Telecom Italia, assunzioni nelle società controllate

L’Ad in assemblea dettaglia il piano di intervento sulla forza lavoro: “Utilizzeremo la solidarietà difensiva”. In ballo 4500 addetti. E sottolinea: “Nuovi ingressi dove la solidarietà non si applica”. Affondo della Cgil: “E’ fantascienza”

Pubblicato il 15 Dic 2015

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Telecom Italia ha in programma una serie di interventi che riguarderanno circa il 7% del suo personale nel 2016, pari a circa 4.500 persone. L’ha annunciato, rispondendo a dei soci, l’Ad Marco Patuano nel corso dell’assemblea degli azionisti in corso a Rozzano. Escluso l’utilizzo della solidarietà espansiva, “che mi pare molto difficile che per il 2016 sia inserita nella Legge di Stabilità”, spiega Patuano, “abbiamo combinato tre strumenti”.

“Vogliamo riproporre la solidarietà difensiva” spiega Patuano non in modo orizzontale, ma solo su certi settori dell’azienda. “Avvieremo poi un piano molto simile a quello di Enel” ha aggiunto Patuano, citando il progetto dell’azienda energetica che nel piano di riassetto contempla un ridimensionamento dell’organico di circa il 14% della forza lavoro, mediante il prepensionamento di 6.000 persone e 2.000 nuove assunzioni.

“Per Telecom saranno coinvolte 3.500 persone, ex articolo 4 della legge Fornero” ha spiegato Patuano. Poi proseguirà il piano di dimissioni volontarie. “L’insieme a regime, coinvolgerà il 7% della forza lavoro” spiega Patuano, che in merito a possibili altre assunzioni, ha detto che sono “inconciliabili con la solidarietà difensiva, ma sono possibili in aree dove la solidarietà non si applica” facendo riferimento a società controllate. Telecom annunciò un piano da 4mila assunzioni nei mesi scorsi, che naufragò a causa del mancato inserimento della solidarietà espansiva nei decreti attuativi del Jobs act.

Per Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, “le dichiarazioni che il management riporta in assemblea sui piani di sviluppo del personale sembrano un mediocre film di fantascienza, di sicuro non rispondono agli scenari che si stanno vivendo.”

“Associarsi ai piani di sviluppo effettuati da altre grandi aziende, quali l’Enel, in realtà serve solo a confondere le acque; in quel caso azienda e organizzazioni sindacali hanno pensato al futuro e sono intervenute di conseguenza- spiega Azzola – Telecom ha mutuato per l’ennesima volta la solidarietà difensiva per gli stessi settori in cui da 4 anni si applica in maniera orizzontale in assenza di modello organizzativo, ricomprendendo anche aree in cui l’intervento dell’Agcom imporrà un potenziamento del servizio.”

“Il riferimento, infine, a nuove assunzioni da realizzarsi in aree in cui non si applica la solidarietà è l’ennesima farsa di un vertice che da mesi vende assunzioni che mai realizzerà.”

“La scelta di applicare la solidarietà in maniera orizzontale, infatti, paralizzerà l’operatività della società con conseguenze disastrose per la sua competitività e per la sfida imposta dal mercato – prosegue il sindacalista – Non è un caso che i risultati in termini di fatturato continuino a segnare un trend negativo, in realtà sono il frutto degli errori di gestione che non pongono il cliente al centro delle attenzioni non garantiscono servizi di qualità.”

“In questo modo, il vertice di Telecom oltre che a mettere a repentaglio la possibilità di essere l’attore protagonista per lo sviluppo della rete di nuova generazione – conclude Azzola – e ormai è chiaro che il Governo ritiene maggiormente affidabili soggetti diversi, continua a mortificare l’intera forza lavoro che oggi comprenderà che i sacrifici che le vengono richiesti sono finti e dannosi per il futuro dell’azienda.”

“L’incapacità di garantire un ruolo a Telecom sui futuri sviluppi tecnologici, il contenzioso con il regolatore che ha portato a multe milionarie scaturite dalle incapacità dei vertici di organizzare un servizio funzionale, una gestione delle attività in appalto, che ha ripreso ad aumentare in maniera esponenziale, oscura e incomprensibile tanto che è facile ipotizzare sia funzionale al malaffare e, infine, i resoconti fantasiosi sul futuro dei dipendenti sono la pesante realtà con cui Telecom oggi deve fare i conti – conclude Azzola. Sarebbe meglio smettere di continuare a raccontare la realtà desiderata e iniziare ad affrontare i verri problemi dell’azienda.”

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