LA SEMESTRALE

Telecom conferma debito e ricavi; avanti tutta su scorporo e fibra

La crisi del mercato domestico e la pressione regolatoria impattano sui conti. Rivista al ribasso la guidance 2013, ma l’azienda conferma la volontà di procedere rapidamente con lo spin off. No ad aumento di capitale e a vendita delle attività in Brasile. Riflettori su reti Ngn e su consolidamento mobile. Bernabè: “Condizioni sfidanti, ma ci attendiamo progressivo allentamento della pressione competitiva e un quadro regolatorio più stabile”

Pubblicato il 02 Ago 2013

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Incrementare il livello di efficienza operativa. Assicurare il raggiungimento del deleverage previsto per fine 2013. Spingere sulla fibra e procedere velocemente con il progetto di scorporo della rete. Questi i pilastri della strategia a breve termine di Telecom Italia illustrati da Franco Bernabè in occasione della presentazione dei dati di bilancio al 30 giugno 2013.

La semestrale non è delle migliori, ma l’azienda è riuscita a tenere testa “alla fragilità della cornice economica domestica e alla riduzione della crescita dell’economia nei paesi latino-americani”, ha detto Bernabè. “L’obiettivo di cut cost efficiency è già stato raggiunto, ma vogliamo superarlo per oltre 150 milioni di euro”, ha aggiunto l’Ad Marco Patuano. Il presidente esecutivo ha puntualizzato – per mettere fine alle voci circolate nei giorni scorsi, che Telecom Italia “non ha bisogno di un aumento di capitale e nemmeno di vendere le attività in Brasile”. “E’ chiaro che tutto ha un prezzo”, ha puntualizzato però Bernabè “ma al momento Tim Brasil è un core asset per noi”.

Sui conti hanno pesato, e non poco stando a quanto reso noto, “la prosecuzione della pressione dei prezzi, in particolare sul mercato mobile consumer, a cui si è aggiunto un significativo impatto negativo derivante dagli aspetti regolamentari”.La decisione dell’Agcom di ridurre le tariffe d’accesso alla rete in rame e la multa comminata dall’Antitrust hanno un impatto di 200 milioni di euro su Telecom, ha puntualizzato Bernabè. E per battere la concorrenza l’azienda ha deciso di investire una parte di marginalità “per aprire la strada alla difesa e all’acquisizione netta di clienti, anche mediante l’utilizzo di innovative offerte convergenti fisso-mobile”.

Le difficoltà del mercato e la pressione regolatoria hanno spinto ad una revisione al ribasso della guidance per il 2013 relativa all’Ebitda consolidato, che passa da low-single digit decline a mid-single digit decline. Previsioni ritoccate anche per l’Ebitda domestic, da mid-single digit decline a high-single digit decline. “Le dinamiche operative e finanziarie in corso consentono invece di confermare per il 2013 sia la guidance ‘stable’ per il fatturato di Gruppo, sia quella di riduzione del debito netto sotto i 27 miliardi – ha puntualizzato il presidente esecutivo -. Pur continuando ad annunciarsi sfidanti le condizioni complessive anche per la seconda parte dell’anno la società si attende un progressivo allentamento della pressione competitiva, un quadro regolatorio più stabile e un iniziale miglioramento dell’andamento economico”.

Ed è proprio sulla stabilità del quadro regolatorio che fa leva la “volontà di procedere celermente nello scorporo dell’infrastruttura di accesso secondo quanto approvato e comunicato il 30 maggio”, ha confermato Bernabè il quale ha però puntualizzato che ”ancora non stiamo parlando con Cdp sulla società nella quale sarà conferita la rete Telecom”. Un eventuale accordo con la Cdp per l’ingresso della Cassa nella newco post scorporo “rafforzerebbe il bilancio dell’entità combinata e ridurrebbe ovviamente il nostro debito – ha aggiunto Bernabè -. Tecnicamente ci sarebbe una riduzione del debito. Poi ovviamente ci sarebbe uno sforzo di investimento ‘market driven’. In generale, comunque, è prematuro commentare su questi temi perché non ne abbiamo ancora parlato”.

Il progetto di scorporo fa il paio con “un rinnovato impulso allo sviluppo della nuova rete in fibra, che offrirà un importante contributo alla futura stabilizzazione dell’Ebitda domestico, e al piano di sviluppo Lte, complemento necessario per un’offerta ultrabroadband convergente. In questo ambito verranno perseguite tutte le opportunità offerte dall’annunciato progetto di separazione strutturale della rete d’accesso fissa, e si continueranno a valutare future occasioni di consolidamento nel mobile”. ”Continuiamo a rimenere attenti a soluzioni non organiche”, ha puntualizzato Bernabè aggiungendo però che ”Telecom non è più disposta a perdere quote di mercato per non disturbare. Partiamo con durezza per mettere fine a questa guerra dei prezzi”. Secondo l’azienda nel lungo termine in Italia il mercato può accogliere solo tre player infrastrutturali”. ”Non abbiamo come scopo una guerra dei prezzi ma non siamo disposti a lasciare la tavola imbandita per tutti” ha detto Patuano. Dopo mesi di “un approccio che non ha pagato, abbiamo deciso di reagire con forza con un ‘tolleranza zero’ davanti al rischio di perdere ulteriori quote di mercato nel corso della stagione della campagna estiva. Abbiamo dimostrato ai nostri concorrenti la nostra determinazione nel prevenire ulteriori quote di erosione di mercato. Non ero alla ricerca di una guerra dei prezzi. E non sono contento di giocare a questo. Faremo quanto necessario per fermarla”.

Riguardo a Telco – la holding che detiene il 22,4% di Telecom Italia, partecipata da Telefonica (con il 46,18% del capitale), Intesa Sanpaolo (11,62%), Mediobanca (11,62%), e Generali (30,58%), queste ultime due hanno manifestato esplicitamente la volontà di uscire – Bernabè ha puntualizzato che ”la politica di dividendi di Telecom Italia non è legata alle esigenze di Telco”. E in merito all’assetto ”non posso fare commenti su cosa decideranno gli azionisti. Ritengo che verranno prese decisioni corrette”. “Decidere di svalutare la partecipazione in Telco, primo azionista di Telecom Italia, sarebbe un po’ prematuro. Dobbiamo aspettare sviluppi. La situazione è complessa, ma crediamo tutti che ci siano opportunità lì che non sono del tutto apprezzate”, ha commentato il ceo di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani.

Secondo Equita Sim “i numeri di gruppo sono abbastanza allineati alle previsioni prima della svalutazione del goodwill per 2,2 mld”, “I numeri domestici in peggioramento sono leggermente sotto le attese”. E relativamente alla nuova guidance sull’Ebitda, “si tratta di indicazioni già allineate alle nostre stime, forse un po` più caute sul lato domestico. Confermata tuttavia la guidance di debito sotto i 27 mld, che è un’affermazione piuttosto confortante rispetto ai timori di rafforzamento patrimoniale che esistono sul gruppo. La limatura della guidance di Ebitda attesta però che il debito/Ebitda di Telecom, a 2,4 volte, non dovrebbe scendere nell`anno ma forse salire lievemente”.

“La nuova guidance sull’Ebitda è piu’ allineata alle nostre stime e a quelle del consenso”, è il parere di Mediobanca Securities. “Dopo la semestrale, vediamo prospettive in deterioramento per la generazione organica di cash flow del gruppo – commenta Banca Imi – e quindi pensiamo che operazioni straordinarie diventino cruciali per mantenere il deleveraging a un passo stabile”.

Molto critici gli analisti di Bernstein: “Telecom Italia ha deciso di non fare nulla. I conti sono deludenti più negli aspetti che mancano – un piano credibile – che per quello che contengono, ossia numeri ancora più deboli”. “Si tratta dell’esito peggiore per gli azionisti: un outlook più basso sull’Ebitda con lo stesso target di debito implica una riduzione del capex e/o un ampio miglioramento del capitale circolante”, ma per Bernstein in questo momento, con il business in deterioramento e la “guerra del capex in Brasile”, Telecom “non può permettersi il lusso di una riduzione delle spese per investimenti”.

Banca Akros ha ridotto il target price su Telecom Italia da 0,77 a 0,65 euro, confermando la raccomandazione accumulate. Per gli esperti i conti sono stati “deboli” e, accompagnati da un taglio della guidance sull’Ebitda. “Le nostre stime erano più caute, ma comunque abbassiamo di un altro paio di punti percentuali l’Ebitda”, affermano gli esperti, secondo cui “l’unico aspetto positivo è la conferma delle discussioni per lo spin off della rete”.

Telecom ha confermato l’emissione del bond ibrido. “Il programma di emissione non doveva essere emesso nei successivi 12 mesi, ma nei 18 mesi”, ha puntualizzato il direttore finanziario, Piergiorgio Peluso. “Quindi nella seconda parte anno e l’anno prossimo concluderemo il programma di emissione che ha un valore di 3 miliardi”. “La nostra posizione – ha aggiunto il direttore finanziario – è di proteggere il nostro rating, abbiamo già parlato con la massima chiarezza con le agenzie di rating”. “Abbiamo presentato alle agenzie i nostri risultati e non posso fare commenti”. In caso di taglio del rating, il cfo di Telecom ha ribadito: “Non abbiamo nessun tipo di rischi di accelerazione per il nostro attuale programma di finanziamento”. In merito agli accordi con la Bei, in caso downgrading vi è “l’obbligo per l’azienda di sedersi con la Banca per dare ulteriori garanzie. Se non ci sarà un accordo, “il rischio è di dover ripagare quel debito, ma prima di ripagarlo vi è l’obbligo di rinegoziare una soluzione al problema”. Peluso ha poi annunciato che nella seconda metà dell’anno saranno messe in campo una serie di misure aggiuntive per arrivare a mantenere sotto i 27 miliardi di euro il debito. ”L’Italia contribuirà per 450 milioni di euro, il Brasile per 280 milioni e l’Argentina per altri 80 milioni di euro”. In cantiere anche alcune operazioni straordinarie incluse ”la valorizzazione del patrimonio immobiliare con la vendita di alcuni immobili di lusso, Ti Media resta un asset non strategico disponibile alla vendita e infine continua il piano di efficientamento, con accordi per la condivisione della rete mobile”.

LA SEMESTRALE AL 30 GIUGNO 2013

GRUPPO TELECOM ITALIA

I ricavi nel primo semestre 2013 ammontano a 13.760 milioni di euro, in calo del 7% rispetto al primo semestre 2012 (14.793 milioni di euro). In termini di variazione organica i ricavi consolidati registrano una riduzione del 2,7% (-375 milioni di euro). In dettaglio, la variazione organica dei ricavi è calcolata escludendo: l’effetto delle variazioni dei cambi pari a -634 milioni di euro, principalmente relativo alla Business Unit Brasile (-352 milioni di euro) e alla Business Unit Argentina (-280 milioni di euro); l’effetto della variazione del perimetro di consolidamento (-33 milioni di euro) conseguente alla cessione della società Matrix (Altre Attività) il 31 ottobre 2012 e di La7 S.r.l. (Media) il 30 aprile 2013.

L’Ebitda è pari a 5.236 milioni di euro e diminuisce, rispetto al primo semestre 2012, di 623 milioni di euro (-10,6%), con un’incidenza sui ricavi del 38,1% (39,6% nel primo semestre 2012). In termini organici l’EBITDA si riduce di 391 milioni di euro (-6,8%) rispetto al corrispondente periodo dell’esercizio precedente e l’incidenza sui ricavi registra una flessione di 1,8 punti percentuali, passando dal 40,7% del primo semestre 2012 al 38,9% del primo semestre 2013, a causa del maggior peso dei ricavi del Sud America, la cui marginalità è inferiore a quella del Business Domestico.

L’Ebit è pari a 353 milioni di euro (3.199 milioni di euro nel primo semestre 2012) e sconta l’impatto della citata svalutazione di 2.187 milioni di euro dell’Avviamento attribuito al business Domestico. L’EBIT organico ammonta a 2.763 milioni di euro, con una variazione negativa di 412 milioni di euro (-13%) rispetto al primo semestre 2012 e un’incidenza sui ricavi del 20,1% (22,5% nel primo semestre 2012).

La svalutazione dell’avviamento per complessivi 2,2 miliardi ha generato un risultato netto consolidato in perdita per 1.407 milioni di euro. Escludendo gli effetti della svalutazione l’utile si attesta a circa 800 milioni (erano 1,2 miliardi nel primo semestre di un anno fa).

Gli investimenti industriali sono pari a 2.193 milioni di euro, in lieve calo rispetto al primo semestre 2012 (2.269 milioni di euro). Gli investimenti industriali della Business Unit Domestic sono sostanzialmente in linea con l’analogo periodo dell’esercizio precedente: all’incremento connesso alla prosecuzione dei piani realizzativi delle reti di nuova generazione (rete Lte e fibra) si è contrapposto il minor fabbisogno per attività di delivery su nuovi impianti tradizionali, in relazione al rallentamento delle dinamiche commerciali sugli accessi del Fisso.

Il flusso di cassa della gestione operativa è pari a 1.277 milioni di euro (2.243 milioni di euro nel primo semestre 2012). Tale risultato, già normalmente inferiore rispetto a quello del secondo semestre, ha infatti risentito in misura maggiore rispetto all’ordinario della stagionale dinamica degli esborsi relativi al fatturato passivo dell’ultima parte dell’esercizio precedente.

L’indebitamento finanziario netto rettificato al 30 giugno 2013 è pari a 28.813 milioni di euro, in riduzione di 1,5 miliardi di euro rispetto al 30 giugno 2012. Nel secondo trimestre 2013 l’indebitamento finanziario netto rettificato si è mantenuto sostanzialmente stabile rispetto al 31 marzo 2013. Il flusso di cassa della gestione operativa del trimestre (circa 1,13 miliardi di euro) è stato interamente assorbito dal fabbisogno per il pagamento di dividendi, oneri finanziari e imposte, dagli effetti derivanti dall’operazione di cessione di La7, avvenuta a fine aprile, e dal pagamento dei diritti d’uso delle frequenze di telefonia mobile in Brasile. L’indebitamento finanziario netto contabile è pari a 29.786 milioni di euro (29.053 milioni di euro al 31 dicembre 2012).

I RISULTATI DELLA BUSINESS UNIT DOMESTIC

I ricavi Domestic, pari a 8.104 milioni di euro (9.048 milioni di euro nel primo semestre 2012), si riducono del 10,4% in termini reported e del 10,5% in termini organici. In particolare, hanno inciso sui ricavi l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2013 del nuovo listino di terminazione su rete mobile (Mtr), che prevede una riduzione della tariffa di un ulteriore 40% rispetto al secondo semestre 2012 e del 72% rispetto al primo semestre 2012, nonché le recenti decisioni Agcom con riguardo ai prezzi di accesso wholesale alla rete in rame (servizi di Unbundling del local loop, bitstream naked, bitstream condiviso). Escludendo l’impatto della riduzione del nuovo listino di terminazione su rete mobile (Mtr), pari a 247 milioni di euro, e della citata variazione dei prezzi wholesale di accesso alla rete in rame, pari a 58 milioni di euro, la performance del primo semestre 2013 segnerebbe una variazione del -7,1% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, con un trend pressoché in linea con le dinamiche della prima parte dell’esercizio 2013. Tale riduzione è in particolare attribuibile alla contrazione dei ricavi sui servizi tradizionali, solo marginalmente recuperata dallo sviluppo di servizi innovativi, in particolare su Broadband Fisso, Ict e Mobile Internet del segmento Consumer.

L’Ebitda della Business Unit Domestic è pari a 3.824 milioni di euro e registra una riduzione di 582 milioni di euro rispetto al primo semestre del 2012 (-13,2%). L’incidenza sui ricavi è pari al 47,2%, in leggera flessione rispetto ai primi sei mesi del 2012 (-1,5 punti percentuali). Sul risultato incide la contrazione dei ricavi da servizi (-921 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2012) e l’impatto della sanzione Antitrust relativa al procedimento A428 (84 milioni di euro).

L’Ebit della Business Unit Domestic è pari a -147 milioni di euro, con una riduzione di 2.752 milioni di euro rispetto al primo semestre 2012 (2.605 milioni di euro). L’andamento recepisce in particolare la svalutazione dell’avviamento della Cash Generating Unit Core Domestic di 2.187 milioni di euro.

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