STRATEGIE

Telecom, de Puyfontaine: “Scorporo rete? Troppo presto per parlarne”

I chiarimenti del ceo di Vivendi al Senato: “Il livello del debito del gruppo non è uno svantaggio per investire”. E sui media italiani: “Nessuna collaborazione in corso con Mediaset, ma il panorama è interessante. Se ci saranno opportunità le coglieremo”

Pubblicato il 29 Gen 2016

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“E’ troppo presto per commentare il tema” dell’ipotesi di scorporo della rete di Telecom Italia. Lo ha affermato Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi, rispondendo oggi per iscritto a una delle domande poste dai senatori nell’audizione del 19 gennaio scorso. In particolare i senatori avevano chiesto se fosse utile, per l’investimento di Vivendi in Telecom Italia, la separazione societaria e proprietaria della rete oppure se fosse preferibile continuare ad avere il controllo dell’asset.

De Puyfontaine ha poi detto che “l’investimento complessivo di Vivendi in Telecom Italia è stato pari a 3,076 miliardi di euro”. Alla domanda su qual è il prezzo medio pagato per Telecom Italia, in particolare, de Puyfontaine ha risposto: “Il 24 giugno 2015 Vivendi ha annunciato di essere diventato il principale azionista di Telecom Italia, con una quota del 14,9% delle azioni ordinarie. Il 23 ottobre, Vivendi ha annunciato di essere al 20,3% a seguito delle seguenti operazioni: il 24 giugno Vivendi ha scambiato il 4,5% detenuto in Telefonica Brasil con l’8,24% di Telecom Italia detenuto dalla spagnola Telefonica. Tra il 10 e il 18 giugno Vivendi ha acquisito sul mercato una partecipazione dell’1,90%; il 22 giugno ha acquisito un’ulteriore quota del 4,76% da istituzioni finanziarie. Queste operazioni sono risultate complessivamente in un cash outflow di 1,044 miliardi di euro. Nel periodo 1 luglio-23 ottobre, Vivendi ha acquisito sul mercato un’ulteriore partecipazione pari al 5,1% con un investimento complessivo di 759 milioni di euro di cui 636 milioni durante il terzo trimestre 2015. Complessivamente, l’investimento di Vivendi in Telecom Italia è stato pari a 3,076 miliardi di euro”.

In questo contesto, il manager ha chiarito che “il livello del debito dell’azienda come uno svantaggio per la capacità di investire e per la capacità di finanziamento dello sviluppo che si vuole intraprendere”.

De Puyfontaine ha poi allargato lo sguardo al panorama dei media italiani. “L’ambiente industriale dei media in Italia è per noi interessante – ha detto – Attualmente non abbiamo alcun progetto di collaborazione in corso con Mediaset, ma fin dall’inizio abbiamo dichiarato che siamo pronti a cogliere, se ci saranno, delle opportunità”.

Quanto alla possibilità, nell’ambito del gioco, di opportunità di collaborazione con Lottomatica, il ceo della media company transalpina ha risposto: “Non siamo nel business delle scommesse”.

Il focus oggi è comunque quello di “pensare a Telecom Italia per conto suo” ha chiarito il manager, puntualizzando cosa avesse voluto dire quando ha immaginato un player Sud-europeo.

Intanto per Telecom Italia è scattato il conto alla rovescia per la presentazione del piano industriale, che verrà presentato a Londra il prossimo 16 febbraio. Piano che ieri è stato analizzato a grandi linee dal board, insieme ai temi caldi ossia la situazione della società in Brasile e il nodo della banda larga in Italia, con eventuale integrazione con Metroweb.

In Brasile, in particolare, il management ha allo studio una eventuale integrazione con Oi e anche con Nextel per rafforzarsi in questo caso nella telefonia mobile. La normativa, però, per adesso non favorisce le operazioni. In Italia, invece, Patuano potrebbe spingere l’acceleratore sugli investimenti, anche alla luce della crescente richiesta di connettività.

Secondo indiscrezioni raccolte dal Messaggero potrebbe dunque portare a 12 miliardi il piano di investimenti nel nostro Paese, rispetto alla precedente indicazione di 10 miliardi. In verità gli analisti avevano già messo in conto un ritocco all’insù del piano di investimenti in Italia, tenendo conto che Patuano a fine 2015 aveva annunciato che la fibra fino alle case (Fiber to the Home) sarebbe stata portata in 250 comuni, anzichéin 100 comuni. Un ritocco del piano di investimenti del 20%, però, batte le aspettative degli esperti, che così esprimono giudizi positivi sul gruppo italiano.

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