VERSO IL CDA

Telecom, gli analisti avvertono: “Servono interventi forti”

In vista del Cda del 7 novembre Barclays ed Equita auspicano aumento di capitale, taglio del dividendo e vendita di Tim Brasil. Bernstein “boccia” l’Opa: difficile da comprendere all’estero. Sale l’attesa per i conti: si stimano ricavi in calo a 20,38 miliardi e un debito a 28,243 miliardi

Pubblicato il 04 Nov 2013

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Il mercato aspetta interventi forti il 7 novembre, giorno in cui si riunirà il Cda di Telecom si riunirà infatti per esaminare i conti, il piano industriale e le possibili mosse che la società potrebbe decidere di avviare per rafforzare la struttura patrimoniale, tra cui un eventuale aumento di capitale ridotto da 1,5-2 miliardi di euro.

Secondo Barclays, che ha confermato il rating equalweight sulle azioni ordinarie e risparmio e i target price a 0,60 e a 0,48 euro (tagliato il prezzo obiettivo di Tim Brasil da 24,40 a 27 real e di Telecom Argentina da 17,50 a 20), il Cda del 7 novembre “dovrebbe aggiornare il mercato sugli obiettivi strategici, includendo un possibile aumento di capitale, un taglio del dividendo e la vendita di Tim Brasil”, mentre per quanto riguarda la performance operativa del gruppo, “nel terzo trimestre prevediamo un calo dei ricavi domestici del 9,3% e dell’ebitda domestico dell’11%”.

Equita spiega che gli interventi in ballo – ovvero investimenti per ammodernamenti della rete per circa 3 miliardi, la vendita dei Argentina (valutata poco meno di 1 miliardi), immobili e torri (1-2 miliardi di controvalore) e un aumento di capitale relativamente contenuto – non basteranno, poiché “la fragile situazione finanziaria di Telecom richieda interventi più corposi, fra cui la disponibilità a cedere Tim Participacoes”. “Affrontare i prossimi anni con un rating junk e senza interventi finanziari appropriati manterrebbe il titolo sugli attuali multipli “, concludono gli analisti.

Per Bernstein la situazione politica italiana continua ad essere un driver cruciale. Gli analisti affermano che l’introduzione della modifica sulla legge di Opa mira a creare un “leverage” nei confronti di Telefonica e a tutelare gli interessi dei piccoli azionisti. Più in generale “il comportamento dei politici resta molto difficile da comprendere al di fuori dell’Italia”, commentano gli analisti, e le questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi rischiano di mettere in crisi il Governo.

Secondo le stime di 13 banche d’affari Telecom Italia chiuderà i nove mesi dell’anno con ricavi in flessione a 20,387 miliardi, un ebitda reported di 7,939 miliardi (ebitda margin al 38,9%) e un indebitamento netto adjusted pari a 28,243 miliardi di euro. Il capex sarà di 3,381 miliardi. Il gruppo tlc lo scorso anno aveva mostrato al 30 settembre ricavi a quota 22,061 miliardi, in linea al 201, un ebitda a 8,860 miliardi (-3% rispetto allo stesso periodo del 2011), con un’incidenza sui ricavi del 40,2% e un indebitamento finanziario netto rettificato di 29,485 miliardi.

Intanto, la riforma dell’Opa obbligatoria, necessaria per bloccare l’ascesa di Telefonica nel capitale di Telco, azionista del gruppo tlc, sembra restare in cima alle priorità di Palazzo Chigi.

A prevedere un’accelerazione sulla nuova normativaè il senatore Massimo Mucchetti, autore, insieme a Altero Matteoli, di una mozione che impone al governo di intervenire: “Mi risulta che il ministero dell’Economia stia già scrivendo il provvedimento” per modificare le norme sull’Opa e “mi aspetto che sia varato la prossima settimana”, ha detto Mucchetti in un’intervista al Sole 24 Ore nei giorni scorsi, dicendosi convinto che sia “impossibile che il Governo non dia corso a un impegno preso in commissione e poi in aula”. Nei giorni scorsi, però, fonti di Palazzo Chigi avevano escluso un provvedimento “a breve”. Il Governo sarebbe infatti al lavoro sul decreto, ma la discussione sarebbe ancora in corso, visto che l’intero dossier è tuttora oggetto di approfondimenti e difficilmente potrà arrivare al prossimo consiglio dei ministri.

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