe avere impatto sulla prevista cessione della controllata Telecom Argentina. “Occorre ricordare – è scritto nella relazione – che il prezzo per la cessione del Gruppo Sofora-Telecom Argentina è stato definito in dollari americani, di conseguenza in tale transazione il Gruppo Telecom Italia non è soggetto al rischio sull’andamento del tasso di cambio del Pesos Argentino”.

Il 14 novembre 2013 Telecom Italia annunciò di aver accettato, nella notte l’offerta di acquisto dell’intera partecipazione di controllo detenuta in Telecom Argentina, direttamente ed attraverso Telecom Italia International, Sofora Telecomunicaciones, Nortel Inversora e Tierra Argentea, avanzata dal gruppo Fintech per un importo complessivo di 960 milioni di dollari.

Nel dettaglio, di tale importo, 859,5 milioni di dollari saranno corrisposti per la cessione del 68% delle azioni ordinarie di Sofora di proprietà di Telecom Italia e di Telecom Italia International (750,8 milioni di dollari), di 15.533.834 azioni di classe B di Telecom Argentina, pari all’1,58% del capitale sociale, di proprietà di Tierra Argentea (61,2 milioni di dollari), di 2.351.752 American Depositary Shares, corrispondenti a 117.588 azioni preferite di classe B di Nortel, pari all’8% delle azioni preferite di classe B, di proprietà di Tierra Argentea (47,5 milioni di dollari).

Il rimanente importo di 100,5 milioni di dollari, spiegava la nota dello scorso novembre, sarà corrisposto a fronte di ulteriori pattuizioni correlate all’operazione, tra le quali la messa a disposizione delle società argentine di servizi tecnici di supporto per una durata massima di tre anni, la rinuncia e la modifica di alcuni diritti rivenienti dal patto parasociale relativo a Telecom Argentina, a favore del Gruppo Werthein, che rimarrà detentore del 32% delle azioni ordinarie di Sofora, nonché l’impegno dell’acquirente al pagamento dell’utile già accantonato per dividendi da Telecom Argentina, in caso di mancata distribuzione prima del closing.

Nell’ambito degli accordi, spiegava sempre la nota dello scorso novembre, è stata ottenuta una serie di garanzie per l’adempimento delle obbligazioni contrattuali dell’acquirente, compreso il pegno concesso da Fintech su un numero di American Depositary Shares, rappresentative di azioni preferite di classe B di Nortel, per un valore medio di mercato inizialmente di 100 milioni di dollari. “La vendita delle azioni detenute da Tierra Argentea è prevista – scriveva nel novembre 2013 Telecom Italia – entro l’esercizio corrente, mentre la vendita delle azioni di Sofora è sottoposta alla condizione sospensiva dell’ottenimento delle necessarie autorizzazioni amministrative”. Fintech, nella misura in cui ciò sia richiesto dalle norme vigenti, lancerà un’offerta pubblica sulle rimanenti azioni quotate di Nortel e Telecom Argentina.

Intanto Telecom stringe i tempi per mettere a punto la controproposta da fare a Vivendi su Gvt, l’operatore brasiliano in fibra ottica, oggetto del desiderio di Telefonica, primo azionista del gruppo italiano. A breve, secondo quanto risulta al Messaggero, Marco Patuano dovrebbe incontrare Vincent Bollorè, presidente di Vivendi, a Parigi.

Il faccia a faccia Patuano-Bollorè servirà per definire una proposta industriale di aggregazione fra Tim Brasil e Gvt. Telefonica ha messo sul piatto 6,7 miliardi con un’offerta valida fino al 3 settembre. Cesar Alierta è disposto a impegnare anche l’8,3% di Telecom residuo rispetto al pacchetto del convertendo in azioni del gruppo italiano. Mettere insieme contenuti e linee telefoniche rappresenta la nuova frontiera inseguita dai colossi delle tlc a caccia di guadagni per compensare la riduzione dei margini delle attività core. Ieri Patuano avrebbe avuto un nuovo incontro con gli advisor.

Non c’è ancora uno schema compiuto di intervento. A grandi linee si procederà a uno scambio azionario fra Telecom e Vivendi da realizzarsi attraverso modalità tecniche diverse. Una potrebbe essere un aumento di capitale dedicato. In casa del gruppo italiano si deve fare presto. Vivendi ha convocato il consiglio per giovedì 28 agosto: oltre all’approvazione della semestrale, dovrà esprimersi anche sull’offerta di Telefonica. E’ possibile che il board chieda ad Alierta un approfondimento sull’offerta e quindi di far slittare il termine. In questo modo Bollorè potrebbe avere tempo a sufficienza per comparare le due offerte. In tempi recenti, Patuano stava costruendo un progetto che partendo dal Brasile puntava al cuore del vecchio Continente con uno scambio azionario che coinvolgeva Tim Participaçoes, capogruppo quotata di Tim Brasil e una quota di Telecom: attraverso questa finestra.

Vivendi sarebbe entrata nel capitale. La nuova ipotesi potrebbe ruotare attorno a questa soluzione: sembra però che Citi e Mediobanca abbiano visioni diverse. Intanto però, oggi scade il termine su Telecom Argentina, un dossier sul quale è impegnato il cfo Piergiorgio Peluso che non disdegnerebbe di passare alla guida di F2i al posto di Vito Gamberale volendo fare nuove esperienze. Il fondo Fintech dovrà oggi sciogliere le riserve sulla formalizzazione dell’accordo.

Barclays vede “sinergie industriali logiche e di scala da Gvt sia per Telefonica che per Telecom Italia”, aggiungendo comunque che l’indebitamento della società di tlc italiana rappresenta uno dei maggiori ostacoli. Gli analisti evidenziano che “Telecom ha meno flessibilità di bilancio rispetto a Telefonica e potrebbe essere capace di offrire una più alta parte del bid in equity”. Inoltre, proseguono gli esperti, le sinergie che nascerebbero da Telefonica/Gvt o da Telecom/Gvt sono simili.

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