LA RIUNIONE

Telecom vara la conversione delle azioni di risparmio

La decisione durante il cda riunito per approvare i conti. Si aspetta il comunicato ufficiale. Intanto i titoli ordinari e di risparmio sono stati sospesi dalla negoziazioni. Sul tavolo del board anche il dossier banda ultralarga

Pubblicato il 05 Nov 2015

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Il consiglio di Telecom Italia riunito per approvare i conti del terzo trimestre, a sorpresa mette ai voti il progetto di conversione delle risparmio in azioni ordinarie a pagamento. L’operazione, che era già stata studiata diverse volte durante la gestione di Franco Bernabè, prevede che venga offerto ai soci senza diritto di voto di concambiare il loro titolo con un’azione ordinaria aggiungendo poco meno di 10 centesimi di euro e rinunciando così al privilegio sul dividendo. La comunicazione ufficiale dovrebbe arrivare alla fine della riunione del board, ancora in corso mentre scriviamo. Nel frattempo, come annuncia una nota di Borsa Italiana “le azioni ordinarie e risparmio di Telecom Italia sono state sospese dalle negoziazioni per la seduta Tah in attesa di comunicato”.

E’ un cda fiume quello di Telecom Italia: in corso da circa 7 ore, la riunione è iniziata alle 10 di stamattina ed è ancora in corso al momento in cui scriviamo. Il board è chiamato ad approvare i conti del terzo trimestre. Durante la riunione il presidente Giuseppe Recchi, dovrebbe anche fare il punto della situazione dopo l’incontro avuto qualche giorno fa a Parigi con Xavier Niel, l’imprenditore francese che detiene una posizione lunga complessiva del 15,14% nel capitale di Telecom.

E proprio sulla partecipazione del manager francese c’è un giallo, riportato dal Sole 24 Ore. I contratti derivati di Niel sarebbero infatti “complicatissimi” e per questo oggetto di approfondimenti da parte di Consob. Per ora il finanziere francese ha consegnato la ricca documentazione agli uffici competenti e comunicato al mercato alcune questioni chiave. Ma i dettagli svelati dal patron di Iliad sui contratti siglati hanno fatto sorgere diversi interrogativi.

Tanto che qualcuno, sul mercato, ha ipotizzato che Niel, forte di una posizione lunga su Telecom Italia pari al 15%, abbia perfino smontato negli ultimi giorni alcuni contratti e costruito degli altri. Portandosi già in Francia, conclude il quotidiano, una plusvalenza forse superiore al 15% su una quota del 5% del gruppo telefonico italiano.

Sul tavolo del board di Telecom dovrebbero esserci anche una serie di informative sui dossier più caldi che vedono coinvolta Telecom. A cominciare da dossier banda ultralarga dopo che l’ultimo Cda di Telecom ha deciso di riaprire i dialoghi con Metroweb per cablare il territorio nazionale. Ma su questo fronte il cda sarebbe spaccato. Secondo Repubblica le divergenze riguardano il possibile accordo con Metroweb per realizzare il piano banda ultralarga.

Quando Claudio Costamagna e Fabio Gallia, freschi di nomina in Cdp, a settembre hanno riproposto a Telecom un accordo per la cablatura anche delle aree C e D del Paese con incentivi pubblici, l’Ad Marco Patuano ha colto la palla al balzo riproponendolo al voto del cda che a fine aprile l’aveva bocciato. Questa volta le condizioni sembravano favorevoli poiché gli azionisti di Metroweb (F2i e Fsi di Cdp) si sono dichiarati disponibili a far salire Telecom al 100% di Metroweb, una volta conclusi gli investimenti. Ma il cda, prosegue il giornale, ha messo i bastoni tra le ruote dell’accordo per la seconda volta, con gli interventi contrari del presidente, Giuseppe Recchi, di Flavio Cattaneo, Laura Cioli, sostenuti anche da Giorgina Gallo, Lucia Calvosa, Giorgio Valerio e Luca Marzotto, cioé quasi tutti quei consiglieri che nell’aprile 2014 sono stati indicati da Telco-Mediobanca quando questa era ancora azionista.

In sostanza, questi consiglieri non ritengono nell’interesse di Telecom un accordo con una controparte pubblica come Cdp, e per far cadere la proposta hanno posto come nuova condizione – lo aveva anticipato CorCom – l’avere fin da subito il 67% di Metroweb oltre a un business plan dettagliato che indichi quale possa essere il contributo finanziario a carico di Cdp.

Altro dossier caldo è quello brasiliano: la controllata Tim Brasil attende l’offerta di aggregazione da parte di Oi, dopo che quest’ultima ha accettato la proposta del fondo LetterOne da 4 miliardi di dollari condizionata alla realizzazione della fusione Tim Brasil-Oi.

Infine al consiglio verrà anche sottoposta un’analisi realizzata da Ey sulle regole di accesso alla rete per valutare possibili miglioramenti e mettere fine ai contenziosi con i concorrenti e le Authority, secondo la linea della così detta “pax regolatoria” che sta perseguendo il gruppo di tlc.

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