Telecom-Metroweb, il tempo è scaduto. E ora?

La settimana di tempo data a Cdp e F2i per valutare l’offerta da 820 milioni per rilevare il 100% della fiber company milanese è ampiamente passata. Ma tutto tace. Era una “provocazione” per stanare Enel? Ed Enel a sua volta ha rimandato la propria offerta per controstanare Telecom? E il governo che fa?

Pubblicato il 18 Mag 2016

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Il tempo a disposizione, quello dell’offerta da 820 milioni presentata da Telecom per rilevare Metroweb, è esaurito. Almeno stando alle notizie circolate nei giorni scorsi secondo cui la società guidata da Flavio Cattaneo e Giuseppe Recchi avrebbe dato una settimana di tempo ai due azionisti della fiber company milanese – il fondo F2i con il 53,8% e Cdp con il 46,2% (attraverso il Fondo Strategico) – per decidere se accettare o no l’offerta per rilevare il 100% di Metroweb. Calendario alla mano, se l’offerta è stata presentata lo scorso 9 maggio, la deadline è ampiamente scaduta, anche a voler calcolare solo la settimana “lavorativa”. E però tutto tace.

Ma facciamo qualche ragionamento. Se l’offerta fosse stata davvero vincolante – come dire “prendere o lasciare” – i giochi a questo punto sarebbero fatti. Quella settimana annunciata avrebbe potuto essere una tattica per “stanare” Enel e vedere se e quanto sia disposta a mettere sul piatto la compagna guidata da Francesco Starace che pure dovrebbe, ma il condizionale a questo punto è d’obbligo, presentare un’offerta per rilevare parte della società o per dare vita ad una newco di cui deterrebbe la quota di controllo. L’offerta in realtà è attesa da giorni, ma non arriverà – a meno di sorprese – prima di fine maggio. La stessa Enel avrebbe potuto optare per uno slittamento della proposta a sua volta per “stanare” Telecom e vedere se davvero l’azienda stia giocando al rialzo per portarsi a casa l’azienda della fibra oppure voglia mettere alle strette quello che oramai, almeno mediaticamente parlando, è considerato il concorrente numero uno sul terreno della banda ultralarga.

Che la battaglia sia in corso è evidente. E che Telecom stia mettendo a punto una “contro-strategia” per contrastare l’avanzata della energy company è comprovato anche dalla notizia di un possibile prossimo accordo con una energy company per portare sul mercato un’offerta all-in-one che comprenda servizi di Tlc, luce e gas. Una notizia che di certo non sarà stata accolta con entusiasmo in casa Enel che ha prontamente tentato di frenare a sua volta gli entusiasmi della rivale e le aspettative di mercato. “Muoversi non è semplice”, ha detto proprio Starace a margine di un evento. “È un’idea non nuova. Nel 2005 si iniziò a parlare di cobranding e poi per vari motivi, che lascio poi scoprire a chi si vuole avventurare nel settore, non è veramente mai decollata”.

Ma scaramucce a parte la questione è seria ed è principalmente politica. Importante e strategica al punto da essere guardata con interesse anche oltreconfine. Dalle colonne del Wall Street Journal un’analisi di Stephen Wilmot accende i riflettori proprio sulle scelte del governo Renzi: “Per stabilizzare la contrazione del mercato domestico nel lungo termine, la società ha bisogno di appoggio politico, che al momento non è affatto certo – si legge – “Non sono i costi il vero problema di Telecom quanto il successo delle prossime mosse, a partire dall’accordo su Metroweb, su cui pende una decisione tanto più politica che finanziaria”. “Enel – scrive il Wsj – è parzialmente di proprietà del Tesoro e i suoi piani sulla banda larga hanno l’esplicito appoggio del premier Renzi. Se Telecom avrà successo nell’acquisto di Metroweb, sarebbe il segno di una nuova era di appoggio politico per l’ex monopolista di Stato. Ma i segnali non sono promettenti”. Staremo a vedere.

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