LA PARTITA BRASILIANA

Tim Brasil, nel mirino gli asset mobili di Oi

La stampa carioca torna a concentrarsi sul takeover. La controllata di Telecom Italia vorrebbe evitare di prendersi carico delle perdite di business a bassa redditività. Intanto Altice prende contatti con gli azionisti di Portugal Telecom e con il governo di Lisbona per un’eventuale acquisizione

Pubblicato il 09 Ott 2014

Tim Brasil sarebbe interessata non a tutta Oi ma solo a una parte di essa, a quella “mobile”. Lo riporta il brasiliano Exame Magazine secondo cui la controllata di Telecom Italia vuole evitare di prendersi carico delle passività, di sanzioni normative o attività a bassa redditività. Nel mirino non ci sarebbero dunque glio asset del fisso.

Per Equita Sim “un’ipotetica combinazione a prezzi di mercato dovrebbe portare Telecom a controllare una quota lievemente inferiore al 50%. Ipotizziamo che un’eventuale business combination tra i due gruppi produrrebbe sinergie rilevanti e capaci di incrementare significativamente il free cash flow combinato. Per contro, alla luce degli oltre 15 miliardi euro di debito netto apportati da Oi, che ha un debito/Ebitda di oltre 4 volte, calcoliamo che il debito netto di Telecom, nella nuova ipotetica configurazione, si avvicinerebbe a 40 miliardi e con un debito/Ebitda di circa 3 volte, dalle 2,8 volte attuali”, commentano gli analisti.

Intanto Patrick Drahi, patron di Altice, conferma di essere in contatto con gli azionisti di Oi per l’acquisizione delle attività portoghesi della compagnia (Portugal Telecom). Lo riferisce una fonte a Bloomberg. Altice ha discusso anche con il governo di Lisbona nella persona di Paulo Portas, vice primo ministro. La fonte ha però chiarito che non ci soni stati contatti con i vertici della compagnie in questione, Oi e PT.

A facilitare un’eventuale operazione l’addio del numero uno di Oi, Zeinal Bava, l’uomo che nel 2013 portò a termine la fusione tra la compagnia brasiliana e Portugal Telecom. Secondo Oddo & Cie PT potrebbe valere fino a 9 miliardi di dollari.

Ma l’operazione tra PT e Altice non sarà di facile realizzazione. Secondo ambienti finanziari francesi, però, Drahi avrebbe difficoltà a raccogliere la cifra necessaria paria a 13,5 miliardi duero in contanti, pari a 10 volte il fatturato di Numericable. E in questo contesto apparrebbe strano che si azzardasse a mettere in piedi un’altra operazione, dato che l’enterprise avlue di PT è stimato non meno di 5-6 miliardi di euro.

E anche PT è sotto schiaffo. La compagnia aveva siglato un accordo di fusione con Oi, dando origine a un gruppo con oltre 100 milioni di clienti. Nei fatti gli attivi della società sono già stati assorbiti da Oi, ma l’integrazione ha poi subito uno stop dopo la crisi del gruppo Espirito Santo. Portugal Telecom ha infatti concesso un prestito da 897 milioni di euro a Rioforte, una delle holding del gruppo finanziario in crisi. Oi ha subito contestato il prestito che non era emerso dai bilanci e che Rioforte non poteva più rimborsare. Lo scorso 8 settembre è stato approvato un nuovo accordo di fusione Portugal Telecom-Oi, che prevede che la società portoghese abbia solamente il 25,6% del gruppo di tlc, contro la precedente quota del 38%.

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