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Terminali troppo “pesanti”, addio alle apps precaricate

L’operatore Sprint Nextel cambia politica: i software non verranno più caricati di default. La mossa è in linea con il nuovo trend di gradimento degli utenti che denunciano un inutile appesantimento dei device

Pubblicato il 29 Feb 2012

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Sprint Nextel cambia politica e decide di non pre-caricare più le applicazioni sui suoi device. In un’intervista con la webzine FierceMobileContent, Fared Adib, vice president of product del carrier americano, riferisce che Sprint ha notato che ai clienti non interessano i terminali con tante applicazioni pre-caricate perché queste appesantiscono il device. La nuova linea di Sprint è dunque caricare gli strumenti software core per i suoi clienti, ma nessuna applicazione aggiuntiva.

Sprint non è l’unico operatore a volersi allontanare dalla strategia delle app pre-caricate, chiarisce Adib; anzi il top manager si aspetta che altri carrier seguano il suo esempio. Anche perché, aggiunge, lo scenario delle “preloaded app” ricorda troppo un "walled garden", in cui l’operatore si assume il compito di scegliere a quali applicazioni dare la priorità sul device.

Una mossa che va in parte contro gli interessi degli sviluppatori, da sempre molto attivi nel cercare di far precaricare le loro app sui terminali proposti dai carrier perché questo aiuta a far scoprire i loro prodotti agli utenti.

Al tempo stesso, però, Sprint sta collaborando con partner quali il fornitore di soluzioni per dati mobili Wmc Global in una direzione che dovrebbe essere gradita agli sviuppatori. Lo scorso autunno Sprint ha lanciato Place Your Ad, un programma che permette proprio agli sviluppatori di presentare la propria candidatura ad essere inseriti con le loro applicazioni entro la Sprint Zone, app gratuita dell’operatore, e nello Sprint Tab sull’Android Market di Google.

Adib ha sottolineato il valore di questa proposta, una gara a cui tutti gli sviluppatori, grandi e piccoli, possono partecipare.

Il top manager ha infine chiarito che Sprint non seguirà il modello di At&t e non farà pagare gli sviluppatori per i dati usati dai clienti delle app. “Non rientra nella nostro filosofia”, ha detto Adib. "Crediamo nei dati senza limiti. Non vogliamo prendere decisioni che rischiano di soffocare l’innovazione”. At&t, invece, come riportato dal Wall Street Journal, sta lavorando su un servizio che farà sì che gli sviluppatori di applicazioni paghino direttamente l’operatore per alcuni dei dati usati dai clienti delle loro app.

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