PUNTI DI VISTA

Telemedicina, la sfida è la cura del paziente fragile

Massimo Casciello (Ministero Salute) e Gregorio Cosentino (Cdti): “La medicina a distanza consente di realizzare modelli di assistenza innovativi che integrano continuità di cura e presenza della famiglia”

Pubblicato il 17 Ott 2014

L’Europa presenta la più elevata incidenza di popolazione ultrasessantenne a livello mondiale, e conseguentemente la popolazione europea si caratterizza per una significativa prevalenza delle patologie croniche, ma anche diversa «culturalmente» rispetto al passato perché con maggiori informazioni socio sanitarie derivanti dall’uso sempre più diffuso di internet e social network.

Questo sta portando alla emersione di nuovi bisogni sia di salute che sociali, e, pertanto, a una necessaria rivisitazione del sistema assistenziale, ridefinendo il tradizionale ruolo dell’ospedale, che nel sistema sanitario italiano ha sempre avuto un ruolo centrale. Pur mantenendo il sistema Universalistico l’Ospedale, così come è adesso, non potrà far fronte ai bisogni emergenti, e questo perché:

– Le risorse sono limitate e vi è la necessità di assicurare l’accesso a tutti i cittadini,

– Il progresso scientifico e tecnologico può determinare alti costi e vi è dunque la necessità di concentrare le disponibilità,

– Il personale non è adeguatamente formato alle nuove tecnologie,

– I cittadini sopravvivono di più ma spesso con diverse patologie (dunque complessi e fragili) e tutto ciò può e deve essere affrontato solo in ambienti territoriali/famigliari (integrazione socio sanitaria) che possano garantire una intensità di cura importante.

In sostanza deve essere garantita una Continuità assistenziale delegando all’ospedale la sola cura intensiva o ad alta tecnologia o complessa. Tutto ciò non può prescindere, considerando la rapidità dei cambiamenti sociali dell’ambiente e con questo dei bisogni dei cittadini, da una flessibilità dei sistemi, necessaria per garantire aggiustamenti o la riprogettazione dei sistemi stessi.

Ma per conoscere dove, come, quando e con cosa intervenire ma anche per poter verificare l’appropriatezza dell’investimento è necessario avere cognizione dei fenomeni emergenti avendo tempestivamente informazioni prestazionali del sistema, disponibili soltanto con la messa in rete delle informazioni, e sviluppando nuovi approcci in linea con i cambiamenti culturali mondiali. Siamo arrivati alla Telemedicina.

Le recenti linee di indirizzo nazionali per la telemedicina definiscono la telemedicina una “Modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria, tramite il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle Ict, in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente non si trovano nella stessa località. La Telemedicina comporta la trasmissione sicura di informazioni e dati di carattere medico nella forma di testi, suoni, immagini o altre forme necessarie per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il successivo controllo dei pazienti”.

La prestazione in telemedicina non sostituisce la prestazione sanitaria tradizionale nel rapporto personale medico-paziente, ma la integra per potenzialmente migliorare efficacia, efficienza e appropriatezza, avendo come attori principali gli Utenti (paziente, medico), Centro Erogatore (strutture e operatori Ssn),Centro Servizi (funzione di gestione e manutenzione di un sistema informativo).

Diventa oggi per quanto detto indispensabile focalizzarsi sulla gestione del malato fragile e complesso, dunque sulla capacità di prendere in carico l’individuo nel lungo termine, oltre che sulla sistematica messa in atto di processi diagnostico – terapeutici – socio assistenziali che posizionino concretamente il cittadino al centro del sistema garantendo la continuità assistenziale.

La Telemedicina consente di realizzare modelli di assistenza e cura innovativi, grazie ai quali è possibile interagire con i pazienti più fragili direttamente presso il proprio domicilio e per mezzo dei quali il paziente empowered e le famiglie possono avere un ruolo sempre più attivo nel mantenimento/miglioramento della propria condizione di salute e benessere.

Gli stessi operatori del Ssn dovranno essere integrati nelle informazioni (di base o avanzate dei pazienti) per essere aiutati nel ridurre gli errori e nel prendere decisioni più «serene», riducendo l’influenza della medicina difensiva che determina un alto spreco di risorse del sistema. Il mondo sanitario si dovrà avvicinare ai cittadini, i cittadini al Ssn.

Questo non è un «favore» fatto al cittadino ma una necessità concreta del Ssn in ragione dei vincoli di bilancio da rispettare e rispettabili se viene introdotta in modo «sperimentato» e concreto l’Ict.

E’ anche una grande opportunità del sistema Paese per proporre modelli, sperimentati « chiavi in mano », facendo convergere gli interessi di tutti gli attori come Stato, Regioni, accademie, ricerca e produttori al fine di creare procedure e servizi replicabili, integrabili e misurabili nelle loro performance e valore aggiunto. Questa d’altronde è lo spirito che muove l’agenda di H2020.

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